Tratto dallo speciale:

Tassi BCE al 2,50%, seconda stretta del 2026 su mutui e prestiti

di Redazione PMI.it

10 Settembre 2026 16:27

logo PMI+ logo PMI+
Rialzo in vigore dal 16 settembre, rata del mutuo variabile standard a 631 euro. In tabella l'aumento per importo e durata e l'effetto sui prestiti alle PMI

La BCE alza di nuovo i tassi di interesse e firma la seconda stretta dell’anno dopo quella di giugno e la pausa di luglio. Il Consiglio direttivo, riunitosi a Berlino, lega la decisione alle pressioni sui prezzi generate dal conflitto in Medio Oriente e a un’inflazione attesa ben sopra l’obiettivo per un periodo prolungato. Per chi ha un mutuo a tasso variabile la mossa era in parte già nelle rate, perché l’Euribor la anticipava da mesi, e i mercati scontano altre strette nei prossimi trimestri.

In sintesi:

  • tassi BCE al 2,50% sui depositi, al 2,65% sulle operazioni di rifinanziamento principali e al 2,90% su quelle di rifinanziamento marginale dal 16 settembre 2026 (comunicato BCE del 10 settembre 2026);
  • inflazione dell’area euro stimata al 3,0% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028 dalle proiezioni BCE di settembre;
  • rata del mutuo variabile standard da 126.000 euro in 25 anni da 614 a circa 631 euro al mese secondo Facile.it;
  • prossime riunioni di politica monetaria il 29 ottobre e il 17 dicembre 2026.

Nuovi tassi BCE dal 16 settembre 2026

Il Consiglio direttivo ha alzato di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della BCE, con effetto dal 16 settembre 2026: il tasso sui depositi, il parametro con cui Francoforte orienta la politica monetaria, sale dal 2,25% al 2,50%.

Tasso di riferimento BCE Livello dal 16 settembre 2026
Depositi presso la banca centrale 2,50% (dal 2,25%)
Operazioni di rifinanziamento principali 2,65% (dal 2,40%)
Operazioni di rifinanziamento marginale 2,90% (dal 2,65%)

È il secondo rialzo dei tassi BCE del 2026. Il primo, deciso l’11 giugno, aveva chiuso la fase di stabilità avviata nel giugno 2025 ed era il primo aumento dal settembre 2023; il 23 luglio i livelli erano stati confermati. Nel comunicato del Consiglio direttivo la BCE collega la decisione all’impegno di far stabilizzare l’inflazione sull’obiettivo del 2% a medio termine.

Proiezioni BCE su inflazione e crescita

Gli esperti della BCE stimano l’inflazione dell’area euro in media al 3,0% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028; al netto di energia e alimentari l’indice si fermerebbe al 2,5%, al 2,6% e al 2,3%. Rispetto alle proiezioni di giugno la stima per quest’anno è invariata, quelle per il 2027 e il 2028 salgono dal 2,3% e dal 2,0%.

La crescita del PIL è rivista al rialzo allo 0,9% nel 2026 e all’1,4% nel 2027, dallo 0,8% e dall’1,2% di giugno, per una tenuta dell’economia superiore alle attese; per il 2028 la stima è all’1,5%. Il Consiglio direttivo giudica le prospettive molto incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita legati all’intensità e alla durata dello shock energetico.

Prossime mosse della BCE e attese dei mercati

Sulle prossime decisioni il Consiglio direttivo conferma l’approccio guidato dai dati, riunione per riunione, senza vincolarsi a un percorso dei tassi; le prossime riunioni di politica monetaria sono fissate per il 29 ottobre e il 17 dicembre.

I mercati monetari scontano altre strette. I futures sull’Euribor elaborati da Facile.it collocano l’indice a tre mesi, riferimento di molti mutui variabili, al 3,10% entro giugno 2027, dal 2,67% di inizio settembre. Una parte degli analisti giudica queste attese eccessive: Vontobel e PIMCO considerano un tasso sui depositi al 2,50% il limite superiore della fascia neutrale, stimata tra l’1,75% e il 2,50%, e non vedono necessari altri aumenti senza uno shock sui salari.

Rata del mutuo variabile dopo il rialzo

Per un mutuo variabile standard da 126.000 euro in 25 anni la rata sale da 614 a circa 631 euro al mese, 17 euro in più, secondo le simulazioni di Facile.it. A gennaio la stessa rata era di 578 euro, a marzo di 579 e a inizio giugno di 590: l’aumento accumulato nel 2026 arriva a 53 euro al mese e, secondo la stessa stima, nel 2027 vale oltre 600 euro di interessi in più.

