La Commissione europea ha formalizzato le spese energetiche che possono beneficiare della flessibilità sul Patto di Stabilità ai fini degli incentivi pubblici e il Governo italiano sta selezionando le misure da presentare a Bruxelles. L’Avviso della Commissione C/2026/4514, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale UE il 18 agosto, individua 22 esempi che comprendono sostituzione delle caldaie a combustibili fossili con pompe di calore, fotovoltaico e solare, accumuli, colonnine di ricarica, riqualificazione degli edifici e decarbonizzazione industriale.
L’Italia ha scelto di puntare all’intero 0,6% del PIL disponibile per l’energia nel triennio 2026-2028, mentre tra le ipotesi nazionali figurano anche piani a induzione e buoni energia per le famiglie vulnerabili. Gli eventuali nuovi incentivi richiedono ancora la definizione delle misure, la valutazione europea e gli stanziamenti nazionali.
- La UE formalizza 22 spese energetiche ammissibili
- Caldaie, fotovoltaico e buoni energia nei piani italiani
- Quanto vale la flessibilità UE per l’energia
- L’Italia sceglie lo 0,6% del PIL per l’energia
- Il deficit italiano riduce lo spazio utilizzabile
- Gli incentivi già disponibili seguono regole diverse
- Dalla richiesta italiana al Consiglio UE
La UE formalizza 22 spese energetiche ammissibili
La lista allegata all’Avviso C/2026/4514 sostituisce le anticipazioni su cui si basava la prima versione delle indicazioni europee e distribuisce le spese ammissibili fra famiglie, settore pubblico, imprese, trasporti e sistema energetico. L’elenco ha funzione esemplificativa e lascia alla Commissione la valutazione delle singole misure presentate dagli Stati.
| Beneficiari e settore | Spese indicate dalla Commissione UE |
|---|---|
| Famiglie | sovvenzioni per energia geotermica e solare; sistemi residenziali di accumulo; sostituzione delle caldaie a combustibili fossili con alternative pulite come le pompe di calore; infrastrutture domestiche di ricarica per veicoli elettrici; sovvenzioni o prestiti agevolati per riqualificazioni medie o profonde degli edifici residenziali. |
| Settore pubblico | investimenti nella produzione e nello stoccaggio in loco di energia rinnovabile; riqualificazioni medie o profonde degli edifici pubblici. |
| Imprese | incentivi fiscali per infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici; sovvenzioni o prestiti agevolati per la riqualificazione degli edifici; incentivi finanziari mirati all’adozione di tecnologie di decarbonizzazione industriale. |
| Trasporti | infrastrutture pubbliche di ricarica elettrica; infrastrutture e materiale rotabile per il trasporto urbano pulito, compresi tram e metropolitane; infrastrutture ferroviarie e relativo materiale rotabile. |
| Settore energetico | progetti per rinnovabili e riscaldamento; batterie e accumuli; centrali nucleari; reti elettriche; idrogeno prodotto mediante elettrolisi alimentata da elettricità rinnovabile o a basse emissioni; tecnologie per l’efficienza energetica; combustibili rinnovabili sostenibili; contratti bidirezionali per differenza per l’energia pulita; sicurezza fisica e informatica dei sistemi energetici. |
La versione pubblica chiarisce anche un aspetto che a luglio era basato soltanto sulle anticipazioni della nota tecnica del 3 luglio. Per la mobilità, la lista cita in modo esplicito le infrastrutture di ricarica domestiche, aziendali e pubbliche e gli investimenti nei trasporti collettivi e ferroviari. L’acquisto diretto di auto elettriche rimane fuori dai 22 esempi indicati dalla Commissione.
Caldaie, fotovoltaico e buoni energia nei piani italiani
Il Governo sta lavorando alla selezione degli incentivi energia da associare alla richiesta italiana di flessibilità. Tra le ipotesi emerse il 18 agosto figurano sostegni alla sostituzione delle caldaie alimentate da fonti fossili, pannelli fotovoltaici, piani cottura a induzione e buoni energia rivolti alle famiglie vulnerabili.
| Misura allo studio | Posizione rispetto alle indicazioni UE |
|---|---|
| Sostituzione delle caldaie a gas | è prevista espressamente fra i 22 esempi UE quando la caldaia fossile viene sostituita con un’alternativa pulita, come una pompa di calore. |
| Fotovoltaico e solare | l’energia solare è indicata fra gli interventi per le famiglie e i progetti rinnovabili sono ammessi anche nel settore energetico. |
| Piani cottura a induzione | sono fuori dai 22 esempi espliciti e la loro ammissibilità dipenderà dalla configurazione della misura italiana e dalla valutazione della Commissione. |
| Buoni energia | sono previsti dalla strategia AccelerateEU come sostegno temporaneo e mirato alle famiglie vulnerabili, mentre la lista specifica dei 22 esempi della clausola energetica non li cita espressamente. |
La distinzione è essenziale anche per chi cerca oggi un’agevolazione. Queste misure riguardano un possibile nuovo impiego della flessibilità europea, mentre il Conto Termico 3.0 per caldaie, pompe di calore e fotovoltaico segue una disciplina già attiva e dispone di regole, requisiti e procedure proprie.
