Costi IT: quando l’impresa va in crash

di Paolo Iasevoli

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Pmi italiane: come evitare in 5 mosse il blocco delle attività a causa di un banale malfunzionamento.

Un computer che non funziona, la rete Internet fuori uso, la stampante impazzita: CA Technologies ha analizzato nella ricerca “Avoidable Cost of Downtime” 2.000 imprese europee per capire le origini più comuni dei “downtime” e trovare le migliori soluzioni. I malfunzionamenti delle infrastrutture IT si ripercuotono infatti sulla produttività di tutta l’azienda. Come prevenire i problemi ed evitare gli sprechi? PMI.it ne ha parlato con Gianpaolo Sticotti, Sales Manager di CA Technologies.

1. Cosa è il “downtime” e come si ripercuote sull’attività aziendale?

Possiamo considerare downtime ogni momento in cui il sistema informativo (o una sua specifica componente) non è in grado di erogare il servizio cui è preposto a causa di un malfunzionamento, con un effetto a cascata che si ripercuote a valle nell’azienda, impedendo o rendendo difficile svolgere anche altri compiti connessi alla ponibilità del servizio: L’azienda si ferma in una o più delle sue componenti vitali.

2. Quali sono le peculiarità che differenziano le imprese italiane dalle controparti europee?

Lo spaccato italiano rilevato dall’indagine presenta caratteristiche interessanti: in Italia la percentuale di piccole (50-99 dipendenti) e medie (100-249 dipendenti) imprese è più elevata rispetto agli altri Paesi ma il loro livello di adozione dei sistemi ERP e CRM è molto contenuto.

Poiché entrambe le tipologie di sistemi svolgono un ruolo importante per i processi di vendita, tale particolarità potrebbe spiegare come mai l’impatto finanziario del “fuori servizio IT” sui ricavi risulti inferiore rispetto agli altri Paesi analizzati, sebbene le organizzazioni italiane non siano colpite, in proporzione, da malfunzionamenti più brevi o meno frequenti.

Un altro aspetto da considerare per spiegare il dato italiano è che non sempre le PMI prevedono contratti basati su SLA (Service Level Agreement) per misurare l’impatto dei “fuori servizio dell’IT” sui ricavi, motivo per cui hanno una ridotta percezione dei rischi reali. Il valore medio del danno è sicuramente più alto di quello emerso dall’indagine, ma gli intervistati non sono in grado di quantificarlo, se non quando si presenta una situazione davvero grave.

3. Quali sono le maggiori insidie legate alla gestione delle infrastrutture informatiche aziendali?

Spesso le aziende si limitano a una strategia di protezione dati “copia e conservazione” senza sufficiente attenzione ai tempi di ripristino, che incidono significativamente sulle performance globali delle strategie di recovery management.

4. È possibile quantificare i danni per l’impresa derivante dal downtime?

I dati globali in termini di impatto economico sono di 425 milioni di Euro annui) e circa 4 milioni di ore-uomo perse nel Sistema Italia.

5. Cosa possono fare i direttori IT per porvi prevenire e curare?

Occorre dotarsi di una strategia modulare, che possa da subito fornire un discreto livello di protezione e che sia in grado di evolversi agevolmente per abbracciare i vari temi del data protection.

Primo step: identificare i dati del core business dell’azienda e per i quali prevedere un sistema di massima affidabilità e continuità del servizio.

Secondo step: considerare la dislocazione fisica e logica di questi dati, perchè influisce sui tempi di ripristino, sui livelli di servizio e sui costi della soluzione.

Terzo step: delineare quale politica di protezione adottare in relazione all’importanza del dato, ai tempi di ripristino richiesti e alla luce di eventuali normative vigenti.

Alla fine di questo processo, il quinto e ultimo passo è la scelta degli strumenti da utilizzare, sempre considerando che il business aziendale potrebbe crescere e con esso il volume di dati per cui garantire un alto livello di servizio- Questo, per non dover rivedere ogni volta la strategia e ridisegnarla con inevitabile impatto sui costi e sui tempi di implementazione.

6. Quali interventi aiutano le imprese a ottimizzare l’infrastruttura IT e aumentare la produttività?

Così come i dati e i processi aziendali, anche le strategie di recovery management sono in costante evoluzione per adeguarsi nel tempo ai volumi di business. Occorre quindi effettuare test di disaster recovery periodicamente, con simulazioni realistiche sui vari scenari possibili ed identificare gli eventuali colli di bottiglia nelle fasi di ripristino. Inoltre è opportuno rivedere con regolarità le strategie di protezione dei dati e dove necessario intervenire per ridisegnare le strategie e valutare l’adozione di nuove teconolgie.

Approfondimenti: The Avoidable Cost of Downtime