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Liberalizzazione esercizi commerciali: Pmi e occupazione a rischio?

di Noemi Ricci

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La liberalizzazione esercizi commerciali per Confesercenti rappresenterebbe un rischio per le Pmi e metterebbe a repentaglio migliaia di posti di lavoro, favorevole invece Adoc: i pro e i contro.

La manovra finanziaria estiva ha dato il via da alla liberalizzazione degli esercizi commerciali dal 2 gennaio 2012 per negozi, bar, ristoranti, locali, grandi magazzini e supermercati, che possono decidere autonomamente orari e giorni di apertura e di chiusura.

Opportunità o danno?

La maggiore libertà di iniziativa per alcune imprese del commercio di piccole e medie dimensioni non rappresenta un’opportunità quanto piuttosto un danno, in quanto potrebbe causare una nuova flessione per l’economia e la perdita di molti posti di lavoro. Perchè? Perchè le piccole attività temono di venire schiacciate da quelle più grandi, come i centri commerciali.

Per il presidente della Confesercenti di Roma Valter Giammaria, il provvedimento di liberalizzazione degli orari commerciali metterebbe a rischio, solo nel Lazio, oltre 100 mila attività e 300 mila occupati.

Confesercenti contraria

Un prezzo troppo alto da pagare, che ha portato Confesercenti a rivolgersi alla Regione Lazio, invitandola ad impugnare davanti alla Corte Costituzionale il provvedimento contenuto nella manovra finanziaria (Dl 98 del 6 luglio 2011).

«Non possiamo assistere ancora ad interventi di governi nazionali e locali che colpiscono esclusivamente le piccole e medie imprese del commercio. La misura è ormai colma, o si interviene a sostegno delle Pmi o sarà serrata» ha minacciato Giammaria.

Adoc favorevole

Per Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc (Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori), invece «questa situazione del tutto nuova per l’Italia darà l’opportunità al commercio di rinnovarsi e di lavorare sulla vera concorrenza per conquistare la clientela» riducendo i prezzi e risollevando l’economia del Paese.

Libera concorrenza

Molti piccoli esercenti, in pratica,  potrebbero puntare su orari di controtendenza rispetto al passato, chiudendo nelle ore lavorative – ad esempio – ed aprendo alla sera, quando il proprio target tipico (impiegati, ecc.) ha più probabilità di avere tempo libero per determinati consumi e acquisti: dalle librerie all’elettronica di consumo, dalla enogastronomia ai saloni di estetica.