Burocrazia da 12 miliardi: il conto salato frena negozi, hotel e ristoranti

di Teresa Barone

24 Giugno 2026 11:35

logo PMI+ logo PMI+
Confesercenti stima oltre 10mila euro l’anno di adempimenti per impresa: alloggio e ristorazione arrivano a 14.918 euro.

La burocrazia costa alle imprese del commercio, del turismo e dei servizi oltre 12 miliardi di euro l’anno: la stima diffusa da Confesercenti misura il valore economico degli adempimenti necessari per mantenere in regola una piccola azienda fino a 49 addetti. Il dato medio è di 10.288 euro per impresa, con un divario netto tra commercio al dettaglio, ingrosso e attività di alloggio e ristorazione. Per hotel, pubblici esercizi e strutture ricettive il conto sale a 14.918 euro l’anno, una cifra che incide su margini, tempo aziendale e capacità di investimento.

In sintesi:

  • secondo Confesercenti, gli adempimenti burocratici assorbono il 3% del fatturato di commercio, turismo e servizi;
  • la stima riguarda 1.216.737 imprese fino a 49 addetti, per 12,009 miliardi di euro annui;
  • alloggio e ristorazione sostengono il costo medio più alto, pari a 14.918 euro per impresa;
  • l’80% della spesa riguarda servizi professionali acquistati all’esterno dell’impresa.

Burocrazia, il costo medio supera 10mila euro l’anno

Ogni impresa di commercio, turismo e servizi sostiene in media 10.288 euro l’anno di costi burocratici, secondo la stima Confesercenti su dati Istat e indagini. Il valore include le procedure necessarie per mantenere attiva l’azienda e misura sia gli esborsi diretti sia il ricorso a servizi professionali esterni.

Il dato complessivo arriva a 12,009 miliardi di euro annui su una base di 1.216.737 imprese fino a 49 addetti. Il calcolo è più circoscritto rispetto alle stime generali sulla burocrazia italiana, perché fotografa tre comparti ad alta densità di micro e piccole attività: commercio al dettaglio, commercio all’ingrosso e intermediari, alloggio e ristorazione.

Turismo e ristorazione pagano il conto più alto

Alloggio e ristorazione sono il comparto più esposto: Confesercenti stima 327.853 imprese considerate, 14.918 euro di costo medio annuo per azienda e 4,891 miliardi di euro di spesa complessiva. La maggiore incidenza deriva dalla somma di autorizzazioni, controlli, obblighi fiscali, lavoro, sicurezza, privacy e adempimenti locali.

Nel commercio al dettaglio il costo medio è pari a 8.155 euro per impresa, per un totale di 4,325 miliardi di euro. Il commercio all’ingrosso e gli intermediari registrano invece 7.792 euro annui per azienda, con un costo complessivo di 2,794 miliardi. Il divario mostra che la stessa burocrazia incide in modo diverso a seconda del tipo di attività, del rapporto con il pubblico e delle autorizzazioni richieste.

Settore Imprese considerate Costo medio per impresa Costo complessivo annuo
Commercio al dettaglio 530.313 8.155 euro 4,325 miliardi di euro
Commercio all’ingrosso e intermediari 358.571 7.792 euro 2,794 miliardi di euro
Alloggio e ristorazione 327.853 14.918 euro 4,891 miliardi di euro
Totale 1.216.737 10.288 euro 12,009 miliardi di euro

Servizi esterni, la spesa nascosta degli adempimenti

L’80% del costo burocratico stimato da Confesercenti riguarda l’acquisto di servizi professionali esterni. Commercialisti, consulenti del lavoro, tecnici, intermediari e professionisti abilitati assorbono una quota ampia della spesa perché molte procedure richiedono competenze specialistiche, scadenze ricorrenti e aggiornamenti continui.

Il costo monetario è una parte del problema. Alle spese dirette si aggiungono ore sottratte all’organizzazione dell’attività, tempi dedicati ai rapporti con la Pubblica Amministrazione, documenti ripetuti e verifiche su dati già disponibili presso enti pubblici.

PNRR e semplificazione alla prova delle piccole imprese

La Riforma 2.2 del PNRR, Buona amministrazione e semplificazione, prevede 600 procedure critiche semplificate e reingegnerizzate entro metà 2026, dopo le prime 200 già previste entro il 2024. L’obiettivo dichiarato è ridurre tempi e costi per cittadini e imprese, intervenendo su procedimenti amministrativi, digitalizzazione e standardizzazione.

La distanza tra obiettivi pubblici e vita quotidiana delle aziende emerge proprio dai numeri Confesercenti. Il portale Impresa in un giorno, il SUAP, la modulistica standard e gli archivi digitali hanno creato infrastrutture utili alla semplificazione, senza cancellare la stratificazione di adempimenti che continua a gravare sulle micro e piccole attività.

Il ricorso alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati aiuterebbe a ridurre gli obblighi ripetitivi se fosse sfruttata in modo capillare.

Commercio e turismo con procedure duplicate

La richiesta delle imprese riguarda procedure più lineari e dati riutilizzati dalla PA. Il principio once only, già alla base della PDND, consente alle amministrazioni di acquisire informazioni già presenti negli archivi pubblici, riducendo documenti, certificazioni e allegati chiesti più volte agli stessi soggetti.

Nel turismo la criticità è più visibile, perché gli obblighi di avvio, variazione e autorizzazione passano spesso dal SUAP comunale e da modulistica settoriale. Anche la recente standardizzazione della SCIA per strutture ricettive mostra la direzione possibile: modelli unici, dati coerenti e controlli successivi più ordinati.

Costo burocratico, tassa sul tempo aziendale

Per le piccole imprese la burocrazia agisce come una tassa sul tempo aziendale prima ancora che sui bilanci. Il costo annuo medio di 10.288 euro riduce risorse disponibili per investimenti, personale, tecnologie e liquidità. Nei comparti a margini contenuti, l’effetto si somma a energia, affitti, lavoro e credito.

Il presidente di Confesercenti Nico Gronchi lega la semplificazione alla cancellazione delle procedure superflue, più che all’introduzione di nuovi strumenti formali. La sintesi della posizione dell’associazione è racchiusa nella richiesta di usare di più la gomma per cancellare norme e procedure superflue e di meno la penna per introdurne di nuove.

Per le imprese la semplificazione si misura sui costi effettivi: meno documenti ripetuti, meno transiti tra enti, meno differenze territoriali e maggiore riuso dei dati già presenti presso la PA. I 12 miliardi stimati da Confesercenti offrono un indicatore economico da ridurre, oltre alla fotografia del costo amministrativo attuale.