I contributi da disoccupazione incrementano la pensione

Risposta di Barbara Weisz

9 Luglio 2026 08:32

Giuseppe chiede:

Mia moglie ha fatto domanda di pensione con 71 anni di età e circa 10 di contributi. Nella pensione verranno conteggiati anche i 4 anni maturati con periodi di disoccupazione? Dopo quanto tempo arriva la pensione?

I contributi figurativi accreditati nei periodi di disoccupazione entrano nel calcolo della pensione e quindi lo fanno crescere, qualunque sia stato l’ammortizzatore percepito.

Per maturare il diritto alla pensione di vecchiaia a 71 anni, la legge richiede invece cinque anni di contribuzione effettiva (derivante da attività lavorativa) e in quel conteggio la disoccupazione figurativa non rientra. I cinque anni devono essere coperti da contribuzione effettiva e, nel caso di sua moglie, non devono esserci stati contributi precedenti al 1996, perché in quel caso si rientrerebbe nelle regole ordinarie dei 67 anni con 20 anni di contributi.

Una volta accolta la domanda, l’assegno decorre poi dal primo giorno del mese successivo al compimento dei 71 anni e l’INPS definisce la pratica entro 55 giorni, con gli arretrati liquidati insieme alla prima mensilità.

Contributi figurativi da disoccupazione, diritto e calcolo

I contributi figurativi versati durante la disoccupazione hanno un doppio trattamento. Per la misura della pensione valgono a pieno titolo: si sommano agli altri versamenti nel montante contributivo e aumentano l’importo finale, senza distinzione tra NASpI o altri ammortizzatori, purché il periodo risulti coperto da accredito figurativo nell’estratto conto. Per il requisito contributivo minimo richiesto a 71 anni, invece, contano solo i versamenti effettivi, cioè quelli obbligatori da lavoro, volontari o da riscatto. La contribuzione accreditata figurativamente a qualsiasi titolo, disoccupazione compresa, è esclusa da quel computo.

La pensione di vecchiaia a 71 anni nel contributivo puro

La pensione di vecchiaia a 71 anni di età con cinque di contributi è riservata a chi non ha alcun versamento previdenziale anteriore al 1° gennaio 1996 (i cosiddetti contributivi puri). Lo prevede l’art. 24, comma 7, del decreto legge n. 201/2011, convertito dalla legge n. 214/2011. È la classica via pensata per le carriere brevi o discontinue, che a 67 anni non arrivano ai 20 anni di contributi richiesti per la pensione di vecchiaia ordinaria.

Al compimento dei 71 anni, ancora per il 2026, bastano cinque anni di contribuzione effettiva, a prescindere dall’importo raggiunto.

Decorrenza e tempi di liquidazione INPS

La pensione di vecchiaia decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui sono perfezionati i requisiti, quindi dal mese successivo al compimento dei 71 anni, anche quando la domanda viene presentata più tardi. Per la vecchiaia non è prevista alcuna finestra di attesa.

Sui tempi di lavorazione, il regolamento INPS sui procedimenti amministrativi (Circolare INPS n. 55/2021) fissa in 55 giorni il termine per la definizione della domanda di pensione di vecchiaia, che salgono a 90 giorni quando la domanda è liquidata in cumulo o totalizzazione tra più gestioni. Un eventuale ritardo non fa perdere nulla: alla prima mensilità l’INPS corrisponde anche gli arretrati maturati dalla decorrenza.

La disoccupazione incrementa il montante

Gli anni di disoccupazione fanno aumentare l’importo della pensione perché rientrano nel calcolo del montante contributivo. Se i dieci anni di sua moglie comprendono già quei quattro di figurativi, la pensione sarà calcolata su dieci anni complessivi; se invece si aggiungono a dieci anni di versamenti, il calcolo avverrà su quattordici anni e l’assegno sarà più alto.

Dall’estratto conto contributivo aggiornato può verificare quanti dei suoi anni sono effettivi e se ricadono nel sistema di calcolo dei contributivi puri, così da avere conferma sia del diritto sia dell’importo atteso.

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