Crisi: le aziende pagano sempre più tardi (quando lo fanno)

di Andrea Barbieri Carones

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Sono in aumento i mancati pagamenti da parte delle aziende italiane, che in media devono attendere 107 giorni prima di incassare i propri crediti.

Con la crisi le imprese italiane ritardano sempre più i pagamenti verso le aziende fornitrici fino a toccare il poco invidiabile record europeo di 107 giorni medi tra la consegna di un prodotto – o l’erogazione di un servizio – e l’incasso da parte di chi lo ha venduto. Una cifra che non trova eguali in Europa, visto che basta superare le Alpi per vedere che in Germania tale limite di tempo scende a una media impensabile (per noi italiani) di 23 giorni, che in Francia sale a 53 giorni e che nelle economicamente in crisi Spagna e Portogallo tale arco di tempo è in media di 80 e di 83 giorni.

I dati provengono dal rapporto Analisi sui Pagamenti delle Imprese Italiane effettuato da Euler Hermes (Allianz), azienda specializzata nell’assicurazione crediti e fra i leader nel mercato delle cauzioni e del recupero crediti commerciali. questo gruppo ha anche previsto che nel corso del 2012 i tempi per i pagamenti si allungheranno ulteriormente, costringendo le imprese a cercare nuove fonti di finanziamento. In peggioramento anche l’indice di frequenza dei mancati pagamenti, che nel primo semestre è salito del 32% (per l’export l’aumento è “solo” del 10%).

“Nel corso di quest’anno, in Paesi come Germania e Polonia i tempi di pagamento si ridurranno mentre in quelli più a rischio – come Italia, Spagna e Portogallo – le cose andranno in direzione opposta” dice il rapporto.

A proposito di fonti di finanziamento, si vede che nel nostro Paese la dilazione media nei pagamenti che i fornitori danno alle imprese clienti è di 83 giorni, mentre l’effettivo pagamento – come detto – tocca i 107 giorni. Ne deriva che questo gap tra richiesta e incasso finale (24 giorni) va coperto con altre entrate.

“Gli indici di frequenza e di severità dei mancati pagamenti riferiti ai primi 6 mesi del 2012 rivelano un mercato interno ancora negativo ma in lieve miglioramento (specie sotto il profilo della severità, che è aumentata del 4%) indica che la crisi ha già prodotto una vasta “scrematura” delle aziende in sofferenza; un mercato export in peggioramento sul versante delle frequenze e in miglioramento su quello della severità (che indica l’importo medio dei mancati pagamenti), segno che la crisi si sta spostando in questo caso proprio verso le imprese con fatturati di minore rilevanza”.

”I mancati pagamenti in Italia proseguono il trend di crescita anche nel primo semestre 2012 nonostante l’incremento sia in lieve rallentamento rispetto ai dati del primo trimestre dell’anno” ha commentato Michele Pignotti, capo della Regione Paesi Mediterranei, Africa & Middle East di Euler Hermes e country manager di Euler Hermes Italia. “Questa lieve attenuazione del fenomeno è legata agli effetti che la crisi ha già prodotto tra le imprese, alcune delle quali hanno superato la forte selezione imposta dal mercato e sono riuscite a ridurne l’impatto”.

Andando a vedere i singoli comparti, si vede che a passarsela particolarmente male è il settore delle costruzioni, seguito dall’alimentare e dall’agricoltura. Nel primo caso, la crisi c’è da diversi anni; nel secondo si sconta un calo dei consumi mentre nel terzo – pur dopo anni di depressione – nel primo trimestre 2012 è l’unica componente del Pil con variazione positiva.

“Tra i settori in miglioramento – specifica il rapporto – per la frequenza sul mercato interno segnaliamo cuoio e pellame e chimica, che hanno già scontato nei mesi passati l’impatto più forte della crisi. Le calzature soffrono il momento difficile del dettaglio mentre meccanica, mobili e siderurgia, le cui forniture sono di importo più elevato, riscontrano un miglioramento della severità. Bene sotto questo profilo anche il settore della carta. Il comparto moda presenta 3 indici su 4 (tra interno ed export) in miglioramento per tessile e maglieria rispetto all’unico dell’abbigliamento, segno che qualche schiarita si comincia ad intravvedere a monte della filiera. I mobili, che hanno costruito le proprie fortune sul dinamismo delle vendite all’estero, stanno incontrando problemi per farsi pagare proprio su questi mercati. Più selettivo all’estero, sotto il profilo della severità, il comparto meccanico”.

Guardando le singole regioni, solo in Friuli Venezia Giulia non aumentano i mancati pagamenti. Particolarmente male, Liguria, Marche e Basilicata. Molto male invece per entrambi gli indicatori dell’Emilia Romagna (probabilmente per gli effetti del dopo terremoto), mentre Molise e Calabria non riescono ad uscire da uno stato di profonda depressione economica. Negativi i dati anche della Lombardia.

 

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