Tratto dallo speciale:

La mappa dei costi IMU nelle città italiane, dai 3.499 euro di Roma ai 391 di Palermo

di Redazione PMI.it

29 Giugno 2026 08:10

logo PMI+ logo PMI+
Sulle prime case di lusso passa in testa Venezia con 3.001 euro, la media nazionale sulle seconde case è 979, e la UIL chiede la riforma del catasto

Sulle seconde case l’IMU più cara d’Italia si paga a Roma, con 3.499 euro l’anno e un acconto da 1.749 euro al 16 giugno, mentre a Palermo lo stesso immobile ne costa 391. Lo certifica un nuovo studio della UIL, che fotografa divari territoriali enormi sull’imposta municipale nei Capoluoghi di Provincia e chiede la riforma del Catasto. Le delibere 2026 confermano in larga parte le aliquote dell’anno precedente e solo Siena ha ridotto l’imposta sulle abitazioni di lusso è Siena.

In sintesi:

  • sulle seconde case, il Servizio Stato Sociale e Politiche Fiscali della UIL colloca Roma sul podio IMU con 3.499 euro l’anno, davanti a Milano (2.957) e Venezia (2.335), a fronte di una media nazionale di 979 euro;
  • le città meno care per le seconde case sono Palermo (391 euro), Cosenza (395) ed Enna (460);
  • sulle prime case di lusso passa in testa Venezia con 3.001 euro, seguita da Roma (2.888) e Milano (2.777), con media nazionale di 932 euro.

Le città con l’IMU più cara sulle seconde case

Sulle seconde case il prelievo annuo va dai 3.499 euro di Roma in giù lungo dieci capoluoghi, tutti sopra i 1.500 euro: nell’ordine Milano, Venezia, Torino, Firenze, Bologna, Padova, Siena, Verona e Salerno. La media nazionale si ferma a 979 euro, meno di un terzo del vertice, e l’acconto del 16 giugno vale la metà del dovuto, 1.749 euro a Roma.

Città Acconto Costo annuo
Roma 1.749 € 3.499 €
Milano 1.479 € 2.957 €
Venezia 1.168 € 2.335 €
Torino 992 € 1.984 €
Firenze 986 € 1.973 €
Bologna 930 € 1.860 €
Padova 911 € 1.821 €
Siena 902 € 1.805 €
Verona 828 € 1.657 €
Salerno 757 € 1.514 €

Le città con l’IMU più bassa sulle seconde case

All’estremo opposto dieci capoluoghi restano sotto i 560 euro l’anno, quasi tutti al Sud o in province minori, con una forbice rispetto a Roma che arriva a nove volte. Apre la classifica Palermo con 391 euro e la chiude Trani con 558, in mezzo restano sotto i 500 euro Cosenza, Enna, Gorizia e Caltanissetta.

Città Acconto Costo annuo
Palermo 195 € 391 €
Cosenza 197 € 395 €
Enna 230 € 460 €
Gorizia 242 € 484 €
Caltanissetta 242 € 485 €
Trapani 248 € 495 €
Agrigento 253 € 505 €
Crotone 275 € 550 €
Belluno 275 € 551 €
Trani 279 € 558 €

L’IMU sulle prime case di lusso con Venezia in testa

Sulle abitazioni di lusso, le categorie A/1, A/8 e A/9 che restano imponibili anche da prima casa, la graduatoria si ribalta in vetta: Venezia scavalca Roma e Milano grazie alle rendite più alte del centro storico e tocca 3.001 euro l’anno, contro una media nazionale di 932. Sotto i tre vertici il prelievo scende già sotto i 1.700 euro, da Padova in giù.

