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Congedo di paternità diffuso al Nord, il 35% dei padri non lo usa: la mappa nazionale

di Teresa Barone

18 Marzo 2026 09:58

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La fotografia INPS-Save the Children sul congedo di paternità in Italia: chi lo sfrutta di più, le disparità territoriali e perché il 35% dei padri aventi diritto non lo usa ancora.

Il congedo di paternità in Italia ha percorso molta strada in poco più di dieci anni: nel 2013 lo utilizzava appena il 19% dei padri lavoratori dipendenti, nel 2024 la quota ha superato il 64%, con 181.777 padri che ne hanno beneficiato. È quanto emerge dalle elaborazioni di Save the Children sui dati INPS, diffuse in occasione della Festa del Papà. Una crescita che il presidente dell’INPS Gabriele Fava definisce “progressivo cambiamento culturale” e che si è stabilizzata rispetto agli anni precedenti, rivelando però un quadro in cui l’accesso allo strumento resta diseguale per contratto, categoria professionale e collocazione geografica.

Solo un padre su tre utilizza il congedo retribuito

Il dato del 64% rappresenta una fotografia stabile: dopo anni di crescita sostenuta, il ritmo di aumento si è attenuato. Sono 181.777 i padri che nel 2024 hanno fruito del congedo di paternità obbligatorio — i 10 giorni retribuiti al 100% previsti dal D.Lgs. 105/2022, fruibili tra i due mesi precedenti e i cinque successivi al parto. Una cifra in termini assoluti che lascia ancora fuori quasi un padre su tre tra quanti avrebbero diritto alla misura.

L’identikit del dipendente neo-papà che ricorre al congedo

Il profilo del padre che utilizza il congedo di paternità nella sua versione piena è abbastanza definito. La fascia d’età prevalente è quella tra i 35 e i 44 anni, che rappresenta il 52% degli utilizzatori. Il tipo di contratto incide in modo diretto sulla durata effettiva della fruizione: i lavoratori full time usano mediamente quasi due giorni in più rispetto ai part time (+1,9 giorni), mentre chi ha un contratto a tempo indeterminato sfrutta mezza giornata in più rispetto ai colleghi a termine (+0,5 giorni).

Gli impiegati e i dirigenti ricorrono al congedo circa un giorno in più rispetto ai lavoratori manuali. Un dato che va contro l’intuizione riguarda invece i redditi più elevati: a livelli retributivi superiori corrisponde un uso tendenzialmente più contenuto della misura.

Divario Nord-Sud anche per giorni di congedo

La distribuzione territoriale degli utilizzatori resta fortemente sbilanciata verso il Nord, dove risiede il 59% dei padri che hanno fruito del congedo nel 2024, pari a 107.273 lavoratori. Al Centro si colloca il 19% (34.130 padri), al Sud e nelle Isole il 22% (40.236). Il divario non riguarda solo la percentuale di utilizzo ma anche la durata: i lavoratori del Nord-Est e del Nord-Ovest usano un numero di giorni mediamente superiore al Centro (+0,52 e +0,43), mentre nel Mezzogiorno e nelle Isole la fruizione risulta inferiore alla media nazionale (-0,38 e -0,36 giorni). Per macroarea:

  • al Nord le regioni con il maggior numero di utilizzatori sono Lombardia (38,2%), Veneto (18,9%) ed Emilia-Romagna (16,8%), seguite da Piemonte (13,5%), Trentino-Alto Adige (4,4%), Friuli-Venezia Giulia (4,1%), Liguria (3,8%) e Valle d’Aosta (0,3%);
  • al Centro le regioni con maggiore incidenza sono Lazio (45%) e Toscana (32,3%), seguite da Marche (14,9%) e Umbria (7,8%);
  • al Sud emergono Campania (28,5%), Puglia (21,7%) e Sicilia (21,6%), seguite da Abruzzo (9,2%), Calabria (7,5%), Sardegna (6,8%), Basilicata (3,1%) e Molise (1,6%).

Solo un quarto sfrutta i 10 giorni disponibili

Tra chi accede al congedo, la fruizione integrale è ancora l’eccezione: solo un padre su quattro utilizza per intero i 10 giorni previsti dalla legge. Un dato che riflette pressioni pratiche — organizzative, culturali e legate al contesto lavorativo — che condizionano le scelte anche di chi formalmente esercita il proprio diritto.

Il 35% dei neo-padri non lo usa

Nonostante i progressi, circa il 35% dei padri lavoratori dipendenti non ha usufruito del congedo nel 2024. “Persistono differenze legate al contesto lavorativo, economico e territoriale che continuano a influenzare questa possibilità”, osserva Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children. Il report sottolinea la necessità di rafforzare politiche strutturali a sostegno della genitorialità condivisa, anche alla luce delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, che ha esteso il congedo parentale retribuito fino al compimento dei 14 anni del figlio.