Legge di Stabilità: correttivi per IMU e TASI

Da riformulare la TASI nella IUC, che ingloba l'IMU prima casa dal 2014: il pasticcio all'italiana scatena le ire dei sindaci, che chiedono fondi per finanziare le detrazioni ai contribuenti, anche per la Mini-IMU: le ipotesi allo studio.

TASI e Legge di Stabilità, ipotesi di cambiamento

La TASI, nuova tassa 2014 introdotta dalla Legge di Stabilità per inglobare l’IMU sulla prima casa, cambia prima di partire: un decreto correttivo di fine 2013 dovrebbe accogliere le proteste dei sindaci con una soluzione tecnica, per correggere l’ennesimo pasticcio italiano.

Tutto sbagliato..

La nuova tariffa sui servizi dei Comuni associati a casa e rifiuti ha cambiato mille volte nome e formula (alla fine ha prevalso la IUC composta da IMU + TARI + TASI) e comunque andrà lo stesso modificata ancor prima di entrare in funzione (esattamente come la mini-IMU di gennaio, abolita per modo di dire e parzialmente imposta ai proprietari di prime case nei Comuni con aliquota più alta dello 0,4%).

..TASI da rifare

La TASI prevede un’aliquota standard dello 0,1%, che i Comuni possono aumentare (nel 2014) fino allo 0,25% oppure ridurla, azzerarla o prevedere detrazioni. E qui sta il punto: i Comuni protestano, perché la manovra non contempla stanziamenti che coprano le possibili detrazioni. E questo avrebbe come conseguenza un aggravio dell’imposta proprio sulle prime case più modeste, che con la vecchia IMU azzerravano la tassa e che invece, senza detrazioni, pagherebbero comunque l’aliquota dello 0,1%.

Il problema

Piero Fassino, presidente ANCI, evidenzia i punti critici: «la previsione dell’aliquota massima della TASI del 2,5 per mille sulla prima casa, a fronte della precedente aliquota standard dell’IMU al 4 per mille (che molti Comuni avevano assestato al 5), dimezzerà il gettito sulla prima casa. E peraltro questa secca riduzione non è compensata dal prelievo sulle seconde abitazioni, stante che il Parlamento – modificando la proposta del Governo – ha confermato l’aliquota già in vigore del 10,6 per mille. Non solo – sottolinea Fassino – ma, lo stanziamento di 500 milioni per le detrazioni compensa meno del 50% del valore delle detrazioni adottate nel regime precedente che ammontava a più di 1 miliardo. Si determinerà così una doppia criticità: ai Comuni meno risorse e ai cittadini delle fasce deboli meno detrazioni, con la concreta certezza che molti che prima non pagavano ora saranno chiamati a pagare». Risultato: si richiede al governo di correre ai ripari cambiando in corsa la norma.

Le soluzioni

Una delle ipotesi è di ampliare la forchetta dell’aliquota TASI allo 0,35%, e magari anche l’aliquota sugli altri immobili (attualmente il totale fra Tasi e IMU non può superare l’1,06% della vecchia IMU sulle seconde case), portandola all’1,16%. Questo garantirebbe un maggior gettito di circa 1,3 miliardi, che gli enti locali potrebbero spendere per finanziare le detrazioni sulle prime case.

Nemmeno il tempo di ventilare questa possibilità che già arrivano critiche: la Cgia di Mestre segnala il rischio che anche così scattino i rincari per le famiglie meno abbienti. Il gettito previsto di 1,3 miliardi, garantirebbe una detrazione media sulle prime case pari a 66 euro, più bassa rispetto ai 200 euro della vecchia IMU, a cui si aggiungevano 50 euro per ogni figlio. Una famiglia con tre figli, proprietaria di un appartamento di categoria catastale A2, nel caso in cui l’aliquota Tasi fosse portata al 2 per mille, (e ipotizzando una detrazione di 66 euro), pagherebbe 143 euro di Tasi, 29 euro in più rispetto ai 113 pagati di IMU nel 2012. E’ chiaro che si tratta di elaborazioni del tutto teoriche, visto che ipotizzano una norma che ancora non c’è e calcolano la detrazione con un metodo puramente statistico.

Il pasticcio Mini-IMU

Fra ipotesi e calcoli, un dato è certo: la nuova imposta sulla casa così non funziona, così come la mini IMU di gennaio: a carico dei contribuenti c’è il 40% della differenza fra imposta calcolata con aliquota standard (o,4%) e quella con aliquota applicata dal Comune in base alle delibere valide per il 2013. Il prelievo è stato introdotto dal Decreto IMU, motivato dagli insufficienti trasferimenti ai Comuni. Anche qui sono state formulate diverse ipotesi di soluzione, fra cui un decreto correttivo. I sindaci chiedono 350 milioni di gettito che consentirebbero di evitare il conguaglio a carico dei contribuenti.

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