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Meloni sul caro energia: tre mosse contro la crisi, ma i tagli aspettano

di Barbara Weisz

11 Marzo 2026 16:41

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Ancora nulla di fatto per le accise mobili sulla benzina e fermi ai semplici controlli gli interventi contro le speculazioni: Meloni temporeggia in casa e invoca l'intervento UE.

Nelle comunicazioni al Senato dell’11 marzo 2026, Giorgia Meloni ha indicato le tre mosse con cui il Governo intende affrontare le ricadute economiche della guerra in Iran sulla bolla energetica e inflazionistica: sgravi nazionali sui carburanti, contrasto alle speculazioni di mercato e richieste di intervento mirato da parte della UE. Chiarita anche la posizione dell’Italia nel contesto internazionale: non intende prendere parte al conflitto, non è isolata in Europa e, se arriverà da Washington la richiesta di usare le basi USA, porterà la decisione in Parlamento.

Per ora niente accise mobili sulla benzina

La premier ribadisce che si tratta di una misura che l’esecutivo è pronto ad approvare ma non fornisce tempistiche precise, anzi: sottolinea che per far scattare le accise mobili i prezzi devono aumentare in modo stabile. Servono dunque altre verifiche sull’andamento dei prezzi nonché un atto formale del Ministero dell’Economia. Per questo l’ipotesi resta sul tavolo ma senza tempi certi.

Al momento solo monitoraggio del caro prezzi

La seconda azione è quella del controllo dei prezzi per scongiurare fenomeni speculativi. «Il Presidente dell’autorità per l’energia ARERA ha istituito un’apposita task force, così come sui beni di consumo, sui quali il ministro Urso ha attivato quello che tutti conosciamo come Mister Prezzi, cioè il sistema di monitoraggio che verifica se ci sono aumenti anomali e ingiustificati dei prezzi (soprattutto pompe di benzina e generi alimentari)».

È una linea che punta a distinguere il rincaro legato alle tensioni internazionali da eventuali comportamenti di mercato scorretti. Sul piano politico il segnale è forte ma sul piano pratico nulla cambia per i rincari alla pompa, in bolletta o nel carrello della spesa. Nè i controlli possono agire da soli a contrastare il peso del petrolio e del gas sui listini finali.

Richiesta di sospensione ETS sul termoelettrico

La parte più pesante della strategia italiana riguarda il sistema ETS (Emissions Trading System), cioè il mercato europeo delle quote di emissione di carbonio per i settori ad alta intensità energetica: le imprese che eccedono i limiti devono compensare acquistando un corrispondente numero di quote, negoziabili su un apposito mercato regolamentato.

Meloni ha annunciato che l’Italia chiederà all’Unione Europea di sospenderne con urgenza l’applicazione in relazione alla produzione di elettricità da fonti termiche, almeno finché i prezzi globali delle fonti fossili non torneranno su livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente. Il Governo chiede anche interventi strutturali:

  • misure per ridurne l’effetto inflattivo sul costo dell’energia elettrica ed evitare l’impatto anche sulle rinnovabili;
  • proroga delle quote gratuite per le industrie energivore, che comprendono settori chiave del Made in Italy come siderurgia, cartiere, lavorazione del vetro, ceramica;
  • riduzione della volatilità del prezzo delle quote ETS attraverso l’introduzione di un “cap”, oppure escludendo dal mercato gli attori non industriali.

Infine, il Governo intende chiedere all’Europa di istituire un nuovo servizio di liquidità di gas che in caso di emergenza consenta di selezionare fornitori in grado di immettere gas nella rete nazionale a prezzi prestabiliti.

Come si vede questa è la partita più complessa, perché le decisioni non sono nazionali ma europee. Nel passaggio parlamentare in vista del Consiglio europeo, dunque, la presidente del Consiglio ha fissato precise direttrici per la linea politica ma, tra verifiche tecniche e decisioni che dipendono da Bruxelles, non c’è ancora alcun taglio immediato dei prezzi.