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Il nuovo volto dell’imprenditorialità

di Chiara Basciano

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La trasformazione digitale rende necessaria una rivisitazione del concetto di imprenditorialità e soprattutto dei modelli organizzativi.

Nel corso di pochi decenni le regole base delle aziende sono cambiate, si è passati da strutture rigide e piramidali a modelli organizzativi, tipici delle startup, capaci di sovvertire le regole. In questo senso, il gap è proprio delle grandi imprese, spesso con conseguenze in termini di produttività e capacità di fare innovazione. L’imprenditorialità ha dunque un nuovo volto, fatto di scambi attivi, modelli flessibili e pratiche agili.

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Le aziende sono fatte di persone, che devono mettere in atto questa trasformazione, per non correre il rischio di rimanere fermi e vedersi superati da piccole realtà molto più attive.

Si parla oggi di un VUCA world, acronimo per Volatility, Uncertainty, Complexity e Ambiguity, tutti elementi che mettono a rischio le aziende classiche. Tenendo conto di questi elementi appare necessario rivedere il concetto stesso di imprenditorialità.

Non basta coniare nuovi termini e parlare di corporate entrepreneurship, intrapreneurship et similia, si tratta di rivedere dal di dentro la struttura aziendale. Tutte le persone facenti parte dell’azienda sono chiamate a partecipare, per rendere concreto un modello che ha bisogno di continua innovazione.

I migliori talenti sono molto più attirati da realtà innovative che da vecchie strutture e il loro contributo diventa essenziale. La cultura imprenditoriale non è quindi più una prerogativa del singolo, ma diventa un concetto comune, che rende l’azienda un organismo compatto.