Rivalutazione affitti Istat in aumento, importi aggiornati e regole di calcolo

di Redazione PMI.it

16 Settembre 2026 15:52

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Affitti, adeguamento al rialzo a settembre 2026 per i contratti di locazione: ecco come si calcola la rivalutazione all'inflazione in base al nuovo indice FOI dell'Istat.

Rivalutazione del canone di affitto con adeguamento dell’importo del prezzo di locazione in base alla nuova variazione dei prezzi al consumo (misurata dall’indice FOI al netto dei tabacchi,): in base al calcolo della rivalutazione Istat su dati rilasciati il 16 settembre 2026, la variazione annua è ancora in salita; con riferimento ad agosto è pari a 103,7.

Ecco in sintesi come si applicano gli aumenti:

  • per la rivalutazione degli affitti l’indice di riferimento è il FOI al netto dei tabacchi, pubblicato ogni mese dall’Istat;
  • i contratti con cedolare secca non sono soggetti a rivalutazione per inflazione;
  • l’aumento si calcola come variazione percentuale tra l’indice del mese e quello dello stesso mese dell’anno precedente.

Ultimo indice Istat per l’adeguamento dei canoni

Per gli adeguamenti dei canoni di affitto riferiti ad agosto 2026 la variazione annua dell’indice FOI al netto dei tabacchi si traduce in +3,4% (tendenziale) per gli adeguamenti al 100% e +2,55% per quelli al 75%. La variazione congiunturale è pari a +0,6%.

Indice FOI al netto dei tabacchi agosto 2026 (base 2025=100)
Indice generale FOI 103,7
Variazione sul mese precedente +0,3%
Variazione sull’anno precedente +3,4%
Variazione sul biennio precedente +4,8%

Nel mese di luglio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,3% su base mensile e del +2,9% su base annua.

Contratti di locazione con adeguamento all’inflazione

Nei contratti di locazione l’aggiornamento del canone è legato alla variazione dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati rilevata nell’ultimo anno. L’adeguamento ricalcola ogni dodici mesi il canone concordato tra inquilino e proprietario, mentre i contratti in cedolare secca ne sono esclusi.

Quando scatta l’adeguamento Istat per le locazioni

La rivalutazione del canone è dovuta solo se il contratto contiene una clausola che la prevede, con l’indicazione della quota applicabile. In presenza della clausola l’adeguamento va effettuato ogni anno, altrimenti il proprietario non può vantare alcuna pretesa nei confronti dell’inquilino.

Indice FOI e regole di calcolo della rivalutazione

Per adeguare il canone di affitto all’inflazione si utilizza l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi, così da allineare il canone al costo della vita. Le aliquote sono diversificate per tipo di contratto, ai sensi dell’articolo 32 della legge n. 392/1978:

  • fino al 100% dell’incremento dell’indice FOI per le locazioni a uso abitativo, ad esempio nella formula 4+4;
  • fino al 75% dell’incremento dell’indice FOI per le locazioni a uso commerciale, ad esempio nella durata 6+6.

Le parti possono concordare termini diversi. Chi rivaluta il contratto per la prima volta utilizza il più recente indice disponibile a partire dal mese successivo alla scadenza annuale; per gli anni seguenti si applica la variazione del mese di riferimento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Formula di adeguamento Istat dell’affitto

La formula di calcolo è la seguente: canone annuo per variazione percentuale dell’indice FOI per percentuale di rivalutazione applicabile. Il risultato è l’aumento annuo del canone; diviso per dodici dà l’incremento mensile. La rivalutazione può tradursi in un aumento o, quando l’indice scende, in una riduzione del canone.

Esempio di calcolo dell’adeguamento

Con un canone mensile di 800 euro e adeguamento al 100%, una variazione annua di +3% comporta un aumento di 24 euro al mese, cioè 288 euro l’anno. Per un contratto commerciale con adeguamento al 75% la stessa variazione vale +2,25%, pari a 18 euro al mese sullo stesso canone.