Salario minimo: conferme e ipotesi in campo

di Barbara Weisz

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Conte annuncia la legge sul salario minimo: da capire se di 9 euro l'ora come da Ddl M5S o con minimo tabellare nei CCNL come da proposta Pd, caldeggiata anche da imprese e sindacati.

E’ una certezza: il Governo ha in cantiere la legge sul salario minimo, forse già nella prossima manovra di Bilancio, ma continuano a mancare i dettagli sul nuovo intervento a garanzia della paga minima in Italia.

Il premier, Giuseppe Conte, nell’indicare questo punto programmatico nel suo discorso alla Camera per chiederne la fiducia, si è limitato a indicarne l’obiettivo, comprese le tutele massime ai lavoratori attraverso il meccanismo, già previsto, dell’efficacia erga omnes dei contratti collettivi.

Per capire come si articolerà il salario minimo bisogna dunque attendere i prossimi mesi: è in fatti possibile una sua introduzione nella manovra 2020, o più probabilmente nei decreti collegati.

Si tratta di un cavallo di battaglia del nuovo Governo, tanto da essere inserito nel programma  in 29 punti che sintetizza la linea M5S e Pd. Non a caso, il neo Ministero del Lavoro, Nunzia Catalfo, è la prima firmataria del ddl presentato a suo tempo dai Cinquestelle. Le due forze che compongono la maggioranza hanno però posizioni diverse sul salario minimo:

  • il provvedimento dei pentastellati prevede un salario minimo a 9 euro lordi all’ora,
  • la proposta del Pd un minimo tabellare nel contratto di lavoro di categoria di riferimento.

La differenza fondamentale sta proprio nella quantificazione del salario minimo. Per i Cinquestelle non dovrebbe essere inferiore a 9 euro l’ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali. Previsione, quest’ultima, che invece non è inserita nel ddl Pd (prima firma Nannicini), in base al quale il salario minimo è il “trattamento minimo tabellare stabilito dal contratto collettivo nazionale di lavoro” di riferimento.

In realtà, anche la proposta del M5S richiama esplicitamente la centralità dei contratti di lavoro: il salario minimo, si legge, non è «inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale in vigore per il settore e per la zona nella quale si eseguono le prestazioni di lavoro, stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro più rappresentati”.

In mancanza di copertura contrattuale, andrebbe istituito un salario minimo di garanzia, stabilito da una nuova Commissione paritetica per la rappresentanza e la contrattazione collettiva.

Non sembra che al momento il dibattito politico consenta già i capire in che modo evolveranno le due proposte e se troveranno sintesi in un provvedimento ex novo del nuovo Governo la proposta: resteranno i 9 euro del ddl Catalfo oppure si farà riferimento ai minimi tabellari?

Tendenzialmente, sia i sindacati sia le imprese sono maggiormente favorevoli alla seconda ipotesi. Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha ribadito: «sul salario minimo non siamo critici ma dovrebbe essere legata ai grandi contratti di riferimento».

Dunque, il punto fondamentale è rappresentato dal rapporto con i contratti e dalla legge sulla rappresentatività, a sua volta prevista dal programma.