ABI contesta i dati UE: i conti correnti italiani costano 107 Euro

di Emanuele Menietti

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L'Associazione Bancaria Italiana contesta i dati sui costi dei conti correnti da poco pubblicati dall'Unione Europea. Per ABI la gestione annuale di un conto costa ai clienti mediamente 107 Euro e non i 253 Euro stimati dall'UE

Il costo dei conti correnti in Italia non è il più alto d’Europa. Non sembra avere dubbi in proposito il direttore generale dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI), Giovanni Sabatini, intervenuto a margine dei lavori del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale a Istanbul per commentare i dati da poco diffusi dall’Unione Europea sul costo dei conti correnti. Secondo il responsabile dell’ABI, infatti, il costo medio annuo per un conto in Italia sarebbe ben distante dai 253 Euro identificati dall’indagine realizzata in ambito europeo.

Pubblicato lo scorso 22 settembre, il rapporto commissionato dal commissario per la tutela dei consumatori, Meglena Kuneva, ha indicato il nostro paese come lo Stato membro più caro sul fronte della gestione di un conto corrente. Secondo l’indagine, infatti, un conto italiano costa all’anno mediamente 253 Euro, contro i 178 richiesti in Spagna, i 154 Euro in Francia, 1 103 Euro per un conto in Gran Bretagna e gli 89 Euro della Germania. Una sostanziale bocciatura per il sistema bancario italiano e non solo per i costi dei conti correnti.

L’analisi, basata su uno studio commissionato alla Van Dijk Management e a Ceps, ha inoltre messo in evidenza l’assenza di un sistema informativo chiaro e trasparente per i clienti. Secondo il rapporto, le tariffe bancarie per i conti italiani non sarebbero presentate in maniera sufficientemente chiara, portando a evidenti svantaggi per i consumatori e per la loro possibilità di scelta. «È stato necessario contattare direttamente oltre il 90% delle banche comprese nella ricerca per avere maggiori dettagli sulle informazioni offerte dai loro siti Internet» si legge nel rapporto, che ricorda poi come nel nostro paese solamente il 9% dei consumatori abbia spostato il proprio conto nel corso degli ultimi anni a causa dell’assenza di informazioni chiare e accessibili sui costi per la migrazione.

Accuse respinte con fermezza dall’ABI attraverso il proprio presidente Corrado Faissola [pdf] e nelle ultime ore nel corso del meeting di Istanbul. Secondo Sabatini, infatti, le stime fornite in ambito europeo sarebbero del tutto fuorvianti perché slegate dalle tipicità nazionali presenti sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta dei servizi bancari. Il direttore generale dell’Associazione ha poi ribadito quanto espresso recentemente in una lettera inviata direttamente a Meglena Kuneva e tesa a suggerire al commissario l’adozione di metodologie alternative di calcolo per i rapporti sui costi dei conti.

Seguendo i parametri di analisi suggeriti dall’ABI, commisurati principalmente alla realtà italiana, il costo medio annuo di un conto corrente in Italia passa dai 253 Euro stimati dall’Europa a circa 107 Euro, una cifra distante anche dagli ultimi calcoli realizzati dalla Banca d’Italia. «Noi, dopo la pubblicazione della lettera della Federazione bancaria europea, abbiamo ritenuto necessario precisare alcuni aspetti importanti che sono stati completamente trascurati dallo studio rispetto alla situazione specifica del mercato italiano. Secondo i nostri calcoli, un conto corrente in media in Italia costa 107 Euro all’anno mentre la Banca d’Italia lo aveva calcolato attorno ai 114 Euro» ha dichiarato Sabatini.

La discrepanza tra il rapporto fornito in sede europea e i dati diffusi dall’ABI sarebbe principalmente dovuta alla sottovalutazione di alcune criticità da parte degli analisti delle società di consulenza interpellate dalla Kuneva. Tra queste spiccano lo strumento dello scoperto di conto corrente, privilegiato sul mercato bancario italiano rispetto a soluzioni alternative maggiormente diffuse nel resto del vecchio continente, il calcolo del prezzo per i “prodotti a pacchetto” e la classificazione stessa dei prodotti bancari offerti ai consumatori e al ramo business.

ABI contesta inoltre al rapporto europeo di non aver tenuto in considerazione le iniziative a supporto dei clienti come le linee guida sulla trasparenza imposte dalla Banca d’Italia e l’operazione Patti Chiari. