Social shopping: nato per gli acquirenti, usato dalle aziende

di Patrizia Godi

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Le comunità online che riuniscono persone con gli stessi gusti e le stesse propensioni all'acquisto forniscono informazioni estremamente utili, sia a chi deve comperare sia a chi deve vendere

È uno degli ultimi trend di Internet, una sorta di derivazione dell’e-commerce e dello shopping tradizionale in un ambiente simile a quello di un social network, dove gli utenti raccolgono e comunicano informazioni, consigli e suggerimenti relativi all’acquisto di beni o servizi.

Parliamo del social shopping, un’evoluzione del commercio elettronico calata in un contesto “social”, dove si tende a massimizzare la capacità di un consumatore nell’influenzare gli acquisti di altri consumatori. In altre parole, il principio fondante è quello dell’utente che decide di comprare un prodotto o un servizio, attraverso l’interazione con gli altri utenti. E questo comporta conseguenze molto rilevanti sul versante dell’offerta, che spesso sovrastano la  pubblicità, la comunicazione e persino l’opinione del commesso in negozio.

Per entrare a far parte di un sito di social shopping è necessario registrarsi e redigere un proprio profilo, che evidenzi le preferenze sui prodotti acquistati o da acquistare e le categorie a cui si è  interessati. In tal modo, si potrà chiedere a chi possiede un particolare prodotto   dove l’ha acquistato e a che prezzo, se l’acquisto è stato positivo o solo fonte di problemi.

Come nel caso di Thisnext o Kaboodle, le opportunità offerte da un sito di social shopping vanno dalla possibilità di esprimere feedback sui prodotti alle recensioni, dai consigli sui negozi alla loro geolocalizzazione su una mappa. Uno dei siti di social shopping più frequentati è StyleFeeder che si definisce “il personal shopping engine”. Questo perché è in grado di imparare dalle azioni svolte dall’utente, acquisendo così informazioni sulle sue preferenze per guidarlo verso i prodotti che possono meglio soddisfarlo. Shopwiki mette addirittura a disposizione della community dei suoi utenti una versione mobile. Dal canto suo, Stylehive è uno “style club”, che riunisce persone che amano la moda, il design e, ovviamente, lo shopping.

Ma le “aggregazioni” non si limitano al solo momento dello shopping. In rete esistono infatti anche sistemi di social bookmarking e di condivisione di wish list, motori di ricerca personali e molto altro ancora. A fronte di questa situazione, le comunità online rivestono un ruolo sempre più rilevante nell’indirizzare le scelte strategiche delle aziende e nella definizione dell’evoluzione dei prodotti. I siti di social shopping permettono di avere molteplici analisi, precise e accurate, di servizi e prodotti in tempi brevissimi, spesso corredate dalla possibilità di confrontare offerte simili ma di produttori differenti. Risulta quindi indispensabile che un’azienda fornisca sempre informazioni precise e assolutamente veritiere sui propri prodotti.

Un altro spetto molto importante è il brand. Se un prodotto di qualità molto apprezzato viene associato a un marchio con una reputazione dubbia, perché per esempio collegato in qualche modo con lo sfruttamento del lavoro minorile, Internet lo penalizza con un giudizio altamente negativo. I siti etici di social shopping, che sono molto attenti a questi aspetti, possono arrivare addirittura a bandirlo dalle loro classifiche.

Va da sé che un attento controllo dei feedback che arrivano dai siti di social shopping può fornire risultati molto interessanti e aiutare a migliorare la qualità dei prodotti e dei servizi offerti. In effetti, già oggi per diverse aziende la frequentazione delle comunità online, assimilabili a vere e proprie aggregazioni di tester, è diventato il miglior modo di scoprire i difetti dei propri prodotti e di acquisire suggerimenti per gli sviluppi futuri.

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