Quasi una posizione su due è di difficile copertura. Nel secondo semestre 2025, il 46,1% delle assunzioni nelle imprese italiane ha incontrato criticità nel reperimento del personale: è il dato centrale del secondo Report sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro, pubblicato da CNEL e Unioncamere su elaborazioni del Sistema Informativo Excelsior. Una percentuale in lieve calo ma ancora strutturalmente elevata, che pesa in modo particolare sulle micro e piccole aziende e su comparti chiave come costruzioni, metalmeccanica e informatica.
Costruzioni e metalmeccanica, i settori dove si attende di più
Il settore dove trovare personale è più difficile — e più lento — rimane quello delle costruzioni: oltre il 61% delle entrate previste risulta di difficile copertura, con un tempo medio di reperimento che supera i 6 mesi. Un dato che riflette una carenza strutturale di manodopera specializzata che si protrae da anni e che nessun ciclo economico espansivo è riuscito a colmare.
Nella stessa fascia critica si colloca l’industria metalmeccanica ed elettronica: difficoltà di reperimento al 59,2% e tempi medi di 5,3 mesi. Nonostante registri una contrazione delle assunzioni previste del 10,7% rispetto al secondo semestre 2024, resta il principale bacino occupazionale del settore industriale, con il paradosso di un comparto che assume meno ma fatica ancora di più a trovare chi cerca. Anche le industrie del legno e del mobile (6,3 mesi) e quelle tessili (5,7 mesi) mostrano tempi superiori alla media.
Operai specializzati, due posizioni su tre scoperte
A livello di gruppi professionali, la categoria più critica è quella degli operai specializzati: il 63,7% delle posizioni aperte risulta di difficile reperimento, in calo rispetto al 66,6% del secondo semestre 2024 ma ancora su valori che segnalano una carenza strutturale. I dati Excelsior di febbraio 2026 precisano ulteriormente il quadro: addetti alle rifiniture delle costruzioni (73,3%), fabbri (70,3%), meccanici (69,8%) e saldatori (66,9%) sono le figure con le percentuali più alte di irreperibilità.
Anche la categoria dei dirigenti e amministratori registra un aumento della difficoltà di reperimento, salita al 62,4% — l’unica in crescita tra tutti i gruppi professionali. Le professioni tecniche si attestano al 52,4% di difficoltà, con tempi di ricerca che nei comparti più specializzati superano i cinque mesi. Impiegati e professioni non qualificate restano invece le categorie più accessibili, con tassi di difficoltà sotto il 35%.
Microimprese più penalizzate dal mismatch
La dimensione aziendale incide in modo determinante sulla capacità di trovare personale. Le microimprese con 1-9 dipendenti registrano la quota più alta di entrate difficili da coprire: 52,9% nel secondo semestre 2025, quasi il doppio rispetto alle grandi imprese con oltre 500 dipendenti, ferme al 28,2%. Le piccole imprese (10-49 dipendenti) si attestano al 48,9%, le medie (50-249 dipendenti) tra il 44% e il 45%.
Il divario si spiega con una minore capacità di attrazione e fidelizzazione dei candidati, politiche retributive meno competitive e un utilizzo più limitato di strumenti strutturati di selezione. Le PMI pagano quindi un doppio svantaggio: subiscono il mismatch con la stessa intensità delle grandi imprese — in alcuni settori perfino di più — ma dispongono di risorse inferiori per gestirlo.
Paradosso IT: meno assunzioni e più difficoltà
Il comparto dei servizi informatici e delle telecomunicazioni presenta nel secondo semestre 2025 una dinamica apparentemente contraddittoria: le entrate previste calano del 14,3% rispetto allo stesso periodo del 2024, eppure la difficoltà di reperimento aumenta, passando dal 49,8% al 51,4%. Le imprese assumono meno — probabilmente per cautela strategica o riduzione dei budget — ma i profili che cercano diventano sempre più rari sul mercato.
La stessa logica vale per i servizi avanzati di supporto alle imprese: -14,3% di entrate previste, difficoltà al 41,9%. In questi comparti il mismatch non è solo quantitativo — mancano i candidati — ma qualitativo: le competenze richieste, in particolare quelle digitali avanzate, crescono più velocemente dell’offerta formativa disponibile.
PMI con posti vacanti: 4,5 mesi di attesa media
Il dato che quantifica meglio l’impatto del mismatch sui bilanci aziendali è il tempo medio di reperimento: 4,5 mesi per trovare le figure di difficile reperimento, con picchi che superano i 6 mesi nelle costruzioni e i 5 mesi in diversi comparti manifatturieri. Ogni mese di posizione scoperta equivale a costi di produzione non ottimizzati, commesse rallentate, carichi di lavoro distribuiti sugli organici esistenti. Per una piccola impresa con 10 dipendenti, un operaio specializzato irreperibile per sei mesi può tradursi in una perdita significativa di capacità produttiva.
Sul versante degli strumenti disponibili, la maxi-deduzione per le assunzioni a tempo indeterminato — confermata fino al 2027 dalla Legge di Bilancio 2025 — e gli incentivi alle assunzioni per categorie specifiche rappresentano leve fiscali per ridurre il costo del reclutamento, ma non intervengono sulla causa principale del mismatch: la carenza strutturale di figure tecniche e operative nel sistema formativo italiano.