Il franchising in Italia aumenta fatturato e occupati in un anno di consumi deboli, con una rete di negozi che cresce o si ferma a seconda di chi la misura e una quota di imprenditrici che i franchisor si aspettano in aumento.
Il quadro emerge dal Rapporto Assofranchising Italia 2026, dalle ricerche presentate al Salone Franchising Milano di inizio ottobre e dalle rilevazioni di Confimprese e Federfranchising: un settore guidato da grande distribuzione, abbigliamento e ristorazione, sempre più presente all’estero e frenato soprattutto dall’accesso al credito per chi vuole aprire un punto vendita.
In sintesi:
- il settore genera 39 miliardi di euro di giro d’affari, l’1,7% del PIL, con 327.200 addetti (+12%) in 62.449 punti vendita, secondo il Rapporto Assofranchising Italia 2026 su dati 2025;
- gli uomini sono il 65% degli affiliati e per il 79% dei franchisor la quota di imprenditrici crescerà nei prossimi tre anni, secondo la ricerca di Patrigest per Assofranchising;
- il 41% dei brand italiani in franchising opera già all’estero e un altro 20% prevede di farlo entro tre anni, secondo Assofranchising;
- la domanda nel commercio è calata dello 0,6% nei primi otto mesi del 2026, secondo il Retailer Barometer Confimprese-Jakala;
- l’investimento medio per avviare un punto vendita è di circa 120mila euro e per l’80% dei franchisor l’accesso al credito è il principale ostacolo alla crescita delle reti.
- Fatturato e addetti in crescita
- I consumi deboli frenano le nuove reti
- Chi sono gli affiliati e come scelgono il marchio
- Settori chiave: GDO, abbigliamento e ristorazione
- Reti italiane all’estero e investimenti in AI
- Lombardia prima regione per fatturato e occupati
- Investimento iniziale e accesso al credito
- Giro d’affari dal 2017 al 2025 nei Rapporti Assofranchising
Fatturato e addetti in crescita
Nel 2025 il fatturato del franchising è cresciuto dell’8% sul 2024, secondo il Rapporto Assofranchising Italia 2026 realizzato da Patrigest con TEHA Group. Le insegne attive sono scese da 720 a 707, mentre gli occupati sono aumentati a doppia cifra, con una media superiore a cinque addetti per negozio.
Rapportati al numero di negozi e di occupati, i dati del Rapporto danno questi valori medi:
| Indicatore | Nel 2025 rispetto al 2024 |
|---|---|
| Punti vendita | 62.449, contro 62.902 |
| Addetti | oltre 327.200, +12% |
| Addetti per punto vendita | 5,2, contro circa 4,6 |
| Giro d’affari per punto vendita | circa 625mila euro, contro circa 574mila |
| Giro d’affari per addetto | circa 119mila euro, contro circa 124mila |
Il giro d’affari per addetto, misura grezza della produttività, è sceso di circa il 3,6% in un anno perché l’occupazione è cresciuta più del fatturato. Il Rapporto non scompone la variazione per comparto: tra le spiegazioni compatibili con i numeri ci sono il maggior peso di attività ad alta intensità di lavoro, come la cura della persona, e una quota più alta di contratti a orario ridotto, che l’indagine non rileva. I valori 2024 sono ricostruiti applicando ai dati 2025 le variazioni percentuali ufficiali e sono arrotondati.
I consumi deboli frenano le nuove reti
Le reti in franchising scontano la stessa debolezza dei consumi del resto del commercio: la domanda è scesa dello 0,6% tra gennaio e agosto 2026 secondo il Retailer Barometer Confimprese-Jakala, che stima per fine anno vendite a parità di rete in crescita dello 0,7%, contro lo 0,4% atteso a inizio anno.
I piani di sviluppo sono confermati in larga parte: l’86% delle aziende associate a Confimprese mantiene le aperture previste a inizio anno, il 14% le ridimensiona.
