Italia Digitale, le speranze di un buon 2014

di Alessandro Longo

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I report di fine anno rivelano un ritardo italiano strutturale su banda larga e servizi digitali, ma sul tavolo ci sono le carte giuste per una svolta: la roadmap.

Speranze e malumori: il 2013 si chiude con un sapore dolce amaro per lo sviluppo del Digitale in Italia. Siamo come giocatori con buone carte in mano dopo un po’ di mazzi sfortunati, ma dobbiamo sfruttarle meglio. Non l’abbiamo ancora fatto e chissà se ce la faremo, ma adesso bisogna tentare. Sarà il leit motive del 2014, su tutti i fronti: dallo sviluppo delle nuove reti a banda larga fissa e mobile alla realizzazione dei tre progetti del Commissario Caio all’Agenda Digitale: Anagrafe nazionale della popolazione residente, fatturazione elettronica, identità digitale. Insomma, infrastrutture fisiche e digitali alla ribalta, dopo anni di sottosviluppo.

Banda larga

Sono stati i temi di due convegni di fine anno: I-Com 2013 (stato della banda larga) e Italia Connessa di Telecom Italia (utilizzo dei servizi digitali nel Paese). I dati sono scoraggianti, diciamolo subito. Del resto sono i risultati dei “mazzi sfortunati” di cui dicevamo prima (e della mancanza di impegno da parte dei tanti Governi…).Nel Rapporto I-Com colpisce il freno italiano sulla banda larga nel contesto europeo. “Dopo la forte crescita negli anni 2008-2010, si registra nel Paese un pesante rallentamento nei tassi di crescita della connessione delle abitazioni alla banda larga. Se le tendenze degli ultimi anni dovessero essere confermate, è facile prevedere che già tra il 2013 e il 2014 anche Bulgaria e Romania, oggi ultime in classifica su questo indicatore, sopravanzeranno l’Italia”. “Basti pensare che tra le Regioni italiane, inclusa la Provincia di Trento, nessuna fa meglio dell’Europa a 28 (72%). Se fosse una nazione europea, la provincia di Trento si collocherebbe al diciannovesimo posto, dietro Lettonia […] mentre la Lombardia, locomotiva economica di un Paese che fa parte del G8, sarebbe ventiduesima, a pari merito con la Lituania ma dietro Cipro”. Significa che il ritardo italiano è strutturale, radicato nella nostra società da Nord a Sud, cioè nel modo di lavorare della PA e delle aziende. Non solo: negli ultimi anni non siamo riusciti nemmeno a invertire il trend.  La confermano i dati di Italia Connessa: il 53% della popolazione usa Internet regolarmente (media UE 70%), il 37% non lo ha mai usato (era il 38% nel 2011). Dunque, non solo siamo in ritardo ma non abbiamo neppure invertito la tendenza negativa, con una minoranza di esclusi da internet  troppo ampia (quindi, con un ritardo radicato). Tra l’altro, solo il 4% delle aziende vende online (media UE 15%), la copertura ultrabroadband 30-100 Megabit è sul 14% della popolazione (ultimi nella UE).

La rete

E tuttavia, come nota Cristoforo Morandini di Between-Osservatorio Banda Larga, “nonostante la crisi economica, proprio nel 2013 c’è stato un forte rilancio degli investimenti in infrastrutture di nuova generazione – fisse e mobili – da parte di Telecom Italia, Vodafone e Fastweb”. Non solo annunci, ma un vero e proprio inizio di una nuovo corso per le coperture ultrabroadband. Si pensi che ancora a dicembre 2012 solo l’11% della popolazione era coperto, e siamo stati congelati su questo numero dal 2003 in poi circa.   Per il 2014 dovremmo arrivare al 25% e poi al 50% nel 2016. A questo si somma la copertura Lte, che già ora è sul 50% della popolazione (i criteri ufficiali adottati dalla Commissione Europea ancora non lo considerano ultrabroadband, checché ne dicano gli operatori italiani, dato che non si raggiungono i 30 Megabit a persona regolarmente). Per le infrastrutture digitali sono state settimane di intensi lavori presso la Presidenza del Consiglio, come riferito anche al convegno di Business International sull’Italia Digitale il 12 dicembre. C’era buona parte dell’Unità di Missione di Caio (Francesco Sacco dell’università Bocconi, Anna Pia Sassano, dell’Agenzia delle Entrate e Maria Giovannini dell’Agenzia per l’Italia Digitale).

La roadmap 2014

Tutto sembra al posto giusto perché – normativamente e praticamente – la fatturazione elettronica diventi obbligatoria, per la PA centrale a giugno 2014 e per quella locale da giugno 2015. A dicembre, intanto, è partita in via sperimentale in alcune amministrazioni. L’Anagrafe entrerà  a regime a giugno 2015 ma progressivamente investirà i principali comuni nel corso del 2014. E’ infine imminente il decreto attuativo per portare avanti l’identità digitale, che darà a tutti i cittadini la possibilità di accedere, in modo sicuro e un account unico, a vari servizi pubblici e privati (via password semplice, one time password o firma grafometrica, a seconda dei casi). Gli elementi sono sul tavolo. Per realizzarsi serve un impegno collettivo del sistema Italia, per intero. La buona volontà dell’Unità di Missione non basta, bisogna anche che i ministeri siano lesti a ultimare i decreti attuativi dell’Agenda digitale e che la Pa locale sia ben guidata verso la rivoluzione digitale.

Per approfondimenti: Rapporto I-Com 2013

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