Nuova tassa ETS2: 3 miliardi UE per frenare i rincari in bolletta elettrica

di Teresa Barone

9 Febbraio 2026 12:04

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Tassa ETS2 su benzina e caldaie dal 2027, l'UE corre ai ripari con 3 miliardi per il Fondo Sociale. Ecco cosa cambia.

La data cerchiata in rosso sul calendario di chi gestisce un bilancio familiare o d’impresa è quella del 1° gennaio 2027. È quando il costo per fare il pieno di carburante o per accendere il riscaldamento rischia di impennarsi per l’entrata in vigore dell’ETS2, il nuovo sistema che tassa le emissioni di trasporti ed edifici. Prima che la scure si abbatta, Bruxelles attiva il paracadute d’emergenza: un meccanismo finanziario (il “front-loading”) che inietta subito 3 miliardi di euro nel sistema per finanziare gli aiuti.

La notizia, appena ufficializzata dalla BEI e dalla Commissione UE, cambia lo scenario: non più solo una stangata passiva ma una corsa contro il tempo per usare questi fondi – derivanti dalla vendita anticipata di 40 milioni di quote di CO2 – e “immunizzare” case e aziende prima che i prezzi alla pompa e in bolletta esplodano.

Come funziona l’anticipo salva-prezzi

Il meccanismo tecnico è una boccata d’ossigeno. Invece di aspettare il 2027 per incassare i proventi della nuova tassa, l’UE ha deciso di mettere all’asta subito 40 milioni di quote ETS2 future. Questo genera un tesoretto immediato (stimato in circa 3 miliardi) che confluisce nel Fondo Sociale per il Clima.

In parole povere: l’Europa si fa anticipare i soldi dal mercato oggi (2026) per darli agli Stati membri. L’Italia dovrà usare queste risorse per finanziare massicciamente pompe di calore, ristrutturazioni e veicoli puliti. L’obiettivo è semplice: permettere a famiglie e PMI di smettere di usare combustibili fossili *prima* che questi vengano tassati.

Il conto resta salato: le stime sui rincari

Perché serve questo anticipo urgente? Perché i numeri del “Business as usual” fanno paura. Senza interventi, l’ETS2 obbligherà i fornitori di carburante e gas a comprare permessi per ogni tonnellata di CO2 emessa, ribaltando il costo sul consumatore finale.

Le stime – confermate da studi recenti di BIP per Assogasliquidi-Federchimica – prevedono un  aggravio fino a 600 euro l’anno per famiglia sul riscaldamento domestico ed un rincaro di circa 12-15 centesimi al litro sui carburanti, con un impatto medio di 280 euro l’anno per auto.

L’allarme delle imprese e il gap competitivo

Se per le famiglie è una stangata, per le imprese italiane è una questione di sopravvivenza. Le nostre PMI pagano già l’energia molto più dei concorrenti. Secondo i dati di Confimi Industria, nel 2025 un’azienda energivora italiana pagava il megawattora 85,28 euro, contro i 44,50 della Germania e i 25,45 della Francia. Come avverte Paolo Agnelli, presidente di Confimi:

i costi energetici sono ormai insostenibili, più di 400 imprese hanno sottoscritto il Manifesto per l’Energia per chiedere interventi decisivi.

L’arrivo dei 3 miliardi anticipati è una risposta parziale a questo appello, ma la sfida sarà burocratica: riuscirà l’Italia a spendere questi soldi velocemente per abbattere i consumi delle imprese prima che scatti la tagliola del 2027?