Tratto dallo speciale:

Controlli fiscali: accertamenti sui conti correnti per tutti

di Noemi Ricci

La Corte di Cassazione ribadisce: i controlli fiscali per maggior reddito effettuati sui conti correnti sono legittimi, anche per dipendenti e pensionati.

I versamenti effettuati sui conti correnti possono a volte generare dei sospetti circa la provenienza del denaro, lasciando presumere un reddito maggiore rispetto a quello dichiarato.

Pertanto, qualora il Fisco intenda effettuare degli accertamenti ai fini delle imposte sui redditi per appurare eventuali situazioni di evasione fiscale, l’Amministrazione finanziaria ha diritto a chiedere al contribuente chiarimenti circa la provenienza delle somme versate. Tali accertamenti relativi alla presunzione legale relativa della disponibilità di maggior reddito valgono per ogni contribuente: lavoratore autonomo, Partita IVA, commerciante, dipendente privato o pubblico, privato cittadino, pensionato.

A fornire questo importante chiarimento è stata la Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 18245/2022. Analizziamola in dettaglio.

Versamenti bancari e presunzione di maggior reddito

Secondo quanto previsto dall’articolo 32 del Dpr n.600/73, l’accertamento fiscale è legittimo quando è basato sui versamenti ingiustificati nei conti bancari del contribuente. A mettere un freno ad eventuali accertamenti possono essere solo prove certe, precise e concordanti circa la provenienza del denaro depositato sul proprio conto bancario o postale.

Il caso esaminato dagli Ermellini riguardava il ricorso, presentato da un contribuente – dipendente pubblico – al quale erano stati contestati dei versamenti effettuati sul proprio conto corrente. Il ricorso era stato inizialmente rigettato dalla Commissione tributaria di primo grado, poi però la Commissione di secondo grado aveva completamente ribaltato il giudizio, ritenendo che, oltre al reddito come dipendente dello Stato, il contribuente avesse effettuato dei versamenti dallo stesso attribuiti a vincite di gioco maturate all’estero.

=> Sentenze Cassazione: dove trovarle e come consultarle

Di diverso avviso i giudici della Cassazione, che non hanno ritenuto adeguatamente provati i versamenti bancari del contribuente, avendo contribuente provato solo gli accessi alle case da gioco e non le vincite. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso, attribuendo i versamenti a maggior reddito (e maggiore tassazione conseguente).

Evasione fiscale: accertamenti sui c/c per tutti

La Corte Suprema ha ribadito che la presunzione legale relativa della disponibilità di maggior reddito, desumibile dai movimenti bancari non è destinata ai soli titolari di reddito di impresa o di reddito di lavoro autonomo ma si applica alla generalità dei contribuenti.

=> Fisco digitale: novità su controlli, servizi, rimborsi e cartelle

I giudici supremi hanno ricordato che gli articoli 32 e 38 del Dpr 600/73 prevedono una presunzione legale secondo la quale, in tema di accertamento delle imposte, sia i prelevamenti che i versamenti ingiustificati operati su conti correnti bancari, anche di dipendenti privati e pubblici e pensionati, devono essere imputati a ricavi.

Il contribuente, per il principio di libertà dei mezzi di prova, “può fornire la prova contraria anche attraverso presunzioni semplici, da sottoporre comunque ad attenta verifica da parte del giudice, il quale è tenuto a individuare analiticamente i fatti noti dai quali dedurre quelli ignoti, correlando ogni indizio (purché grave, preciso e concordante) ai movimenti bancari contestati, il cui significato deve essere apprezzato nei tempi, nell’ammontare e nel contesto complessivo, senza ricorrere ad affermazioni apodittiche, generiche, sommarie o cumulative (cfr. Cass. V, n. 25502/2011; VI-5 n. 11102/2017)”.

In sostanza, quindi, le operazioni bancarie di versamento hanno efficacia presuntiva di maggiore disponibilità reddituale per tutti i contribuenti, salvo idonea giustificazione.