Quanto vale la flessibilità UE per l’energia
Il meccanismo utilizza la clausola di salvaguardia nazionale prevista dall’articolo 26 del Regolamento (UE) 2024/1263. Lo strumento consente a uno Stato di deviare temporaneamente dal percorso di spesa netta approvato dal Consiglio quando ricorrono circostanze eccezionali con effetti rilevanti sui conti pubblici e la sostenibilità fiscale di medio periodo è preservata.
La Comunicazione COM(2026) 200 final del 3 giugno 2026 ha esteso la possibilità agli investimenti per la sicurezza energetica. Il tetto dedicato è pari allo 0,3% del PIL per ciascun anno fra 2026 e 2028, con un limite cumulato dello 0,6% nello stesso periodo e all’interno della flessibilità complessiva collegata alla clausola.
| Voce | Limite |
|---|---|
| Tetto complessivo della clausola | fino all’1,5% del PIL nella finestra prevista per la flessibilità collegata a difesa e sicurezza. |
| Quota annua per l’energia | fino allo 0,3% del PIL nel 2026, 2027 e 2028. |
| Quota cumulata per l’energia | fino allo 0,6% del PIL nel triennio, nell’ordine di 13-14 miliardi di euro per l’Italia. |
| Decorrenza delle misure | sono considerate le misure di bilancio decise dopo il 28 febbraio 2026, finanziate a livello nazionale e con impatto diretto sui conti pubblici. |
La flessibilità europea riguarda quindi il rispetto del percorso di spesa e non costituisce un fondo UE da distribuire a famiglie e imprese. Ogni incentivo deve essere finanziato dal bilancio nazionale e sottoposto alla verifica di ammissibilità prevista dalla Commissione.
L’Italia sceglie lo 0,6% del PIL per l’energia
Il Governo ha ormai definito la dimensione della richiesta italiana. Nelle comunicazioni al Senato del 5 agosto 2026, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha indicato una strategia che utilizza lo 0,6% del PIL per la sicurezza energetica e circa lo 0,9% per sicurezza e difesa, raggiungendo complessivamente l’1,5%.
Questo aggiorna uno dei dati centrali della precedente versione dell’articolo. A luglio l’Italia figurava ancora fra i Paesi che non avevano chiesto l’attivazione della clausola; ad agosto il Parlamento ha discusso e autorizzato l’avvio della procedura italiana. Sul versante della difesa il Consiglio UE ha già attivato la clausola per 18 Stati membri, mentre la richiesta italiana deve completare la valutazione europea.
Il deficit italiano riduce lo spazio utilizzabile
La clausola consente una deviazione dal percorso di spesa netta e dal sentiero correttivo previsto in presenza di disavanzo eccessivo. Il parametro del 3% del PIL sul deficit nominale continua però ad applicarsi. L’Italia è ancora sottoposta alla procedura europea per disavanzo eccessivo, dopo un deficit pari al 3,1% del PIL nel 2025.
Di conseguenza, lo 0,6% del PIL autorizzabile per l’energia misura la deviazione massima riconoscibile ai fini delle regole sulla spesa, mentre ogni intervento finanziato attraverso maggiore deficit continua a riflettersi sul saldo nominale. L’utilizzo effettivo dipenderà quindi dalla traiettoria dei conti pubblici e dalle coperture che saranno individuate per ciascuna misura.
È questo il limite da tenere distinto dalle cifre sugli incentivi. Uno spazio fiscale nell’ordine dei 13-14 miliardi di euro non equivale a 13-14 miliardi già stanziati per bonus a famiglie e imprese. La dimensione delle agevolazioni sarà stabilita dai provvedimenti italiani che utilizzeranno la flessibilità concessa.
Gli incentivi già disponibili seguono regole diverse
Per famiglie e imprese esistono già agevolazioni energetiche finanziate con strumenti nazionali differenti. Il Conto Termico 3.0 sostiene interventi di efficienza e sostituzione degli impianti, mentre il Decreto Bollette 2026 ha previsto misure specifiche contro il caro energia, compreso il contributo straordinario rivolto ai nuclei vulnerabili.
Gli eventuali nuovi bonus finanziati attraverso la clausola UE avranno quindi una base distinta. La pubblicazione dell’Avviso europeo definisce quali investimenti possono essere presentati a Bruxelles; aliquote, importi, beneficiari, requisiti e modalità di accesso dipenderanno dai provvedimenti nazionali successivi.
Dalla richiesta italiana al Consiglio UE
La procedura di attivazione richiede prima la domanda dello Stato membro, poi la verifica della Commissione sulle condizioni previste e sulla sostenibilità fiscale. In presenza di una valutazione favorevole, la Commissione formula una raccomandazione e il Consiglio può autorizzare la clausola con maggioranza qualificata rafforzata, fissandone limiti e durata.
Il calendario europeo prevede una riunione informale dei ministri economici e finanziari il 18 e 19 settembre e il successivo Ecofin ordinario il 9 ottobre 2026. L’agenda dettagliata del Consiglio del 9 ottobre non è ancora pubblicata, quindi quella data rappresenta la prima sede ordinaria utile per una decisione qualora l’istruttoria sulla richiesta italiana sia completata.
Fino all’autorizzazione europea e ai successivi provvedimenti nazionali, caldaie green, fotovoltaico, induzione e buoni energia indicano le possibili direttrici della richiesta italiana e non costituiscono nuove agevolazioni già richiedibili.