Città Acconto Costo annuo
Venezia 1.501 € 3.001 €
Roma 1.444 € 2.888 €
Milano 1.388 € 2.777 €
Padova 851 € 1.702 €
Torino 842 € 1.683 €
Firenze 824 € 1.649 €
Bologna 786 € 1.572 €
Verona 776 € 1.551 €
Ascoli Piceno 756 € 1.512 €
Parma 734 € 1.468 €
Città meno care lusso Acconto Costo annuo
Agrigento 139 € 278 €
Caltanissetta 193 € 385 €
Cosenza 193 € 385 €
Isernia 208 € 416 €
Palermo 219 € 437 €
Urbino 222 € 444 €
Enna 227 € 454 €
Sondrio 234 € 469 €
Crotone 237 € 474 €
Belluno 239 € 479 €

Cantine e box, le differenze sulle pertinenze

Le disuguaglianze si ripetono sulle pertinenze. Per una cantina la media nazionale è di 44 euro l’anno, ma a Roma sale a 175; per un box si va da una media di 107 euro ai 447 di Roma. All’estremo opposto una cantina costa 9 euro ad Avellino e Imperia, e un box appena 17 euro a Imperia.

Cantine, città più care Costo annuo
Roma 175 €
Cremona 156 €
Cagliari 120 €
Sassari 108 €
Ancona 104 €
Pescara 103 €
Reggio Calabria 93 €
Agrigento 84 €
Salerno 76 €
Catanzaro 74 €
Box, città più care Costo annuo
Roma 447 €
Venezia 429 €
Bologna 262 €
Milano 255 €
Salerno 236 €
Cremona 225 €
Bari 218 €
La Spezia 201 €
Ancona 185 €
Agrigento 183 €

Le aliquote IMU 2026 città per città

Nella maggior parte dei capoluoghi l’aliquota IMU sulle seconde case è al 10,6 per mille, il massimo ordinario. Una dozzina di città applica l’11,4 per mille grazie alla vecchia maggiorazione: Roma, Milano, Verona, Brescia, Brindisi, Modena, Matera, Potenza, Rieti, Savona, Ascoli Piceno e Chieti. Venezia e Lecce si fermano all’11, mentre i prelievi più leggeri sono a Gorizia (7,6), Aosta (8,6) e Pordenone (8,85).

Sulle prime case di lusso il riferimento è il 6 per mille, con punte a Milano (6,8) e a Venezia e Massa (6,4). Diversi capoluoghi restano sotto la soglia, da Bergamo (4) a Vicenza (4,8), e nelle delibere 2026 Siena scende al 5. I valori sono calcolati sulla rendita media provinciale rivalutata del 5% e moltiplicata per il coefficiente catastale, applicando la mappa delle aliquote IMU 2026 città per città.

Fabbisogni comunali dietro le disuguaglianze

I divari  dipendono spesso dai diversi fabbisogni di bilancio dei Comuni, che nell’IMU trovano una delle principali entrate per finanziare i servizi. Alla conseguente pressione sui proprietari in regola, si affianca quanto meno la nuova possibilità per i Comuni di azzerare sanzioni e interessi sui carichi IMU e TARI non pagati, a seconda della delibera di adesione alla definizione agevolata dei tributi locali.

Riforma del Catasto per garantire progressività

A peggiorare il quadro è anche un sistema catastale fermo, con rendite storicamente basse in zone di pregio e valori più alti in aree meno valorizzate dal mercato. Anche la Commissione europea ha invitato l’Italia a rivedere estimi ormai disallineati dai valori reali, anomalie che ricadono pure sulle altre imposte legate agli immobili.

Il segretario confederale UIL Santo Biondo chiede «una vera e propria riforma strutturale che rafforzi l’attuazione del principio di progressività», con riduzione del carico su redditi da lavoro e da pensione, contrasto all’evasione e ampliamento della base imponibile.

La UIL propone anche una banca dati unificata tra catasto, anagrafe, utenze e locazioni per stanare false pertinenze e immobili fittiziamente inutilizzati, detrazioni comunali uniformi e un range nazionale di aliquote con obbligo di motivare ogni aumento, mantenendo intangibile l’esenzione sulla prima casa non di lusso.