Detassazione fringe benefit meglio del taglio IRPEF: le evidenze e la proposta Satispay

di Barbara Weisz

12 Ottobre 2026 11:59

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Fringe benefit, Satispay chiede la detassazione strutturale perchè il welfare aziendale spinge il PIL più del taglio IRPEF: le stime degli economisti.

Il welfare aziendale fa crescere il PIL più di un taglio delle tasse. È la conclusione di uno studio commissionato da Satispay agli economisti Carlo Cottarelli e Giampaolo Galli dell’Osservatorio Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica, secondo cui un euro speso in fringe benefit esentasse spinge l’economia fino a quattro volte più di un euro di IRPEF tagliata.

Una secondsa ricerca commissionata al Politecnico di Milano evidenzia inoltre il rischio che le imprese riducano il welfare se le soglie tornassero ai livelli ordinari. Forte di questi calcoli e stime, la società dei pagamenti digitali chiede dunque al Governo di rendere strutturale la detassazione dei fringe benefit nella misura attuale, oggi garantita solo fino al 2027.

In sintesi:

  • per i periodi d’imposta 2025, 2026 e 2027 beni, servizi e rimborsi di utenze, affitto e interessi sul mutuo della prima casa non sono tassati entro 1.000 euro, 2.000 per chi ha figli a carico (art. 1, comma 390, L. n. 207/2024, oggi art. 53, comma 4, del Testo unico delle imposte sui redditi);
  • senza proroga dal 2028 la franchigia ordinaria torna a 258,23 euro;
  • secondo lo studio di Cottarelli e Galli un miliardo speso in welfare aggiunge al PIL 800 milioni il primo anno e 1,25 miliardi il terzo, con un costo netto della stabilizzazione di circa 648 milioni annui;
  • secondo l’Osservatorio HR Innovation del Politecnico di Milano, a soglie scadute il 20% delle imprese taglierebbe il budget welfare e il 40% non sa ancora come reagirebbe.

Fringe benefit esentasse fino al 2027: le soglie

Fino al periodo d’imposta 2027 le soglie dei fringe benefit esentasse sono di 1.000 euro l’anno per tutti i dipendenti e di 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico. La deroga è stata introdotta dall’art. 1, comma 390, della Legge 207/2024 (la Legge di Bilancio 2025) ed è oggi contenuta nell’art. 53, comma 4, del TUIR (approvato con il DLgs  117/2026). Si tratta dunque di un regime temporaneo: dal 2028, a legislazione vigente, tornerà la franchigia ordinaria di 258,23 euro.

La regola ordinaria esclude dal reddito del dipendente soltanto il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati dall’azienda, buoni acquisto compresi, e funziona a soglia secca: se nell’anno il valore supera la franchigia, diventa reddito imponibile per intero e non solo per la parte eccedente.

Per il triennio 2025-2027, invece, il regime rafforzato ha alzato il limite e ha esteso l’esenzione alle somme che il datore di lavoro paga o rimborsa per le utenze domestiche di acqua, luce e gas, per l’affitto o per gli interessi del mutuo sull’abitazione principale. Per accedere al limite più alto il dipendente consegna al datore di lavoro l’autocertificazione per la soglia maggiorata dei fringe benefit, indicando il codice fiscale dei figli.

Dal periodo d’imposta 2028, senza una nuova norma, i rimborsi di bollette, affitto e interessi sul mutuo usciranno dall’esenzione. Un buono acquisto da 1.000 euro, esentasse nel 2027, supererà la franchigia ordinaria e sarà tassato dal primo euro.

Con la soglia ordinaria come con quella rafforzata, il benefit che non supera il limite è comunque escluso sia dall‘IRPEF sia dai contributi, perché la base imponibile previdenziale coincide con quella fiscale.

La proposta di Satispay sulla detassazione

Satispay propone di rendere permanenti le soglie di esenzione in vigore fino al 2027, quella per tutti i dipendenti e quella maggiorata per chi ha figli a carico, così come sono oggi. Per l’amministratore delegato Alberto Dalmasso, la stabilizzazione è:

una scelta sostenibile per lo Stato, vantaggiosa per le aziende.

Di contro, l’incertezza sulle soglie della detassazione frena lo sviluppo del welfare proprio in una fase in cui l’inflazione rallenta la crescita dei salari e riduce il potere d’acquisto.

Welfare aziendale e PIL: le stime di Cottarelli e Galli

Secondo lo studio di Cottarelli e Galli una spesa aggiuntiva di un miliardo di euro in welfare aziendale farebbe crescere il PIL di 800 milioni nel primo anno e di 1,25 miliardi entro il terzo (le simulazioni usano i moltiplicatori del modello econometrico della Banca d’Italia).

Il vantaggio sulla riduzione dell’IRPEF dipende dall’uso delle risorse: il taglio delle imposte finisce in buona parte in risparmio, mentre i benefit si spendono in tempi brevi e sostengono la domanda interna.

