Rapporto su lavoratrici madri: manca sostegno in Italia

di Noemi Ricci

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Indagine IPR: avere un figlio in Italia determina un calo dell'occupazione del 6,8% per le donne che lavorano, del 15,7% se i figli diventano due. Mancano strutture pubbliche di sostegno e servizi privati a costo sostenibile

Sono da sempre tempi duri per le lavoratrici madri in Italia, dove la difficoltà di conciliare famiglia e lavoro non è tanto legislativa quando socio-culturale. Nel nostro Paese non esiste sufficiente supporto e politiche di sostegno che aiutino a preservare tale equilibrio. Secondo un’indagine realizzata Ipr Marketing appena presentata alla Camera, le madri riescono a far fronte agli impegni di lavoro solo se supportate in toto da parenti e amici. Se questi mancano, troppo spesso o si mantiene il lavoro o si mette al mondo un figlio.

Di chi la colpa? Le intervistate confermano un dato già noto: la grande carenza di strutture pubbliche e di servizi di welfare in Italia.

Per riuscire a far fronte alla duplice categoria di impegni il 74% delle donne si appoggia a partner, famiglia e amici, il 64% a servizi privati (babysitter), il 43% a strutture private (asili e centri specializzati), il 20% agli strumenti di flessibilità lavorativa e solo il 18% alle strutture pubbliche.

Troppo alta (61%), inoltre, la percentuale di donne che abbandonano il lavoro, soprattutto in occasione della prima gravidanza. Un dato che va a braccetto con il costo di strutture e servizi privati troppo caro per il 51% delle intervistate.

Per le donne che decidono di proseguire nella propria carriera lavorativa, infatti, queste strutture risultano di primaria importanza, soprattutto considerando la carenza di quelle pubbliche: al Nord la carenza viene rilevata dal 43%, al Centro dal 44% e al Sud dal 47%.

A sorpresa, in relazione ai costi nel privato, sono le donne del Centro le più penalizzate, con il 72% che li ritiene eccessivamente alti, a seguire il Sud con il 48% e quindi il Nord con il 45%.

Nella top list delle donne che auspicano soluzioni per un miglior rapporto lavoro famiglia spiccani con il 52%, l’incremento delle strutture pubbliche e la maggiore flessibilità sul posto di lavoro (part time, orari, ecc.). Seguono con il 39% i finanziamenti per aiuti a domicilio (babysitter, badanti), con il 31% i sostegni economici, con il 23% la maggiore disponibilità delle strutture in termini di orari e giorni di apertura, con il 20% più congedi di maternità o paternità e infine, con il 12%, ulteriori diritti per cure o malattia.

Le madri italiane che lavorano dichiarano di dedicare pari tempo a lavoro (44%) e famiglia (40%) e solo il 16% a loro stesse.

Infine una curiosità: a differenza da quanto avviene da noi, negli Usa le donne sposate e con famiglia sono più apprezzate delle single, perché viene riconosciuto loro un maggiore senso di responsabilità, anche nel lavoro.

Anche guardando a quanto avviene in Europa, l’economia è migliore dove si punta di più sull’occupazione femminile. In Italia questo aspetto è ancora troppo trascura, bisogna quindi investire di più sulla dimensione della famiglia.

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