Agenda Digitale: la sfida della Governance

di Alessandro Longo

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Un modello di riferimento per sviluppare l’Agenda per l'Italia Digitale: differenziare le competenze tra Stato ed enti locali con un progetto che accompagni la norma per attuarla sul territorio.

La governance – chi decide cosa – dell’Agenda Digitale è a una svolta, proprio nel momento in cui serve davvero che sia forte e chiara. E’ adesso che bisogna fare il passo più lungo: attuare quella trentina di decreti che dovrebbero trasformare l’Italia, ma due fattori rischiano di andare in corto circuito.

Passaggio di consegne

Il primo fattore in gioco è l’incertezza del passaggio di consegne dal vecchio al nuovo Governo: ancora non è chiaro in quale misura il premier Renzi si occuperà delle questioni digitali; così come non si sa quale sarà esattamente il punto di contatto tra il Governo e il braccio tecnico dell’Agenda, l’Agenzia per l’Italia Digitale, il cui Statuto (partito solo poche settimane fa) prevede la nascita di un Comitato d’Indirizzo che sia espressione della Presidenza del Consiglio.

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A quanto riferiscono fonti dell’Agenzia, il Comitato dovrebbe arrivare entro due settimane, a cura del sottosegretario alla Presidenza Graziano Delrio. Ma non si sa ancora chi sarà il presidente né chi ci lavorerà, anche se voci insistenti riferiscono di tutti coloro che hanno partecipato all’Unità di Missione dell’Agenda con il commissario Francesco Caio (che però non sarà un elemento di continuità perché termina il mandato a fine mese).A maggior ragione tocca ora costruire una nuova governance politica forte, al fianco dell’Agenzia. Un compito che in teoria poteva spettare a un sotto-segretario dell’Agenda digitale, ma Renzi ha deciso di non nominarne uno: di qui l’ipotesi che voglia assumere direttamente le competenze sull’Agenda, ma si ignorano i dettagli.

Lavori in corso

Il lavoro dell’Unità di Missione va avanti, beninteso: procede lungo i binari previsti da Caio, cioè le famose tre priorità che ormai sono (quasi) ultimate. Come ha detto Francesco Sacco a un recente convegno a Milano «Le priorità sono le colonne portanti, ma ora bisogna fare tutto l’edificio, stanza comprese, dell’Agenda Digitale Italiana». Il convegno è stato utile per mettere a fuoco questo punto: che il prossimo passo, per andare oltre le colonne e costruire l’intero edificio, richiede uno speciale rapporto – inedito in Italia – tra centro e periferia. Tra Presidenza del Consiglio e territori, passando quindi dalle Regioni, fino alle Province e ai Comuni.

«Serve un dialogo tra PA centrale e locale. Un dialogo bidirezionale», dice Maria Pia Giovannini, che nell’Agenzia per l’Italia Digitale ha lavorato con l’Unità di Missione alle priorità Caio. «Servono quindi due cose. Da una parte, un modello di riferimento per sviluppare l’Agenda, differenziando le competenze tra Stato ed enti locali: deve finire l’era in cui ogni PA in Italia va avanti per conto proprio nello sviluppo del Digitale. Dall’altra, serve un progetto che accompagni la norma, per attuarla sul territorio».

«Il centro crede ancora che le norme vengano applicate come per magia dalle PA locali. No: il progetto è necessario per monitorare l’applicazione ed eventualmente imporla», continua. Dialogo bidirezionale, però, si diceva. Il nuovo approccio, da attuare d’ora in avanti per lo sviluppo dell’Agenda, non richiede solo che la periferia ascolti (e ubbidisca) il centro, cioè le norme emanate dalla Presidenza del Consiglio sulla pubblica amministrazione digitale. Richiede anche l’inverso: che il centro capisca la situazione e le esigenze della periferia, calando insomma nella realtà lo spirito delle norme. Significa per esempio che non si può imporre il Digitale a pubbliche amministrazioni territoriali prive dei requisiti di base, in termini di infrastrutture o competenze.

Centro e periferia

Ci attende un grande lavoro, adesso, per costruire l’edificio dell’Agenda. Costruirlo davvero: sul territorio, nelle città, in tutte le pubbliche amministrazioni, scuole e Comuni compresi. Piccoli e grandi. L’Agenzia ha chiaro questo obiettivo e già da mesi sta lavorando con le Regioni per far convergere i diversi piani regionali per l’Agenda Digitale su un unico progetto nazionale, con fondi e infrastrutture digitali coordinate tra loro (con un modello cloud).

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Ma non basta per vincere la sfida della governance, che in questa fase consiste – ricordiamolo – nel rendere vivo e reale l’edifico dell’Agenda. Solo il nuovo Governo, e in particolare il premier, possono fornire il cemento (politico) necessario per tenerlo in piedi.

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