L’Italia affronta l’incertezza internazionale da una posizione di conti pubblici più solidi, ma con vulnerabilità strutturali ancora aperte. È la sintesi del Rapporto sulla politica di bilancio 2026 presentato il 10 giugno dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, con la relazione della presidente Lilia Cavallari. La prudenza degli ultimi anni ha migliorato il merito di credito sovrano e contenuto la percezione del rischio sui mercati, ma il quadro geopolitico, il debito elevato e i margini di bilancio ridotti limitano lo spazio di manovra. Il principale fattore di rischio individuato è la guerra in Medio Oriente.
I conti pubblici del 2025 e la traiettoria fino al 2029
Nel 2025 il prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,5%, sotto la media dell’area euro per il secondo anno consecutivo, con un calo della disoccupazione al 6,1%. Sul fronte dei conti il quadro migliora: il deficit è sceso al 3,1% del PIL dal 3,4% del 2024, con l’avanzo primario salito allo 0,8%. Secondo il Documento di finanza pubblica (DFP) il disavanzo scende al 2,9% nel 2026, sotto la soglia del 3%, e pone le basi per l’uscita dell’Italia dalla procedura per i disavanzi eccessivi nel 2027, per poi ridursi fino al 2,1% nel 2029.
Il segnale opposto arriva dalla spesa per interessi, ferma al 3,9% del PIL nel 2025 e attesa in aumento fino al 4,5% nel 2029 per effetto del rialzo dei rendimenti. Il rapporto debito/PIL, salito al 137,1% nel 2025, aumenta al 138,6% nel 2026 prima di ripiegare gradualmente fino al 136,3% nel 2029.
L’UPB precisa che la riduzione del 2027 dipende dal conseguimento degli obiettivi di dismissione di asset pubblici e dal calo delle disponibilità liquide del Tesoro. In uno scenario avverso, con prezzi energetici più a
L’impatto della guerra in Medio Oriente sulla crescita
Le simulazioni dell’UPB indicano che, rispetto alle previsioni precedenti allo scoppio del conflitto, la guerra in Medio Oriente riduce la crescita del PIL di 0,3 punti nel 2026 e di 0,4 punti nel 2027. Lo stesso shock energetico alza l’inflazione di 1,4 punti quest’anno e di 1,1 punti il prossimo, una conferma della vulnerabilità dell’economia italiana alla dipendenza dalle fonti fossili importate. Per l’Ufficio è la ragione che rende prioritario accelerare la transizione energetica e mantenere credibile il percorso di riduzione del debito, prima difesa contro shock esterni.
Il PNRR tra spinta alla crescita e appalti più rapidi
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) si conferma uno dei principali motori della crescita. Le misure aggiuntive valgono mezzo punto di crescita del PIL nel 2026. L’effetto sul livello del prodotto, grandezza diversa dal tasso di crescita, arriva invece a circa 1,8 punti quest’anno, per poi ridursi all’1,1% nel 2030 man mano che l’impulso di spesa si esaurisce. Investimenti pubblici efficienti e complementari al capitale privato potrebbero produrre effetti sul livello del PIL fino al 2,6% al 2030.
Il Piano lascia un segno anche sulla macchina amministrativa. Nelle procedure di affidamento dei Comuni l’UPB rileva tempi più rapidi di 32 giorni, maggiore aggregazione delle gare (+17,8%) e una più ampia partecipazione delle piccole e medie imprese (+13%). La sfida indicata è trasformare questi guadagni in un rafforzamento permanente della capacità amministrativa, evitando che l’esaurimento delle risorse del Piano rallenti le riforme.
Le richieste UPB per la Manovra 2027
L’UPB segnala che indicazioni programmatiche sulla prossima manovra economica sarebbero state opportune già nel DFP, soprattutto per il rischio di mancato rispetto del limite di crescita della spesa netta nel 2027. Sul fisco, l’Ufficio osserva che la maggiore progressività dell’Irpef sul lavoro dipendente, insieme all’ampliamento dei regimi sostitutivi ad aliquota piatta, ha aumentato le disparità di trattamento fra tipologie di reddito, mentre l’Italia continua a registrare uno dei più bassi livelli di fedeltà fiscale dell’Unione europea.
Per le imprese, l’Ufficio Parlamentare di Bilancio indica alcune priorità:
- riordinare il sistema delle agevolazioni, oggi stratificato e disorganico, concentrando le risorse sui settori strategici e sulle imprese con minore capacità di investimento;
- usare la leva fiscale come strumento di crescita, favorendo il reinvestimento degli utili, la patrimonializzazione e l’innovazione tecnologica;
- accelerare la diffusione delle tecnologie avanzate, inclusa l’intelligenza artificiale, indicata come condizione per aumentare la produttività e sostenere i salari reali.
Il messaggio conclusivo della presidente Cavallari è che la stabilità finanziaria, da sola, non basta a sostenere la crescita. Con margini di bilancio ridotti, il fattore decisivo diventa la qualità delle scelte di spesa, da orientare su produttività, innovazione e capitale umano. Per l’UPB è questo il momento di selezionare le priorità.