Stipendi: lavoro in sede e smart work a confronto

di Redazione PMI.it

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La pandemia ha avuto ripercussioni negative sull’occupazione e sugli stipendi, con alcune differenze tra lavoratori tradizionali e smart workers.

La pandemia ha avuto conseguenze evidenti sul mercato del lavoro, non solo causando molte perdite dal punto di vista occupazionale ma anche impattando sulle retribuzioni. La crescita degli stipendi medi che ha caratterizzato l’Italia nei primi tre trimestri dell’anno è solo apparente, considerando che il calo occupazionale ha coinvolto soprattutto le categorie più a basso reddito. Questo aspetto emerge dallo studio condotto dall’Osservatorio Jobpricing e Badenoch + Clark – “Le dinamiche retributive al tempo del Covid-19” -, che per analizzare l’impatto della pandemia sugli stipendi ha adottato un punto di vista inedito, mettendo a confronto lavoratori tradizionali e smart workers.

Secondo il report, infatti, i primi hanno perso 887 euro in media nei primi tre trimestri del 2020 rispetto ai colleghi che hanno operato in modalità agile. Se gli uomini hanno perso in media circa 1.004 euro, la cifra scende fino a 880 euro per le donne. A farne le spese sono stati soprattutto gli under 35 (-997 euro circa).

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Sono i lavoratori tradizionali delle piccole imprese, inoltre, ad avere patito maggiormente la crisi rispetto alle aziende più grandi, con una perdita di circa 883 euro. Un dato in controtendenza riguarda il livello di istruzione scolastica, infatti i lavoratori tradizionali con solo l’obbligo scolastico hanno guadagnato circa 1.218 euro in più rispetto ai lavoratori smart.

Per quanto riguarda le differenze territoriali, le regioni del Centro hanno perso di più in termini di euro (-1.307 euro circa), ma l’incidenza sui salari in percentuale è molto simile (tra 2,5 e 4,3 per cento circa). I lavoratori a tempo determinato, inoltre, sono la categoria che più in assoluto ha sofferto la crisi, infatti molti di coloro che avevano un contratto in scadenza hanno presumibilmente perso il lavoro.

I lavoratori tradizionali dell’area acquisti, logistica e supply chain, hanno potuto contare su una retribuzione inferiore di circa il 20 per cento rispetto ai lavoratori smart della stessa area funzionale, mentre nell’area ambiente, salute e sicurezza il risultato è l’opposto. Tra i settori industriali, infine, a essere molto penalizzati sono stati i salari dei lavoratori tradizionali di alcuni comparti molto colpiti dalle restrizioni, tra cui arte e intrattenimento (-9.332), media web e comunicazione (-1.098), aeronautica (-739), navale (-3.315) e automotive (-1.891).