Confcommercio-Eurisko: SOS illegalità per le PMI

di Barbara Weisz

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L'illegalità costa 27 mld l'anno alle imprese e minaccia 263mila posti di lavoro: indagine Confcommercio-Eurisko e richiesta di leggi più efficaci e certezza della pena.

Una perdita di fatturato di 27 miliardi all’anno e 263mila posti di lavoro a rischio ogni anno: sono i costi dell’illegalità per le imprese misurati dall’indagine Confcommercio-Eurisko e presentati in occasione della giornata “Legalità mi piace“, a margine della quale emerge la richiesta di leggi più efficaci e maggiore certezza della pena per chi commette reati. Il 2016, ha infatti spiegato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, dovrebbe caratterizzarsi come l’anno della ripresa ma:

«c’è una crisi che invece di allontanarsi resiste pervicacemente: è quella del deficit di legalità nel nostro Paese», un fenomeno che «minaccia tanti, troppi imprenditori e che spesso trasforma l’attività di impresa in un vero e proprio percorso ad ostacoli, dove qualche volta si è costretti a chiudere». I fenomeni criminali «producono evidenti distorsioni alla concorrenza, indeboliscono il tessuto imprenditoriale, minano la competitività, riducono la libertà d’impresa, impediscono lo sviluppo».

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Secondo l’indagine peggiora la percezione del livello di sicurezza da parte delle PMI. Un imprenditore su dieci ha ricevuto intimidazioni con finalità estorsiva (+2% sul 2014) e dodici su cento conoscono altre imprese oggetto di minacce (+1%), che si pensa provengano nel 33% dei casi da criminalità organizzata (dal 25% del 2014). Quanto meno risultano in calo coloro che cedono a richieste estorsive: 22% contro il 27% del 2014.

I reati in aumento, secondo gli intervistati, sono i furti (57%) e crimini ad alta visibilità come abusivismo, contraffazione e rapine (50%). Significativa (tra 15% e 25%) anche la crescita dei comportamenti collegabili alla criminalità organizzata come usura, tangenti negli appalti ed estorsioni.

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Aumentano quindi le misure di sicurezza adottate dalle imprese per proteggersi dai fenomeni di illegalità, con tre imprenditori su quattro che hanno adottato almeno una misura di sicurezza, +26% rispetto al 2014. Le principali iniziative in questo senso: telecamere e impianti di allarme, 50%, stipula di un’assicurazione, 36%, vigilanza privata, 22%.

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Fra le più sentite dalle PMI, dunque, c’è quella di una maggior certezza della pena (73% con una crescita di circa 15 punti rispetto al 2014), mentre è in leggera flessione quella di una maggior protezione da parte delle forze dell’ordine (62% contro il 64% dell’anno scorso). Molto alta (90%) la percentuale di imprenditori secondo i quali le leggi che contrastano i fenomeni criminali sono inefficaci. Il 94% è favorevole a un inasprimento delle pene, l’85% ritiene che non si scontino realmente quelle per i reati commessi.

Confcommercio-Eurisko

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