Suicidi tra imprenditori, vittime di troppa crisi e burocrazia

di Francesca Vinciarelli

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Ancora troppi suicidi tra imprenditori, artigiani e disoccupati per colpa della crisi e della burocrazia: i dati e l'analisi del fenomeno.

Crisi economica e peso della burocrazia anche nel 2013 spingono troppi imprenditori, artigiani e disoccupati sull’orlo del baratro: non riuscire a far fronte alle responsabilità nei confronti di dipendenti e famiglia,  disperazione nel veder naufragare i sacrifici di una vita.

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Condizioni che portano a scelte drammatiche come il suicidio e persino a gesti folli come quello di Perugia, dove un piccolo imprenditore ha ucciso due impiegate pubbliche per la disperazione di un finanziamento negato per mancanza dei requisiti di legge.

Nel 2012 si sono tolti la vita in 89 per ragioni economiche e, stando all’elaborazione dei dati ISTAT sui suicidi in Italia effettuata da Link Lab, gli imprenditori a rischio suicidio si concentrano nel Nord-Est (30%).

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La maggioranza dei suicidi nel 2012, è avvenuta tra gli imprenditori (55,1%), mentre i tentati suicidi (48) sono stati registrati soprattutto tra i disoccupati. In prevalenza si tratta di uomini di età compresa tra 45 e 54 anni (48%); le donne suicide sono state 3 nel corso del 2012.

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Una testimonianza di quanto siano le attuali condizioni economiche siano opprimenti , che sempre più spesso stanno portando le imprese a non riuscire a pagare i propri dipendenti, schiacciate dai debiti (spesso anche a causa dei ritardi nei pagamenti dalla PA e della difficoltà di accesso al credito), o addirittura a chiudere.

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