Partite IVA: stretta su forfettari e flat tax

di Barbara Weisz

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Macigno sulle Partite IVA in regime forfettario: tornano i vecchi paletti del regime dei minimi e si introducono nuovi obblighi: cosa tresta e cosa cambia nel 2020, in base alla manovra e al decreto fiscale collegato.

Marcia indietro rispetto alle strategie fiscali impostate lo scorso anno per le Partite IVA: freni alla flat tax (che ha esteso il regime forfettario fino a 65mila euro di ricavi), ritorno alla determinazione del reddito in via analitica, paletti relativi a beni strumentali e collaboratori, nuovi obblighi di fatturazione elettronica per ricavi superiori a 30mila euro.

I primi dettagli sono contenuti nel testo del DPB (Documento Programmatico di Bilancio 2020 ) che il Governo ha approvato insieme a manovra economica e al Decreto Fiscale collegato.

In pratica, viene riproposta buona parte della regolamentazione sul vecchio regime dei minimi (con la sola differenza della soglia massima di ingresso a 65mila euro) e si introducono anche ulteriori obblighi.

=> I conti della manovra 2020: tutti i numeri

Flat tax

Innanzitutto, viene abrogata la flat tax al 20% per Partite IVA con redditi compresi fra 65mila e 100mila euro. Si tratta di una misura che avrebbe dovuto entrare in vigore da gennaio 2020 e che invece non sarà applicata.

Ma la stretta vera e propria riguarda coloro che già nel 2019 hanno scelto la flat tax al 15% e che quindi sono in regime forfettario. Nel DPB si legge:

vengono rivisti i parametri del regime dei minimi con limiti di spese personale 20mila euro, limite beni strumentali 20mila euro, regime analitico determinazione reddito, regime premiale fatturazione elettronica, esclusione se reddito superiore a 30mila euro.

Requisiti Forfettari

Dunque, cambiamenti sostanziali rispetto all’attuale regime forfettario, con nuove rigidità nella determinazione del reddito e la reintroduzione di una serie di limiti, che erano stati aboliti.

Per rientrare nel regime forfettario non si possono acquistare beni strumentali per cifre superiori a 20mila euro (vecchia norma del regime dei minimi ripristinata), e pagare compensi a collaboratori e dipendenti sempre oltre i 20mila euro (il vecchio regime dei minimi fissava il tetto a 5mila euro annui).

Viene meno anche buona parte della semplificazione garantita dall’applicazione del regime forfettario, perché torna la determinazione analitica del reddito: bisognerà quindi conservare la documentazione e basarsi su costi-ricavi.

Nuovi obblighi

Il Decreto Fiscale collegato al Ddl Bilancio dovrebbe inoltre prevedere un nuovo obbligo di conto corrente dedicato all’attività.

E non si esclude che venga ripristinata anche la vecchia esclusione per coloro che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati di importo superiore a 30mila euro.

Infine, nuovi obblighi di fatturazione elettronica per i forfettari. Resta un regime di esclusione, ma solo fino a 30mila euro.

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