Sul numero dei punti vendita Federfranchising calcola una crescita dell’8% nell’ultimo anno e vede le prospettive migliori nei servizi alla persona, dai centri fitness al benessere. Il Rapporto Assofranchising registra invece per il 2025 un calo dell’1% considerando l’anno solare e le sole insegne con almeno cinque punti vendita in franchising.
Chi sono gli affiliati e come scelgono il marchio
Le donne nel franchising sono il 35% degli affiliati, contro il 22% che le imprenditrici rappresentano nell’insieme dell’imprenditoria italiana, secondo la ricerca di Patrigest per Assofranchising presentata il 1° ottobre al Salone Franchising Milano.
Per il 79% dei franchisor la presenza di imprenditrici crescerà nel prossimo triennio. Le preferenze di settore delle aspiranti affiliate sono diverse da quelle maschili: abbigliamento e accessori raccolgono il 36% delle scelte femminili contro il 19% di quelle maschili, la cura della persona il 25% contro il 14%. Più della notorietà del marchio, a orientare le donne sono l’affidabilità del modello imprenditoriale e la formazione offerta dal franchisor.
Tra tutti gli affiliati, la scelta del marchio segue soprattutto la notorietà dell’insegna e il supporto all’avvio, secondo l’Osservatorio Imprenditoria Retail 2026 di Largo Consumo e TradeLab, basato su interviste a oltre 1.200 imprenditori. Più della metà degli intervistati indica nella capacità di gestire il negozio il fattore che determina il successo dell’attività.
Il dato del franchising si inserisce in un quadro di imprenditoria femminile in cui le imprese guidate da donne crescono più in solidità che in numero. Per due insegne su tre l’autoimpiego è uno dei fattori di successo delle reti, mentre la presenza di under 30 tra gli affiliati è contenuta: il 7% tra le donne e il 10% tra gli uomini.
Settori chiave: GDO, abbigliamento e ristorazione
Tre comparti generano il 75% del giro d’affari del franchising italiano:
- la grande distribuzione organizzata (GDO), con il 43,5%;
- abbigliamento e accessori, con il 18,8%;
- ristorazione, con il 12,7%.
Tra i settori più dinamici il Rapporto indica, oltre alla GDO, cura della persona, salute, pet care e auto e riparazioni. Per gli affiliati intervistati dall’Osservatorio Imprenditoria Retail i comparti più promettenti sono ristorazione, cura della persona e ottica, utilities e second hand, il commercio dell’usato che richiede investimenti contenuti.
Le reti sono in prevalenza piccole: il 64% delle insegne conta meno di 50 punti vendita, mentre un nucleo di catene medio-grandi, il 7% del totale con un numero di negozi tra 200 e 500, guida la crescita. La ristorazione è il comparto più frammentato, con il 9% dei punti vendita distribuito tra molte catene piccole e medie.
Reti italiane all’estero e investimenti in AI
Il 41% dei brand italiani in franchising è già presente oltreconfine e almeno un altro 20% intende espandersi nei prossimi tre anni, secondo Assofranchising: guidano l’espansione abbigliamento (58%), ristorazione (56%), arredamento (55%) e cura della persona (53%), mentre la presenza all’estero della GDO si ferma al 9%. Il mercato italiano attira a sua volta insegne straniere: al Salone Franchising Milano di ottobre ne hanno esposte 15, provenienti da 11 Paesi.
Per le reti che puntano all’Europa, Assofranchising, socia fondatrice della European Franchise Federation (EFF), ha organizzato al Salone il 2 ottobre un incontro sugli strumenti del network europeo delle federazioni del franchising e colloqui individuali per i franchisor, con i vertici della EFF e della Fédération Française de la Franchise, su mercati e modalità di ingresso all’estero.
Per il 2026 il 65% degli operatori indica nello sviluppo della rete la prima leva di crescita, mentre il 93% prevede investimenti crescenti in intelligenza artificiale e digitalizzazione.
Lombardia prima regione per fatturato e occupati
La Lombardia genera un terzo del franchising italiano: secondo i dati regionali del Rapporto Assofranchising, nel 2025 la regione ha prodotto 12,6 miliardi di euro di giro d’affari, il 32,3% del totale nazionale, con 128.683 addetti, quasi il 40% degli occupati del settore.
