Estratto conto per la NASpI: contributi utili al diritto o al calcolo

Risposta di Barbara Weisz

6 Ottobre 2026 08:31

Paolo chiede:

Sull’estratto conto contributivo, quale colonna dei contributi per la pensione va presa in considerazione per il calcolo della NASpI: la colonna di quelli utili al diritto o al calcolo?

Per il calcolo della NASpI le due colonne dell’estratto conto con i contributi utili al diritto e al calcolo servono a misurare diritto e importo della pensione. Per l’indennità di disoccupazione contano la retribuzione imponibile da lavoro dipendente degli ultimi quattro anni e tutte le settimane retribuite dello stesso periodo, contate senza applicare il minimale settimanale.

Quando le due colonne riportano lo stesso numero, perché la retribuzione settimanale supera il minimale, il dato si può usare indifferentemente. Quando divergono, per esempio in un part-time con retribuzione bassa, per l’importo della NASpI vanno contate tutte le settimane coperte da retribuzione. I contributi versati come lavoratore autonomo sono esclusi dal calcolo.

Retribuzione imponibile e settimane: la base dell’indennità

Il calcolo della NASpI è regolato dall’articolo 4 del D.Lgs. n. 22/2015 e si basa sulla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni, comprese le mensilità aggiuntive. La cifra si divide per il numero di settimane di contribuzione e poi si moltiplica per 4,33: il risultato è la retribuzione media mensile, cioè la base di calcolo.

La Circolare INPS n. 94 del 12 maggio 2015 precisa che il divisore è il totale delle settimane di contribuzione «indipendentemente dalla verifica del minimale»: nel conteggio entrano tutte le settimane del quadriennio, interamente o parzialmente retribuite. Il minimale settimanale vale invece per il requisito di accesso: le 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti la disoccupazione sono utili solo se per ciascuna risulta una retribuzione non inferiore al minimale previsto dalla legge n. 638/1983 e dalla legge n. 389/1989.

Importo NASpI: soglia, massimale e decalage

Se la retribuzione media mensile è pari o inferiore a 1.456,72 euro, la NASpI 2026 è pari al 75% di quell’importo. Se è più alta, al 75% di 1.456,72 euro, cioè 1.092,54 euro, si somma il 25% della parte che eccede la soglia. L’indennità non può in ogni caso superare 1.584,70 euro lordi al mese: i valori sono fissati dalla Circolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026 e riepilogati nella tabella dei massimali NASpI 2026.

L’assegno si riduce del 3% al mese dal primo giorno del sesto mese di fruizione, oppure dal primo giorno dell’ottavo per chi ha compiuto 55 anni alla data della domanda, ai sensi dell’art. 4, comma 3, del D.Lgs. n. 22/2015, come modificato dall’art. 1, comma 221, della L. n. 234/2021.

Estratto conto contributivo ai fini NASpI

Sull’estratto conto contributivo INPS le voci utili alla NASpI si leggono così:

Dato dell’estratto conto Uso ai fini NASpI
Retribuzione dei periodi da lavoro dipendente Numeratore del calcolo: si sommano gli importi dei quattro anni precedenti la cessazione (art. 4, comma 1, D.Lgs. n. 22/2015)
Settimane utili al diritto e al calcolo Se coincidono si usa il dato riportato; se divergono, per l’importo si contano tutte le settimane retribuite del quadriennio, senza verifica del minimale (Circolare INPS n. 94 del 12 maggio 2015)
Contributi in gestione separata, artigiani e commercianti Esclusi: la NASpI tutela i lavoratori dipendenti (art. 2, comma 1, D.Lgs. n. 22/2015)
Contributi figurativi Utili maternità obbligatoria e congedo parentale indennizzato in costanza di rapporto; esclusi cassa integrazione a zero ore e congedo straordinario per assistere familiari disabili (Circolare INPS n. 94 del 12 maggio 2015)

NASpI senza contributi da autonomo

L’importo della NASpI dipende dai contributi per lavoro dipendente. Se ha versato anche contributi in relazione a lavoro autonomo, in gestione separata o nelle gestioni artigiani e commercianti, deve scorporare le due voci: l’elenco dei contributi validi per la NASpI comprende solo la contribuzione da lavoro subordinato e alcune tipologie di figurativi.

Basta controllare le certificazioni uniche rilasciate dai datori di lavoro, che nella sezione dei dati previdenziali riportano l’imponibile previdenziale di ciascun anno. Il numero di settimane si ricava invece dall’estratto conto, per i soli periodi da lavoro dipendente.

NASpI con part-time: esempio settimane utili

Un lavoratore part-time ha percepito negli ultimi quattro anni 36.000 euro di retribuzione imponibile su 208 settimane retribuite. Il calcolo corretto dà una retribuzione media mensile di 749,42 euro (36.000 diviso 208, moltiplicato per 4,33) e una NASpI di 562,07 euro lordi al mese.

Se lo stesso lavoratore usasse un numero di settimane ridotto per effetto del minimale, per esempio 150, otterrebbe una media di 1.039,20 euro e una NASpI stimata di 779,40 euro: oltre 217 euro al mese in più di quanto l’INPS liquiderà, con un errore che si ripete per tutta la durata della prestazione.

Con una retribuzione più alta il conto cambia scaglione: 112.000 euro di imponibile su 200 settimane portano la media a 2.424,80 euro. La NASpI è pari a 1.092,54 euro più il 25% della parte sopra soglia, 968,08 euro, per un totale di 1.334,56 euro lordi al mese, sotto il tetto previsto per il 2026.

NASpI con sola retribuzione da lavoro dipendente

La stima dell’importo NASpI sul suo estratto conto si ottiene dalla somma della retribuzione dei periodi da lavoro dipendente compresi nei quattro anni precedenti la cessazione e dividendola per tutte le settimane retribuite dello stesso periodo, senza riduzioni legate al minimale. Se le colonne al diritto e al calcolo coincidono, l’una o l’altra porta allo stesso risultato; se divergono, conta il numero più alto di settimane effettivamente retribuite.

Gli eventuali contributi da lavoro autonomo vanno esclusi anche in questo caso dal conteggio. Il calcolo definitivo lo effettua l’INPS sulle retribuzioni e sulle settimane trasmesse dai datori di lavoro con il flusso UniEmens.

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