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Impatto Covid sulle PMI: analisi e scenari

di Redazione PMI.it

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Report Cerved PMI 2020 sull'impatto della crisi Covid: calano fatturato, margini e patrimonializzazione, nello scenario peggiore chiusure e licenziamenti.

Il fatturato delle piccole e medie imprese diminuirà nel 2020 di 11 punti percentuali (fino a 16,3% nel caso di ulteriori lockdown) e la redditività lorda del 19%: il report Cerved PMI 2020 misura l’impatto della pandemia Covid, segnalando che è comunque mitigato, nell’anno in corso, dai provvedimenti di emergenza del Governo a sostegno dell’economia.

«Ma quando queste misure avranno fine – si legge -, gli effetti della crisi potrebbero manifestarsi in maniera assai più rilevante: senza prospettive di rilancio, molti imprenditori potrebbero licenziare o dover chiudere le proprie attività».  Sono, anzi saranno, quindi decisivi i piani di rilancio, a partire da Next Generation UE.

Impatto Covid sul 2020

I ricavi delle PMI caleranno di 11 punti percentuali e la marginalità lorda crollerà di altri 20 punti rispetto ai livelli, già bassi, dell’anno precedente.  Gli indici di solidità patrimoniale e finanziaria peggioreranno, ma grazie ai livelli di resilienza accumulati precedentemente, rimarranno (in media) sostenibili, con gli oneri finanziari al 15,5% del Mol e i debiti al 68% del capitale netto.

I mancati pagamenti delle PMI hanno raggiunto il livello massimo durante il lockdown (45%, da una quota del 29% pre-Covid). Nei mesi successivi c’è stato un miglioramento, con una riduzione al 37% in luglio di fatture non saldate, ma un altro lockdown potrebbe arrestare questa ripresa, costando al sistema di PMI altri 5 punti di ricavi (-16,3%, rispetto ai -11% previsti per fine anno nello scenario base) e tredici punti di valore aggiunto (-27% rispetto a -14%).

Scenari 2021

In base ai diversi scenari che vengono presi in considerazione, si possono determinare contrazioni dell’economia più o meno forti.  Lo scenario peggiore (una volta cessate le attuali misure di sostegno, nessuna prospettiva di rilancio): a fine 2021 andrebbero persi 1,4 milioni di posti di lavoro e ci sarebbe una riduzione del capitale di 47 miliardi di euro (il 5,3% del valore delle immobilizzazioni). La cifra salirebbe a 1,9 milioni (-11,7%) nel caso di nuovi lockdown.

Il tasso di occupazione si ridurrebbe dal 44,9% al 42,5% nello scenario base, scendendo fino 41,4% qualora si verificassero nuove chiusure. Fra i settori di imprese più colpiti: agenzie di viaggio, strutture ricettive, ristoranti, ma anche sistema moda, logistica e trasporti.

L’impatto della seconda ondata di contagi, con la possibilità di nuovi lockdown: i ricavi delle PMI potrebbero contrarsi in termini reali di 16,3 punti percentuali (contro i -11 previsti ora), il valore aggiunto di 26,7 punti (-14,2%) e il rapporto tra oneri finanziari e Mol potrebbe salire al 16,9% (15,5%). La quota di PMI a rischio di insolvenza crescerebbe di altri 5 punti, arrivando al 21,4% (rispetto a uno scenario base comunque negativo con il raddoppio delle imprese “a rischio” dall’8,4% al 16,3%). Il peggioramento non avrebbe effetti uniformi, ma graverebbe soprattutto sui settori già più colpiti, dell’industria, dei servizi e delle costruzioni, aumentando invece in modo solo marginale nell’energia e nelle utility e tra le aziende agricole.

Oltre la metà dell’occupazione andrà persa nei 10 comparti più colpiti (come costruzioni, sistema moda, siderurgia, sistema casa, mezzi di trasporto, logistica, turismo), viceversa in quelli anticiclici l’incremento risulterà molto contenuto.

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«Il Governo ha messo in campo interventi che hanno mitigato gli effetti sui lavoratori e sulle imprese, consistiti in un’ampia estensione della Cassa Integrazione e in un forte sostegno alla liquidità utilizzato tra marzo e settembre da circa 60.000 PMI (analisi condotta sui dati del Fondo Centrale di Garanzia), che si sono finanziate per 32,5 miliardi, riuscendo a ridurre già da giugno il proprio divario in termini di rischiosità e mancati pagamenti”, commenta Andrea Mignanelli, amministratore delegato di Cerved.

«Finora lo strumento principale è stato il credito garantito, ma la gran parte della riduzione di capitale che prevediamo, 37 su 47 miliardi di euro, sarà concentrata in imprese colpite duramente dal Covid che avranno difficoltà a finanziare gli investimenti con debito. L’iniezione di risorse nel sistema delle PMI dovrà quindi necessariamente prevedere sia finanziamenti a debito sia apporti di capitale di rischio, e un ruolo importante sarà giocato da operatori finanziari non bancari, nei quali il nostro paese mostra ancora un ritardo di sviluppo. Trasformazione digitale, distruzione e ricostituzione delle catene globali del valore, smart working potrebbero però indurre un rapido cambiamento della struttura produttiva, con alcuni settori emergenti in espansione e altri destinati a un inevitabile ridimensionamento: sarà dunque necessario fare delle scelte su dove indirizzare le risorse».

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