La Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia per non aver allineato il regime forfetario concesso alle Partite IVA italiane alle normative europee: l’accesso alle semplificazioni fiscali esclude i residenti di altri Stati Membri della UE o dello Spazio Economico Europeo.
Il problema è dunque la mancata conformità normativa sulla disparità di trattamento tra contribuenti italiani e residenti in altri Stati membri.
Forfettari: il problema sollevato da Bruxelles
Secondo la Commissione Europea, l’Italia ha creato una disparità di trattamento tra i contribuenti italiani e quelli residenti in altri Stati membri dell’UE/SEE, escludendo quest’ultimi dal regime fiscale forfetario, a meno che almeno il 75% del loro reddito totale derivi dall’Italia.
Non solo: le Partite IVA italiane che operano all’estero potrebbero trovarsi a dover affrontare un trattamento fiscale più gravoso rispetto a quanto previsto dal regime forfetario. Questi contribuenti, infatti, sarebbero soggetti al regime IRPEF, con aliquote più alte e requisiti di conformità più complessi, rendendo il sistema fiscale italiano meno competitivo rispetto agli altri Paesi europei.
Di fatto, mentre il regime forfetario è applicabile ai contribuenti residenti in Italia che soddisfano determinate condizioni, i contribuenti che risiedono all’estero sono generalmente sottoposti al regime IRPEF, che prevede obblighi di conformità più gravosi e aliquote fiscali più elevate.
La Commissione ha quindi inviato una lettera di costituzione in mora all’Italia, invitando il Paese a colmare questa lacuna entro due mesi. Se l’Italia non risponderà adeguatamente, Bruxelles potrà procedere con l’emissione di un parere motivato, che potrebbe sfociare in una decisione definitiva e sanzioni.
Cosa cambia con la procedura di infrazione
L’Italia ha ora due mesi per rispondere alle richieste della Commissione, fornendo soluzioni per adeguarsi alle normative europee e garantire maggiore equità tra i contribuenti. In caso contrario, la Commissione potrebbe infatti procedere con ulteriori azioni legali, che potrebbero comportare sanzioni per il nostro Paese.
La procedura di infrazione potrebbe fornire l’occasione per rivedere il regime fiscale e renderlo più conforme alle normative europee, con una riforma ampia che riguardi Partite IVA e imprese a beneficio dell’attrattività dell’Italia come destinazione per gli investitori internazionali.
Il primo passo deve però essere quello di risponderà alle richieste della Commissione UE: se il Governo riuscirà a rimediare alle lacune normative evidenziate, eviterà le relative sanzioni.