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Riforma Pensioni: si fa strada la Quota 41

di Redazione PMI.it

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Riforma Pensioni: per il dopo Quota 100, il sottosegretario al Mef Claudio Durigon promuove la proposta di Quota 41 avanzata dai Sindacati.

Bene la proposta della piattaforma sindacale per Quota 41 per non tornare alla legge Fornero.

Questo il commento del Sottosegretario all’Economia, Claudio Durigon, con riferimento alla proposta dei sindacati di sostituire la Quota 100 – che scade a fine 2021 – con una formula alternativa di uscita flessibile dal mondo del lavoro, così da evitare lo scalone secco dei 5 anni di requisito anagrafico in più richiesto a partire da gennaio 2022 per andare in pensione.

Quota 100 nasceva come una norma per la flessibilità in uscita che ha bloccato l’aspettativa di vita prevista dalla legge Fornero. Se vogliamo uscire dalla crisi innescata dal Covid serve una riforma strutturale con una visione pensionistica.

La Quota 41 proposta prevede la pensione anticipata con 41 anni di contributi senza un requisito anagrafico. Tra le alternative proposte dagli esperti, c’è poi la Quota 102 (38 anni di contributi + 64 anni di età) teorizzata da Alberto Brambilla (Itinerari Previdenziali). E se l’alternativa Quota 41 è ben vista dalla Lega (Durigon), PD e M5S propendono per altri strumenti, mirando un ad un potenziamento di Opzione Donna e APE Sociale.

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Il dibattito sulla riforma è comunque ancora tutto da svilupparsi: i tavoli di concertazione con il nuovo Governo devono ancora partire. Come ricordato da Durigon:

aspettiamo il tavolo convocato dal ministro del Lavoro Orlando e le proposte che arriveranno.

La necessità di uno strumento tampone per fornire un’alternativa alla Quota 100 è stringente. Tuttavia non è l’unico motivo per guardare alla Riforma delle Pensioni come ad una possibilità degli effetti Covid. Da qui a ottobre, al massimo a fine anno, cadranno i divieti di licenziamento, con un potenziale effetto domino devastante.

La crisi farà parecchi licenziamenti, quindi saranno necessari strumenti di flessibilità in uscita.

Sullo sfondo, i lavori del Ministro Andrea Orlando per la riforma degli ammortizzatori sociali, strettamente connessa sia al blocco dei licenziamenti (la riforma dovrebbe rivedere i meccanismi della cassa integrazione e perfino della NASpI) sia alle pensioni stesse, prevedendo eventuali strumenti di scivolo pensione e incentivo all’esodo, sulla stregua di quanto previsto negli ultimi mesi con il potenziamento dei contratti di solidarietà (l’ultima novità è attesa nel decreto Sostegni bis, che dovrebbe prevedere un abbassamento della soglia per l’accesso allo strumento che consente di andare in pensione 5 anni prima con un accordo aziendale).