Il caro affitti non è più un tema “da grandi città”: sta diventando un freno strutturale per famiglie e lavoratori. In media, in Italia il canone di locazione pesa per il 35% sulla retribuzione netta, superando la soglia del 30% che viene spesso usata come spartiacque oltre cui il bilancio familiare entra in zona rischio. Ma è nelle aree metropolitane che i numeri diventano difficili da ignorare: Milano arriva al 76%, Roma al 65%.
I dati che spiegano perché la pressione cresce
Secondo l’analisi CDP, l’aumento della tensione abitativa è legato soprattutto ai canoni, più che a differenze marcate nelle retribuzioni tra province. E si innesta su trend che hanno spinto i prezzi a correre più dei redditi: domanda di affitti nelle grandi aree urbane, mobilità interna verso i poli economici, costi di costruzione più elevati e un’offerta immobiliare spesso non allineata ai bisogni reali.
Milano e Roma “fuori scala”
Il caro affitti mostra il suo volto più critico a Milano e Roma, dove il rapporto tra canoni e redditi ha superato livelli di sostenibilità.
Nel capoluogo lombardo, l’affitto medio di un’abitazione arriva ad assorbire fino al 76% della retribuzione netta, trasformando l’accesso alla casa in una barriera economica per una quota crescente di lavoratori. Anche a Roma la situazione resta tesa, con un’incidenza che supera il 65% dello stipendio, ben al di sopra della soglia del 30% considerata critica per l’equilibrio finanziario delle famiglie.
Le città dove l’affitto pesa di più
Per fotografare l’impatto, CDP utilizza un indicatore semplice: il rapporto tra il canone mensile medio di un appartamento di 60 mq e la retribuzione netta media. Il risultato è una mappa dell’Italia in cui la forbice tra città è ampia, ma con alcuni picchi molto chiari.
| Città | Quota di stipendio per l’affitto di casa |
|---|---|
| Milano | 76% |
| Roma | 65% |
| Bologna | 48% |
| Sassari | 46% |
| Firenze | 45% |
| Napoli | 45% |
| Cagliari | 43% |
| Torino | 42% |
| Venezia | 39% |
| Bari | 39% |
| Messina | 39% |
| Genova | 34% |
| Reggio Calabria | 28% |
| Palermo | 26% |
| Catania | 25% |
| Media Italia | 35% |
Per chi lavora: la casa come barriera alla mobilità
Quando l’affitto assorbe quote così alte del reddito, la conseguenza non è solo sociale: si riduce anche la mobilità lavorativa. CDP stima che in Italia circa 1,2 milioni di famiglie vivano condizioni di disagio abitativo (definito, nell’impostazione richiamata dal report, come spesa per affitto o mutuo oltre il 30% del reddito familiare netto). Questo peso si concentra soprattutto tra affittuari e in comuni medio-grandi, con ricadute sulla possibilità di spostarsi per studio o lavoro e sulla capacità dei territori più dinamici di attrarre forza lavoro.
Cosa dice il nuovo trend a chi cerca casa
La lettura più utile, per un consumatore medio, è che il caro affitti non va interpretato solo come rincaro generalizzato: è un fenomeno molto “geografico”. Nelle città in cui il rapporto tra canoni e salari diventa estremo, la sostenibilità dell’affitto dipende sempre più da variabili come condivisione dell’alloggio, scelta di zone periferiche (con impatto su tempi e costi di trasporto) o soluzioni ibride. In questo quadro, iniziative di housing a canoni calmierati per lavoratori (service housing) vengono indicate da CDP come leva per ridurre la pressione nelle aree con maggiore domanda di lavoro e maggiore costo abitativo.