I futures sull’Euribor indicano una rata di circa 633 euro a dicembre e di 651 euro a giugno 2027, 73 euro sopra il livello di gennaio. L’aumento arriva in date diverse da contratto a contratto: il tasso del mutuo a tasso variabile è la somma di spread e indice di riferimento, di solito l’Euribor a uno o tre mesi, e la rata si ricalcola alle scadenze di revisione previste dal contratto. Poiché l’Euribor anticipa le decisioni attese, una parte del rialzo di settembre era già compresa nelle rate pagate in estate.

Nei mutui a rata costante e durata variabile l’aumento del tasso allunga il piano di ammortamento e lascia invariato l’importo mensile.

Aumento della rata per importo e durata residua

Un rialzo di un quarto di punto costa da circa 9 euro al mese su un mutuo con 80.000 euro di capitale residuo e 10 anni ancora da pagare a 28 euro su 200.000 euro e 30 anni.

Capitale residuo e anni residui Rata mensile prima e dopo +0,25 punti
80.000 euro, 10 anni da 782 a 791 euro (+9)
100.000 euro, 15 anni da 703 a 715 euro (+12)
100.000 euro, 20 anni da 567 a 580 euro (+13)
126.000 euro, 25 anni da 614 a 631 euro (+17)
150.000 euro, 20 anni da 851 a 870 euro (+19)
150.000 euro, 25 anni da 731 a 751 euro (+20)
200.000 euro, 25 anni da 975 a 1.001 euro (+26)
200.000 euro, 30 anni da 870 a 898 euro (+28)

Elaborazione PMI.it su piano di ammortamento alla francese con TAN iniziale del 3,25%, lo stesso implicito nel profilo standard di Facile.it, e rata ricalcolata sul capitale residuo. Con un TAN di partenza fra il 2,5% e il 4% l’aumento cambia di uno o due euro al mese, perché l’effetto di un quarto di punto dipende soprattutto da capitale e durata.

Per il proprio caso basta inserire nel calcolatore della rata del mutuo il capitale residuo, gli anni che mancano alla fine del piano e il TAN in vigore, poi ripetere il calcolo con il TAN aumentato di 0,25 punti: la differenza tra le due rate è il rincaro mensile. Capitale residuo e tasso applicato si ricavano dal piano di ammortamento aggiornato o dalle comunicazioni periodiche della banca.

Mutuo fisso o variabile dopo il secondo rialzo

Il vantaggio del variabile sul fisso si riduce. Secondo le simulazioni di MutuiOnline sul rialzo di settembre, su un mutuo da 120.000 euro in 20 anni il TAN medio del variabile sale al 3,05% contro il 3,46% del fisso e la differenza di rata scende da 40 a circa 25 euro al mese, con un risparmio complessivo sugli interessi che passa da circa 9.600 a 5.900 euro. Con un ulteriore rialzo da 25 punti base il divario di rata si fermerebbe a 10 euro e il risparmio a circa 2.350 euro.

Il mutuo a tasso fisso raccoglie comunque la gran parte delle richieste: nei primi otto mesi del 2026 il 93% secondo l’Osservatorio Facile.it-Mutui.it, con il variabile salito al 7% dall’1% dello stesso periodo del 2025, e il 92,2% secondo MutuiOnline. Prima della decisione le migliori offerte online per 126.000 euro in 25 anni partivano da un TAN del 2,65% sul variabile e del 3,15% sul fisso, con rate di circa 575 e 607 euro.

Chi ha un variabile in corso può passare al fisso con la surroga del mutuo. Ai sensi dell’art. 120-quater del D.Lgs. n. 385/1993 (Testo unico bancario) al cliente non possono essere imposte spese o commissioni per il nuovo finanziamento, l’istruttoria e gli accertamenti catastali; la tutela si applica ai finanziamenti a persone fisiche e micro-imprese.

Tassi BCE e prestiti alle imprese

La stretta si trasmette anche al credito alle imprese, dove i finanziamenti indicizzati seguono l’Euribor come i mutui e si ricalcolano alle scadenze contrattuali.

A luglio, prima della nuova decisione, il costo composito dei nuovi prestiti alle società non finanziarie dell’area euro era al 3,80%, secondo le statistiche BCE sui tassi bancari. Per i prestiti fino a 250.000 euro a tasso variabile il tasso medio era al 3,83%, mentre ditte individuali e società di persone pagavano il 4,29% sui finanziamenti a tasso variabile, 18 punti base più di giugno. Sul fronte della liquidità, i nuovi depositi vincolati delle imprese rendevano in media il 2,26%.