Call Center in crisi: 80.000 posti a rischio

di Noemi Ricci

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Stop alle gare al ribasso, regole di mercato trasparenti premiando innovazione e qualità del servizio: la ricetta del Governo per risollevare il settore dei Call Center.

Avviato presso il Ministero dello Sviluppo Economico il Tavolo di settore per i Call Center, per far fronte alla crisi profonda che stanno vivendo pur dando ad oggi impiego ad almeno 80mila lavoratori, spesso unico reddito della famiglia, soprattutto al Sud: hanno partecipato all’incontro il viceministro Claudio De Vincenti, il sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova, le sigle sindacali di categoria, le associazioni datoriali (ASSOCONTACT, CALLECALL, ASSTEL), gli esponenti di ANCI, AGCOM, Garante Privacy e Dipartimento reti telematiche e comunicazioni del MiSE.

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Il Governo, si legge nella nota del MiSE, “è impegnato fino in fondo a tutela di un settore ad alta intensità di lavoro che attraversa un serio momento di crisi”. A fronte della congiuntura, il Sottosegretario Bellanova ha dichiarato:

«Stiamo cercando di recuperare anche un solo posto di lavoro e, attraverso un utilizzo sapiente degli ammortizzatori sociali, di non perderne neanche uno”.

Casi particolari

Sul tavolo ci sono  numerosi casi specifici e diverse vertenze aperte, nell’ambito di una crisi generale del comparto. Per i casi particolari sono stati avviati i Tavoli AlmavivaInfocontact, mentre da settembre si comincerà a discutere di Accenture.

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Pubbliche Amministrazioni

Per quanto riguarda le Pubbliche Amministrazioni, per il Governo è necessario e cruciale dare uno stop alle gare al massimo ribasso per affermare una politica della concorrenza sana e fornire regole di mercato trasparenti, puntando su offerte che privilegino, insieme al prezzo, l’innovazione e la qualità del servizio. Un’operazione di moral suasion in questa direzione sarà svolta nei confronti delle partecipate e di Confindustria

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Alla prossima convocazione della Conferenza Unificata Stato-Regioni verrà messa all’ordine del giorno la questione cruciale degli incentivi regionali, che hanno avuto effetti distorsivi, mentre alla prossima riunione del Tavolo di settore, messa in calendario per i primi di settembre, si discuterà del tema della continuità lavorativa in presenza di cambi di appalto. Per la Slc Cgil:

«Il confronto in corso è positivo ma bisogna passare dalle intenzioni ai fatti e dimostrare che, finalmente, il Paese ha superato le vecchie logiche del passato ed è in grado di produrre riforme che vadano incontro alle esigenze complessive. Il Governo deve decidere da che parte stare: se con chi propone la conservazione del sistema attuale che crea disoccupazione e costi sociali rilevantissimi (480 milioni la spesa prevista in ammortizzatori sociali e incentivi nel solo triennio 2012 – 2014) o con chi vuole riformare il sistema per portarlo a competere sulla qualità, sull’efficienza, sull’innovazione e sullo sviluppo».

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