Terziario avanzato, Confindustria prepara il contratto dei servizi professionali

di Barbara Weisz

16 Ottobre 2026 09:30

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Terziario avanzato da 151 miliardi di fatturato e +29,8% in due anni: corrono ingegneria e consulenza, frenano le microimprese e la carenza di laureati

Consulenza e management, ingegneria e architettura, servizi legali e contabili, comunicazione: il terziario avanzato, l’industria dei servizi ad alta specializzazione per le imprese, è cresciuto di quasi il 30% in due anni e per Confindustria PROM, la federazione confindustriale delle professioni e del management, è ormai la seconda filiera del Paese.

La fotografia, costruita con il CNEL sui dati Istat, è stata presentata a Roma alla prima Assemblea pubblica della federazione. Nella stessa sede il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha annunciato che entro fine anno partiranno i lavori sul contratto collettivo dei servizi professionali.

Le imprese del settore applicano oggi il CCNL metalmeccanico o il CCNL del commercio e chiedono regole proprie su orari, retribuzione di risultato e lavoro ibrido. Il freno principale alla crescita è la carenza di laureati, profili che queste aziende cercano quasi in via esclusiva.

In sintesi:

  • nel 2023 le imprese dei servizi a capitale intellettuale hanno fatturato 151,3 miliardi di euro e prodotto 77,1 miliardi di valore aggiunto, il 3,6% del Pil (elaborazioni Confindustria PROM su dati Istat);
  • i servizi ad alta intensità di conoscenza impiegano nel 2023 il 25,7% degli addetti delle imprese italiane, contro il 18,5% del 2001;
  • il 69,1% degli addetti dei comparti rappresentati da Confindustria PROM lavora in imprese fino a nove addetti (Quaderno CNEL n. 5/2026);
  • in Italia ha un titolo terziario il 31,1% dei 25-34enni, contro il 44,8% della media Ue (dati 2025).

Terziario avanzato: fatturato e crescita dei comparti

Il terziario avanzato ha raggiunto nel 2023 un giro d’affari di 151,3 miliardi di euro, il 29,8% in più dei 116,5 miliardi del 2021, mentre il valore aggiunto è salito nello stesso biennio da 61,3 a 77,1 miliardi.

Nel complesso il terziario occupa nel 2025 il 69,9% dei lavoratori italiani, e i servizi ad alta intensità di conoscenza, la parte più qualificata, contano il 25,7% di tutti gli addetti delle imprese. Tra le attività crescono soprattutto direzione aziendale e consulenza gestionale, ricerca e sviluppo, software e consulenza informatica.

Le cifre sono elaborazioni di Confindustria PROM, la federazione che riunisce OICE (ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica), Assoconsult (consulenza d’impresa), UNA (comunicazione) e ASLA (studi legali associati), presentate il 14 ottobre a Palazzo Grazioli alla prima Assemblea pubblica. Proiettando al 2025 la crescita del biennio, il presidente Luigi Riva stima quasi 200 miliardi di fatturato e quasi 100 miliardi di valore aggiunto, oltre il 4% del Pil.

La graduatoria dei comparti per giro d’affari 2023, con la crescita 2021-2023 indicata dalla federazione per i settori più dinamici:

Comparto Fatturato 2023 (crescita sul 2021)
Studi di ingegneria e altri studi tecnici 28,4 miliardi (+44,2%)
Consulenza imprenditoriale e gestionale 28,3 miliardi (+44,2%)
Contabilità, revisione e consulenza fiscale e del lavoro 22,5 miliardi
Studi legali e notarili 19,6 miliardi
Altre attività di consulenza e professionali 16 miliardi (+36,1%)
Agenzie pubblicitarie 10,2 miliardi (+27%)
Design specializzato 5,8 miliardi
Studi di architettura 5,7 miliardi (+42,7%)

Ingegneria e consulenza gestionale valgono insieme 56,7 miliardi, oltre un terzo del giro d’affari del settore, e sono anche i comparti cresciuti più in fretta.

Contratto dei servizi professionali: lavori al via entro l’anno

Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha annunciato all’assemblea che i lavori sul CCNL dei servizi professionali saranno avviati entro la fine dell’anno, sulla base dell’accordo sulla rappresentanza del settore.

Per Riva, la divisione delle imprese tra il contratto metalmeccanico e quello del commercio non corrisponde al modo in cui il settore lavora: la federazione chiede banca ore, retribuzione legata ai risultati professionali, formazione continua e regole specifiche per trasferte e lavoro ibrido.

Per la Manovra 2027 Riva chiede di destinare a competitività e produttività gli eventuali margini negoziati con Bruxelles, con una flat tax sugli aumenti salariali o con incentivi alle aggregazioni tra imprese. Nel 2026 è già in vigore la flat tax del 5% sugli aumenti dei rinnovi contrattuali per i dipendenti privati con reddito fino a 33.000 euro.

Microimprese e produttività del lavoro: +10,5% dal 2019

Le microimprese sono la struttura tipica del settore: secondo il Quaderno CNEL n. 5/2026, nel 2023 il 69,1% degli addetti lavora in imprese fino a nove addetti, con difficoltà di accesso a capitali, tecnologia e competenze manageriali.

La produttività cresce più che nel resto dell’economia: tra il 2019 e il 2025 il valore aggiunto per unità di lavoro delle attività professionali è aumentato del 10,5%, mentre l’industria si è fermata a +0,5% e il complesso dei servizi è sceso dello 0,3%.

Per sostenere la crescita dimensionale, la relazione presentata all’assemblea da Paolo Feltrin propone un credito sulle assunzioni stabili, calcolato sull’aumento netto dei dipendenti a tempo pieno rispetto ai 24 mesi precedenti. Nell’esempio, un’impresa che sale da 8 a 11 dipendenti con tre posizioni da 40.000 euro annui otterrebbe 18.000 euro il primo anno (15%), 12.000 il secondo (10%) e 6.000 il terzo (5%): 36.000 euro in tutto, il 30% del costo annuo delle tre assunzioni. Si tratta di una proposta di studio, senza stima della spesa pubblica.

Laureati in Italia: il ritardo sull’Europa frena le assunzioni

La carenza di laureati è per Riva il problema principale del terziario avanzato, dove nella consulenza gestionale e negli studi di ingegneria e architettura oltre il 60% degli occupati ha la laurea, contro il 25,5% della media nazionale. In Italia ha un titolo terziario il 31,1% dei 25-34enni, contro il 44,8% della media Ue: circa 14 punti di distanza, che secondo Riva valgono il penultimo posto su 28 Paesi.

Anche l’ingresso nel lavoro è più lento: il tasso di occupazione dei neolaureati, i 20-34enni usciti dagli studi da uno a tre anni, è del 78,7% contro l’87% della media Ue, mentre l’emigrazione dei giovani laureati riduce ancora il bacino a cui le imprese possono attingere.

Tabella CNEL sui 25-34enni con titolo terziario e sull'occupazione dei neolaureati in Italia, Ue, Germania, Francia e Paesi Bassi nel 2025