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Cloud Computing: freno in azienda per timori su privacy e affidabilità

di Francesca Vinciarelli

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CIO e professionisti IT intervistati sul Cloud computing evidenziano i punti di forza e le perplessità di questa sempre emergente tecnologia; risparmio e performance, ma preoccupazioni su privacy e affidabilità.

Il Cloud Computing è la soluzione tecnologica su cui si consoliderà l’ICT delle aziende nel prossimo futuro, in particolare per le sue caratteristiche di risparmio economico nel medio-lungo periodo, per le performance che un sistema flessibile come quello realizzato in chiave cloud è in grado di garantire, ed anche e soprattutto per disponibilità delle risorse informatiche sempre e ovunque, che è il traino per l’adozione di queste soluzioni.

Tuttavia, dopo almeno due anni di proclami, il Cloud non ha ancora riscosso il successo previsto e lascia ancora perplessità tra numerosi CIO e CTO.

A fotografare le sensazioni dei dei top manager IT e degli operatori del settore è il secondo capitolo della ricerca Cloud Survey 2012, sullo stato del Cloud Computing in Italia.

I 45mila soggetti intervistati hanno espresso particolare interesse per la Cloud privata (57%), con una preferenza meno marcato per la Cloud pubblica (25%) ed un interesse in termini di fornitore in larga parte orientato verso le soluzioni con tecnologia VMware (48%).

In termini di investimenti nel Cloud Computing, per il 58% delle imprese  la spesa si attesta su un budget inferiore al 10%; per il 24% delle aziende in cui operano CTO e CIO interpellati, gli investimenti risultano inferiori al 20%.

L’applicazione maggiormente fruita tramite Cloud? Resta ancora soltanto la posta elettronica. Ad ogni modo, la maggior parte dei CIO sta valutando modalità e tempi di ingresso del Cloud in azienda, con una spiccata preferenza per cloud infrastrutturale (IaaS).

I fattori di scelta sono: i risparmi generati dal Cloud e la possibilità di accedere alle risorse in remoto senza limiti di spazio e tempo.

Le preoccupazioni restano quelle di sempre: in primo luogo quelle legate ad eventuali problematiche di privacy nell’accesso ai dati sensibili e, in secondo luogo, i timori di periodi di down della connettività.