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Agenda Digitale, un anno dopo

di Tullio Matteo Fanti

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Bilancio in positivo per il primo anno dell'Agenda Digitale, in particolare per l'utilizzo di Internet: in Italia perseverano però alcune zone d'ombra da sanare per restare al passo con l'innovazione.

Neelie Kroes, responsabile per la Commissione Europea dell’Agenda Digitale, promuove l’Italia, seppure con riserva per via di alcune preoccupanti zone d’ombra che richiederebbero un intervento tempestivo affinché il nostro paese resti a pari passo con l’innovazione. Bilancio positivo in generale anche per la situazione europea, ma le note dolenti sono per le PMI ancora una volta troppo lente nel cogliere la grande opportunità della Rete.

Secondo Neelie Kroes l’Europa ha ben accolto i 13 obiettivi chiave per quanto riguarda il primo anno di attuazione dell’Agenda. Cresce la diffusione di Internet, soprattutto, che ha toccato ormai il 65% della popolazione seppure il Sud Europa rappresenti il fanalino di coda, Italia in primis; resta tuttavia ipotizzabile il raggiungimento del 75% entro il 2015, vista la diffusione di Internet anche tra le fasce più svantaggiate, come ad esempio persone poco istruite o anziani.

Risultati meno incoraggianti arrivano dal commercio elettronico transfrontaliero, lievitato di 0,7 punti e arrivato all’8,8%, seppur ancora lontano dal 20% fissato per il 2015. Verranno pertanto analizzati gli ostacoli più evidenti alla creazione di un mercato unico digitale attraverso la direttiva e-Commerce, peraltro già ampiamente contestata dalle aziende italiane impegnate nel comparto (timorose del fatto che una eccessiva tutela degli utenti vada a ripercuotersi sui costi dei prodotti e sulle opportunità delle aziende).

Per quanto riguarda la presenza delle Pmi online, il 26% compra online (percentuale in aumento) ma solo il 13% vende online (in aumento di due punti percentuali rispetto all’anno scorso). Il 40% dei cittadini europei effettua acquisti online, ma il margine di crescita sarebbe ancora estremamente alto.

I prezzi del roaming sono scesi di 1,5 centesimi nel 2010, seppure continuino ad essere tre volte più cari delle chiamate nazionali. Obiettivo fissato nell’Agenda digitale è quello di equiparare i prezzi tra chiamate nazionali e chiamate in roaming entro il 2015.

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