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Energia: la Commissione UE nega la sospensione degli ETS ma ne accelera la revisione

di Anna Fabi

20 Marzo 2026 09:59

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Von der Leyen dice no allo stop dell'ETS ma promette una revisione accelerata. Le conseguenze per le imprese energivore.

Mentre il vertice europeo del 19 e 20 marzo tiene banco a Bruxelles, la risposta della Commissione UE alla pressione di dieci governi (Italia compresa) sulla riforma del sistema ETS è già sul tavolo. Per ora la fumata è nera: il meccanismo non si sospende ma la revisione si accelera. Per le imprese, soprattutto quelle ad alta intensità energetica, cambia qualcosa ma non tutto e non subito.

Niente sospensione ETS nel breve termine

Con una lettera del 16 marzo ai capi di Stato e di governo dell’Unione, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha chiuso la porta alla sospensione dell’ETS (Emission Trading System), il meccanismo europeo di scambio delle quote di emissione di CO₂. Lo strumento è descritto come un presidio irrinunciabile della politica di decarbonizzazione: smantellarlo — anche solo temporaneamente — creerebbe distorsioni della concorrenza tra Paesi e svuoterebbe gli incentivi agli investimenti in tecnologie pulite.

La linea della Commissione trova l’appoggio di Germania, Francia e Spagna, che al Consiglio europeo hanno difeso l’ETS come pilastro della politica climatica. Il fronte favorevole alla sospensione — oltre all’Italia, Austria, Croazia, Romania, Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia e Bulgaria — rimane in minoranza e si è trovato a dover ammorbidire le richieste originarie.

Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha così ridimensionato la posizione italiana: non più sospensione totale ma intervento selettivo sul settore termoelettrico per evitare che il costo del carbonio si scarichi tre volte sul prezzo finale dell’elettricità.

Revisione ETS: nuovi benchmark e meno volatilità dei prezzi

Se lo stop è escluso, la revisione è invece confermata e anticipata. La Commissione Europea adotterà a breve nuovi parametri di riferimento (benchmark) per le quote assegnate ai settori industriali, tenendo conto delle richieste delle imprese ad alta intensità energetica. È inoltre in arrivo una proposta per rafforzare la Riserva di stabilità del mercato, lo strumento in vigore dal 2019 che dovrebbe attenuare le oscillazioni eccessive dei prezzi delle quote: l’obiettivo è renderlo più reattivo rispetto alle fasi di volatilità acuta, come quella generata dalla crisi energetica seguita al conflitto in Medio Oriente.

Sul fronte della decarbonizzazione industriale, Bruxelles sta lavorando a uno strumento ponte, finanziato dai proventi delle aste ETS, per sostenere le industrie energivore in attesa della costituzione della Industrial Decarbonization Bank. Per le PMI con processi produttivi ad alto consumo energetico, queste misure potrebbero tradursi in accesso a finanziamenti agevolati per la transizione — ma i tempi restano da definire.

Il decreto bollette italiano e il rischio sanzioni UE

L’Italia ha già mosso una pedina in autonomia. Il Decreto Bollette approvato a febbraio 2026 prevede uno scorporo del costo ETS dal prezzo del gas utilizzato per la produzione elettrica: in sostanza, i produttori termoelettrici non potranno trasferire integralmente nelle offerte di mercato il costo delle quote di CO₂. Il risparmio stimato è di circa 3 miliardi di euro l’anno per famiglie e imprese, con entrata in vigore prevista dal 2027.

La misura è però sotto scrutinio della Commissione UE, che ne verifica la compatibilità con le norme sul mercato interno. Una sospensione selettiva dei costi ETS a livello nazionale configura il rischio di distorsioni della concorrenza tra Stati membri — un punto su cui Bruxelles ha già avvertito con chiarezza che non intende derogare. Il governo ha annunciato che notificherà la misura alla Commissione solo dopo l’approvazione parlamentare del decreto.

Dal 2027 arriva l’ETS2 che pesa su carburanti e riscaldamento

Sullo sfondo del dibattito sull’ETS1 si muove intanto il dossier ETS2, il sistema parallelo che dal 2027 estenderà il meccanismo cap-and-trade ai fornitori di carburanti per trasporto e combustibili per il riscaldamento. Per le PMI con flotte aziendali o impianti termici a gas, significa un aumento progressivo dei costi già a partire dal prossimo anno. Anche sull’ETS2 si registrano tensioni: diversi Paesi, tra cui l’Italia, ne chiedono la revisione o il rinvio. Per ora la Commissione non ha segnalato aperture su questo fronte. Le imprese hanno ancora un anno per pianificare l’adeguamento — ma il margine si restringe.