La maggiore attività economica riporterebbe nelle casse pubbliche circa 280 milioni di gettito il primo anno e 480 milioni il terzo. Il costo netto della stabilizzazione è stimato in circa 648 milioni l’anno nella fase iniziale, cifra che Satispay considera in linea con le risorse già stanziate per il triennio 2025-2027.

Le stime dipendono dalla quota di acquisti che i benefit aggiungono a quelli che le famiglie farebbero comunque. La ricerca del Politecnico offre un indizio: senza fringe benefit i lavoratori avrebbero rinunciato al 48% degli acquisti per la cura della persona e al 26% di quelli per cultura, intrattenimento e arredamento; per la parte restante il benefit ha sostituito una spesa già prevista, con un effetto sulla domanda più contenuto.

Imprese e lavoratori: i dati del Politecnico

Secondo il White Paper “Il ruolo del welfare aziendale e dei fringe benefit nel mercato del lavoro italiano nel 2026” dell’Osservatorio HR Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, il 77% delle imprese con più di 10 dipendenti offre almeno un benefit, e per il 22% dei datori di lavoro l’incertezza normativa è il principale ostacolo all’introduzione o all’ampliamento dei fringe benefit.

Alla domanda su come reagirebbero alla fine del regime rafforzato, il 20% delle aziende risponde che porterebbe il budget welfare al livello della franchigia ordinaria, il 16% che manterrebbe gli importi accettando che diventino imponibili per il dipendente ai fini fiscali e contributivi, il 40% che non ha ancora deciso. Secondo la direttrice dell’Osservatorio, Martina Mauri, le imprese rinunciano a investire nel welfare quando non possono programmarlo su orizzonti pluriennali.

Sul fronte dei lavoratori, il 53% usa i fringe benefit per comprare beni di prima necessità. Dei buoni acquisto si spende il 93% del valore, contro il 64-67% dei flexible benefit, i servizi che il dipendente sceglie dal piano welfare aziendale per cultura, tempo libero e istruzione.

Le preferenze dei dipendenti vanno nella stessa direzione: secondo la ricerca europea Il Grande Gap 2026 di Epassi il 62% dei lavoratori preferisce il welfare aziendale all’aumento di stipendio.

Fringe benefit o aumento in busta paga: il netto a confronto

A parità di importo, un fringe benefit entro soglia arriva al dipendente senza trattenute, mentre la stessa somma pagata come aumento in busta paga perde circa due quinti tra contributi e IRPEF.

Per comprendere meglio le evidenze emerse dei due studi presentati da Satispay, proponiamo di seguito in tabella un esempio di calcolo indicativo per un dipendente con reddito tra 28mila e 50mila euro: aliquota IRPEF marginale del 33%, contributi a suo carico del 9,19%, contributi a carico dell’azienda ipotizzati al 30%, senza addizionali locali né effetti sulle detrazioni, che renderebbero il netto in busta paga ancora più basso.

Esempi di calcolo: 1.000 euro al dipendente Netto e costo per l’azienda
Buono acquisto entro la soglia esentasse 1.000 euro netti, costo azienda 1.000 euro
1.000 euro lordi in busta paga circa 608 euro netti, costo azienda circa 1.300 euro
1.000 euro netti in busta paga circa 1.644 euro lordi, costo azienda circa 2.137 euro
Buono da 1.000 euro dal 2028 senza proroga circa 608 euro netti, costo azienda circa 1.300 euro

Con la soglia doppia riservata a chi ha figli a carico il divario raddoppia: lo stesso importo pagato in busta paga lascerebbe circa 1.217 euro netti, e per garantire l’intera cifra netta l’azienda spenderebbe circa 4.273 euro. L’ultima riga della tabella descrive l’azienda che mantiene il buono dopo il 2027: tornato imponibile per intero, il benefit vale per il dipendente quanto un aumento lordo di pari importo. È la scelta che il 16% delle imprese intervistate dal Politecnico dichiara di voler fare.

Il calcolo dello stipendio netto applica al proprio reddito aliquote, detrazioni e addizionali e mostra quanto arriva in tasca di un aumento lordo, il dato da confrontare con il valore pieno di un buono welfare.

Stabilizzazione fringe benefit in Manovra 2027

Per la stabilizzazione dei fringe benefit il Governo dovrebbe trovare specifiche coperture nell’ambito della Manovra 2027, dove taglio dell’IRPEF, detassazioni e bonus richiedono coperture integrali senza nuovo deficit.

Per il momento Walter Rizzetto (Fratelli d’Italia), presidente della commissione Lavoro della Camera, ha ricordato che il finanziamento della misura è garantito solo fino al 2027 e, sulla stabilizzazione, si è limitato a dichiarare: «tenteremo di renderla strutturale». Fringe benefit esentasse, Satispay chiede la detassazione strutturale: per Cottarelli e Galli il welfare aziendale spinge il PIL più di un taglio dell’IRPEF