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Call Center: panoramica su assunzioni e contratti

di Francesca Vinciarelli

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Giovani, istruiti e inquadrati con contratto a progetto: la fotografia scattata dall'Istat con l'indagine conoscitiva sui call center presentata alla Camera.

Presentatata in Commissione Lavoro alla Camera i dati Istat sui call center dai quali si evince un forte dualismo che caratterizza il settore, dove molti lavoratori esterni sono inquadrati con contratti a progetto. Nel complesso si registrano 50 mila lavoratori interni e 31 mila esterni

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Occupazione

Commentando a Montecitorio l’indagine conoscitiva sui call center Roberto Monducci, capo del dipartimento Statistiche economiche e conti nazionali dell’Istat, ha sottolineato che:

“Negli ultimi anni c’è stato uno sviluppo molto forte delle imprese di call center: nel 2008 un vero e proprio balzo in avanti, poi con l’arrivo della crisi una battuta d’arresto solo parziale”.

Nel 2012 si è infatti assistito ad un aumento dell’occupazione nei call center pari al +12% sul 2008. Negli anni si è poi assistito ad uno slittamento dell’occupazione dei lavoratori di call center dal Nord al Sud. Con riferimento al primo trimestre 2014, fa sapere Monducci

l’occupazione è salita ancora. La cassa integrazione sta giocando un ruolo importante nel determinare le dinamiche occupazionali, dato che in questi anni il settore vi ha fatto ampio ricorso”.

Contratti a progetto

Monducci  ha poi fatto notare che

“Nel 2011 gli ‘esterni‘ sfioravano il 40% – secondo l’Istat – dunque l’uso di contratti flessibili è elemento caratterizzante per il settore. Ai 50mila interni vanno aggiunti 31mila lavoratori esterni alle imprese”.

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Interessante notare che tra gli interni i contratti a termine sono pari solo al 9,6%

“Una cifra bassa: i call center, per i loro lavoratori interni, applicano generalmente il contratto a tempo indeterminato”.

Diversamente accade nei servizi alle imprese, dove i contratti a progetto toccano il 28% del totale. Da sottolineare che nei call center il 39% degli occupati a meno di 30 anni e solo il 5% ne ha più di 50. Monducci ha però fatto notare che

“ Nel 2013 gli occupati presentano un livello di istruzione alto: oltre un terzo ha un diploma e un quinto ha un titolo universitario, un dato molto superiore rispetto agli altri settori”.