Flat tax, sussidi e pensioni: li paga la pace fiscale

di Redazione PMI.it

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Annunciata entro fine 2018, la pace fiscale deve fruttare almeno 100 miliardi: i calcoli del Fisco sul condono in base alle cartelle pendenti.

Entro la fine dell’anno sarà approvata la pace fiscale: lo ha ribadito il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a più riprese negli ultimi giorni, assicurando appunto che l’esecutivo intende realizzare il condono fiscale nel 2018.

Obiettivo: fare cassa per finanziare le misure programmatiche, a partire da Riforma Pensioni, reddito di cittadinanza, flat tax.

Sempre in base alle varie anticipazioni, il provvedimento dovrebbe riguardare le cartelle esattoriali fino a 100mila euro e le liti fiscali, anche pendenti fino al secondo grado.

E nelle stime dell’esecutivo dovrebbe far affluire nelle casse dello stato circa 100 miliardi di euro. Trattandosi, par di capire, di una vera e propria sanatoria, dovrebbe prevedere non solo (come le ultime due rottamazioni) uno sconto sulle sanzioni, ma anche una riduzione della somma originariamente dovuta. Non si conoscono con certezza, al momento, le percentuali che il Governo intende applicare alla sanatoria.

Certo, per essere efficace, e riuscire a raggiungere il target di recupero previsto, il modo in cui l’intervento sarà calibrato risulterà fondamentale. Per fare i calcoli, possono tornare utili le cifre fornite dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, in sede di audizione alla commissione Finanze della Camera.

Il valore totale dei crediti fiscali affidati all’agente della riscossione dal 2000 al 2017 è pari a 871 miliardi di euro, ma al netto delle somme difficilmente esigibili restano 448,9 miliardi di euro. Che, nella stragrande maggioranza dei casi (81%) il Fisco ha già tentato di riscuotere, anche attivando procedure esecutive, ma senza successo.

Attenzione: analizzando la composizione del “magazzino” fiscale, si vede però come il 66,5% della somma totale (871 miliardi) sia rappresentata da debiti superiori a 500mila euro, che quindi resterebbero fuori dalla sanatoria.

E c’è un loro 15% di debiti fra i 100mila e i 500mila euro, anch’essi di importo più alto rispetto alla soglia prevista per la pace fiscale. Facendo i calcoli, significa che ci sono almeno 700 miliardi di debito superiori ai 100mila euro, fuori dal condono.

Restano fra 150 e 200 miliardi (senza calcolare le pendenze difficilmente esigibili).

Se l’obiettivo del Governo è quello di raccogliere 100 miliardi, sembra che i margini per decidere l’aliquota da applicare al condono siano abbastanza stretti.