Ammonta a 198 miliardi di euro la richiesta di pagamento complessiva avanzata dai fornitori privati nel corso del 2024 verso la Pubblica Amministrazione, che non ha saldato oltre 8 miliardi di euro. Sono cifre rese note dall’Ufficio studi della CGIA, che segnala come l’Italia sia maglia nera in Europa per quanto riguarda gli insoluti verso le imprese.
Pagamenti PA: meno attese ma più insoluti
Nonostante i tempi di pagamento tra enti pubblici e aziende private si siano ridotti rispetto al passato (nel 2024 la media è scesa, per la prima volta, sotto i 30 giorni), confrontando i dati con gli altri Paesi della UE, l’Italia supera tutti gli altri Paesi in area Euro (compresi Germania, Francia e Spagna) per quanto riguarda l’incidenza dei debiti commerciali, pari al 2,7% del PIL rispetto ad una media UE dell’1,6%.

PMI fornitrici le più penalizzate
Come spiega la CGIA, molte PA sia centrali sia locali ricorrono ad alcuni escamotage per ottenere un Indice di Tempestività dei Pagamenti (ITP) annuo in linea con quanto previsto dalla legge: saldare le fatture di importo maggiore ritardando quelle minori, penalizzando pertanto le piccole imprese, che rimangono con le fatture insolute per un tempo molto maggiore.
Altro “trucchetto”: “autorizzare” in qualche modo l’emissione della fattura in una determinata data, in modo tale che i tempi coincidano con la disponibilità delle risorse economiche per liquidarla.
I casi più gravi
La tabella con la classifica basata sull’ITP evidenzia le seguenti criticità.

Compensazione diretta come soluzione ideale
Secondo la CGIA, una soluzione al problema sarebbe l’introduzione della compensazione diretta tra i crediti certi liquidi ed esigibili maturati da una impresa e i debiti fiscali e contributivi che l’azienda è chiamata a onorare.