Ubuntu si prepara al mercato delle imprese

di Alfredo Polito

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Stringe alleanze con vendor indipendenti, investe in formazione, consente l'integrazione con altri sistemi operativi. Canonical punta dritto al business dell'assistenza

Chiunque segua gli sviluppi dell’open source sa bene che attualmente Ubuntu sembrerebbe la distribuzione preferita dalla comunità Linux. Ma può questo successo popolare diventare anche successo economico? È quello che sicuramente Canonical sta cercando di fare.

Ubuntu resterà sempre una distribuzione libera, ma l’azienda sudafricana sta stringendo alleanze con vendor indipendenti di hardware e software per entrare negli uffici e nelle imprese.

Ha già una stretto un’alleanza con Sun e sembra in pole position per essere il primo software open source preinstallato sui laptop e desktop Dell.

Inoltre sta investendo nel supporto tecnico: ha già una certificazione di base per amministratori rilasciata dal Linux Professional Institute,
sta avviando dei programmi di formazione ed anche una nuova certificazione di più alto livello, più importante perché equivalente a quelle rilasciate da Red Hat e Microsoft.

Secondo George Weiss, vicepresidente di Gartner, e Thomas Skybakmoen, analista, con il supporto offerto da Canonical, le imprese IT che desiderano installare Linux sui propri server potranno integrare il software open source con altri software a pagamento, a differenza di Red Hat e di altre distribuzioni Linux. E quest’elemento di distinzione potrebbe risultare vincente.

Poiché, insomma, Ubuntu non impone la sottoscrizione di un abbonamento, permette agli utenti di avvalersi dell’assistenza solo quando lo ritengono necessario, senza avere troppe grane, ma compiendo un passaggio graduale dal semplice uso del software allo sviluppo del supporto tecnico. Inoltre, sembra che Canonical punti dritto al mercato delle piccole e medie imprese, dove la funzionalità dei server è regolare e prestabilita e la manutenzione minima.

Per arrivare a questo, l’azienda guidata da Mark Shuttleworth deve attrare i grandi vendor come IBM e HP, convincendoli a superare lo scetticismo verso l’open source.

Per il mondo degli affari, poi, Ubuntu ha delle lacune nei servizi di aggiornamento e amministrazione attraverso un’interfaccia web-based, che consenta ai sistemisti di esercitare un pieno controllo sull’infrastruttura, gestendo le politiche e i permessi e programmare le azioni.

Anche senza disporre di network di amministrazione come quelli di Red Hat o Novell, Ubuntu, grazie alle migliaia di pacchetti software Debian disponibili e ad altri fattori che giocano a suo favore, è già in grado di attrarre le imprese con piccole infrastrutture IT: le aziende di questo tipo hanno già le competenze per usare ed amministrare Linux.


Ed hanno tutto l’interesse a rendersi libere dall’obbligo delle licenze, soprattutto se le differenze tra i servizi offerti sono minime.