Lavoro domestico, minimi 2026: quanto guadagnano colf e badanti

di Teresa Barone

13 Febbraio 2026 09:57

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Come cambiano le retribuzioni per colf, badanti e baby-sitter grazie al rinnovo del CCNL e alla rivalutazione Istat. Nuove retribuzioni per il lavoro domestico dal 1° gennaio 2026: minimi orari e impatto sui contributi INPS.

Dal 1° gennaio 2026 sono entrate in vigore le nuove tabelle dei minimi retributivi per il lavoro domestico, aggiornate in base al meccanismo di rivalutazione previsto dal CCNL e all’indice ISTAT dei prezzi al consumo. Gli importi riguardano colf, badanti e baby-sitter, con effetti diretti sulle buste paga e sui contributi previdenziali dovuti dai datori di lavoro.

Minimi retributivi lavoro domestico aggiornati al 2026

Le nuove retribuzioni si applicano ai rapporti di lavoro in essere e alle buste paga di gennaio 2026. L’adeguamento deriva dalla rivalutazione automatica collegata all’inflazione registrata dall’ISTAT e interessa tutti i livelli di inquadramento previsti dal contratto collettivo nazionale.

Retribuzioni orarie per colf, badanti e baby-sitter

Per il lavoro a ore, le principali variazioni dei minimi sono le seguenti:

  • colf livello B da 6,68 euro a 7,01 euro;
  • badanti per persone autosufficienti e baby-sitter livello BS da 7,10 euro a 7,45 euro;
  • badanti per persone non autosufficienti livello CS da 8,49 euro a 8,91 euro.

Gli incrementi incidono in misura diversa a seconda del livello contrattuale e del numero di ore lavorate.

Retribuzioni per lavoro domestico in convivenza

Per i lavoratori domestici conviventi l’aumento medio è pari a 55,98 euro mensili. Il minimo retributivo per il livello CS in convivenza raggiunge 1.193,84 euro mensili, cui si aggiungono le indennità di vitto e alloggio secondo le tabelle contrattuali.

Effetti su contributi INPS e costo del lavoro domestico

L’adeguamento dei minimi retributivi comporta un aggiornamento dei contributi previdenziali dovuti all’INPS. L’importo dei versamenti varia in base alla fascia oraria e alla retribuzione effettiva, come indicato nelle tabelle INPS per i contributi dei lavoratori domestici. L’incremento salariale determina quindi un aumento proporzionale del costo complessivo per il datore di lavoro.