Vendere grazie a Facebook: i casi Privala e Levi’s

di Andrea Boscaro

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Dare una ragione agli utenti per innescare la viralità è il segreto per vendere su Facebook: il passaparola rimane il miglior strumento di marketing.

Con 18 milioni di italiani registrati a Facebook, è impellente per un’azienda che vende online riflettere in profondità sulle attività che il social network offre per sviluppare il proprio business catturandone l’essenza di “piazza virtuale” (o reale?) dove gli utenti conversano, condividono opinioni, raccomandazioni, preferenze. Del resto ricordiamo i risultati dell’Osservatorio Multicanalità di Nielsen: 11,8 milioni di italiani (gli “Open Minded”) assumono informazioni su più mezzi mentre altri 8,6 milioni (i “Reloaded”) si fanno parte attiva in discussioni online.

La soluzione più semplice – la pagina e gli spazi tabellari – certo rivestono un ruolo importante tanto dal punto di vista del presidio del canale quanto dal punto di vista degli effetti collaterali – SEO da un lato e di traffic acquisition per il sito dall’altro – ma è indubbio che il tempo speso sulla piattaforma e l’utilizzo personale e partecipativo che vien fatto ci portano ad immaginare forme nuove e più efficaci di integrazione con la nostra proposizione di valore.

Abbiamo parlato in altre occasioni dell’importanza della reputazione digitale che su Facebook, così come su altri social media, è necessario monitorare e gestire con grande attenzione. Inoltre abbiamo più volte sottolineato come la dimensione promozionale sia la prima che si presta ad essere condivisa dagli utenti in una logica di viralità, caratteristica che ben si sposa con con la fluidità con cui le informazioni circolano in questo ambito.

Qui preme invece sottolinare due altri aspetti che sono rilevanti nel marketing mix di un piano di social media marketing. In primo luogo, dobbiamo sempre pensare al valore aggiunto che vogliamo dare ai nostri “likers” tanto dal punto di vista del contenuto esclusivo quanto dal punto di vista del servizio che forniremo.

È un ottimo esempio in questo senso Privalia, uno dei leader nel settore delle vendite private che sulla propria pagina Facebook offre ai suoi likers l’anteprima delle vendite che il giorno dopo saranno disponibili sul sito: se pensiamo a quanto l’esclusività, la dimensione dell’acquisto d’impulso e la rapidità con cui è necessario presentarsi onlione per catturare l’offerta su questo tipo di siti, allora è facile capire il successo in termini di propagazione che l’iniziativa di Privalia ha avuto.

Un altro buon esempio è dato da Levi’s che si è avvalsa del social plugin di Facebook Connect per rendere evidente la preferenza che i nostri amici – proprio loro – hanno espresso nei confronti dei prodotti del Levi’s Store all’interno del sito stesso di Levi’s e grazie al sistema di profilazione di Facebook. Tale integrazione non solo sottolinea le raccomandazioni del nostro circuito di contatti sul sito della marca, ma garantisce anche una visibilità addizionale sulla nostra bacheca perchè circolerà l’informazione, man mano che ha luogo, che un nostro amico ha espresso il suo consenso nei confronti di un capo d’abbigliamento Levi’s.

Digital reputation quindi e viralità: due caratteristiche importantissime tenendo presente quel curioso, ma verissimo parallelismo, secondo il quale grazie ai social media il marketing odierno è sempre più simile al marketing degli anni ’50 dove il passaparola ed il circuito dei contatti era al centro delle decisioni dei consumatori.