Scudo fiscale: 300 mld di Euro potenzialmente rimpatriabili

di Emanuele Menietti

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Sono circa 300 i miliardi di Euro detenuti illecitamente all'estero che potrebbero essere rimpatriati attraverso lo scudo fiscale. Intanto la polemica parlamentare non si placa e si parla di fiducia per il provvedimento

Potrebbero ammontare a 300 miliardi di Euro i patrimoni esportati illecitamente all’estero dagli italiani. La stima preliminare sull’entità dei fondi detenuti illegalmente al di fuori dell’Italia è stata da poco comunicata in una nota dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza. Secondo i primi dati, una cifra simile potrebbe consentire allo Stato di recuperare alcuni miliardi di Euro attraverso il discusso scudo fiscale.

Stando alle prime informazioni fornite dall’Agenzia e dalle fiamme gialle sulla base dei dati Ocse, dei 300 miliardi di Euro all’estero, ben 86 miliardi si troverebbero in Lussemburgo e oltre 125 miliardi in territorio Svizzero. La procedura di rientro “protetto” dei capitali all’estero potrebbe far dunque riferimento a un grande potenziale, tale da consentire la generazione di consistenti entrate per il fisco. Chi deciderà di aderire all’operazione dovrà infatti versare un’aliquota pari al 5% sulla quota di denaro riportato in Italia.

Salvo cambiamenti di programma, la circolare definitiva dell’Agenzia dell’Entrate con tutti i dettagli per aderire allo scudo fiscale sarà pubblicata nel corso delle prossima settimana, ma le polemiche intorno al provvedimento non si placano. Compreso nel pacchetto di misure correttive per l’ultimo decreto legge anticrisi del Governo, lo scudo è in questi giorni al vaglio del Parlamento e comprende alcune importanti novità – come l’allargamento ai reati tributari tra i quali spicca il falso in bilancio – poco gradite dall’opposizione.

Secondo il Partito Democratico, il provvedimento offre un messaggio sbagliato ai contribuenti e tende a premiare chi si è comportato disonestamente ammassando patrimoni non dichiarati fuori dai confini nazionali. Ancor più netta la presa di posizione dell’Italia dei Valori che, attraverso le parole del proprio leader Di Pietro, ha definito l’operazione un “riciclaggio di Stato” e ha pubblicamente invitato il presidente Napolitano a non firmare la legge che a breve dovrebbe giungere sulla sua scrivania per la ratifica finale.

I rilievi dell’opposizione non sembrano aver scalfito la determinazione della maggioranza, che fino a ora ha difeso con convinzione lo scudo fiscale e l’aggiunta delle norme sui reati tributari con pochi distinguo. L’iter parlamentare sembra essere dunque segnato. Secondo alcune indiscrezioni, per sveltire ulteriormente i tempi e blindare il provvedimento, il Governo potrebbe decidere di porre la fiducia nella giornata di domani. Una eventualità che sembra confermare quanto dichiarato dal sottosegretario al Tesoro, Luigi Casero: «Pensiamo che entro giovedì il provvedimento sarà chiuso».

In attesa degli ultimi sviluppi parlamentari, nel corso di un convegno organizzato dalla Guardia di Finanza, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha espresso il proprio ottimismo sulla possibilià di mettere seriamente in crisi lo schema che consentiva di sfruttare i paradisi fiscali: «Come messo in luce, infatti, dai leader del G20 riunitisi a Londra lo scorso aprile e dal recente incontro dell’Ocse a Città del Messico, il segreto bancario, ai fini fiscali, è finito; una maggiore cooperazione internazionale in tema di trasparenza e scambio di informazioni è testimoniata sia dal fatto che sono sempre di più i Paesi che si allineano agli standard dell’Ocse, sia che sono in crescita degli Stati che firmano accordi e convenzioni». Dichiarazioni destinate a sollevare nuovi interrogativi e considerazioni sull’efficacia e l’utilità del discusso scudo fiscale.

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