La quota lombarda di occupati supera quella di fatturato, segno di una rete regionale con più addetti per euro di vendite rispetto alla media nazionale. Il primato non è nuovo: già il Rapporto 2018 collocava la Lombardia al primo posto per numero di insegne, davanti a Lazio e Campania.
Investimento iniziale e accesso al credito
Per avviare un’attività in franchising servono in media circa 120mila euro, secondo il Rapporto, e la percezione di un impegno così elevato è una delle barriere che allontanano i potenziali affiliati. Per l’80% dei franchisor l’accesso al credito è il principale ostacolo alla crescita delle reti. Le insegne segnalano anche che spirito imprenditoriale e capacità finanziaria adeguata si trovano di rado nello stesso candidato.
Al Franchising Summit del 18 giugno 2026 Assofranchising e Banco BPM hanno firmato un accordo che offre agli associati un servizio dedicato: il dipartimento franchising della banca valuta la sostenibilità del modello di business dei marchi affiliati per facilitare i finanziamenti all’avvio e allo sviluppo delle nuove attività.
Prima di aprire un franchising i numeri che contano sono quelli della singola rete. Ai sensi dell’art. 4 della L. n. 129/2004, almeno trenta giorni prima della firma l’affiliante consegna all’aspirante affiliato la copia completa del contratto con gli allegati, tra i quali:
- i principali dati societari e, su richiesta, il bilancio degli ultimi tre anni;
- la lista degli affiliati operanti nel sistema e dei punti vendita diretti dell’affiliante;
- la variazione anno per anno del numero di affiliati, con la loro ubicazione, negli ultimi tre anni;
- la sintesi dei procedimenti giudiziari o arbitrali sul sistema di affiliazione conclusi negli ultimi tre anni.
Il confronto con la media di settore richiede cautela: i circa 625mila euro di giro d’affari per punto vendita includono supermercati e grandi superfici della GDO, che spingono in alto il valore medio rispetto a un negozio di servizi o di abbigliamento. Le autorizzazioni dipendono dall’attività scelta: i requisiti per aprire un negozio in franchising seguono le regole del commercio nel comparto in cui opera la rete.
Giro d’affari dal 2017 al 2025 nei Rapporti Assofranchising
Il giro d’affari del franchising è cresciuto di circa il 59% tra il 2017 e il 2025, secondo i valori pubblicati nelle edizioni annuali del Rapporto Assofranchising:
| Anno di riferimento | Giro d’affari (edizione del Rapporto) |
|---|---|
| 2017 | 24,5 miliardi di euro (Rapporto 2018) |
| 2020 | 27,1 miliardi di euro (Rapporto 2021) |
| 2022 | 30,9 miliardi di euro (Rapporto 2023) |
| 2023 | quasi 34 miliardi di euro (Rapporto 2024) |
| 2024 | 35,8 miliardi di euro (Rapporto 2025) |
| 2025 | 39 miliardi di euro (Rapporto 2026) |
Il Rapporto 2026 ricalcola anche l’anno precedente: l’aumento dell’8% implica per il 2024 una base di circa 36,1 miliardi, poco sopra i 35,8 miliardi pubblicati nell’edizione 2025.
La serie dei punti vendita non è confrontabile tra le edizioni. Per il 2024 il Rapporto 2025 contava circa 81.400 punti vendita, il Rapporto 2026 ne conta 62.902 per lo stesso anno: la differenza riflette criteri di rilevazione diversi, introdotti con l’edizione 2026 curata da Patrigest con TEHA Group dopo le ultime edizioni realizzate da Nomisma.
Anche la quota sull’economia nazionale cambia unità di misura: l’edizione 2025 indicava l’1,8% del valore aggiunto, quella 2026 il contributo al PIL. Le due percentuali misurano grandezze diverse e il cambio di indicatore non segnala una contrazione del settore.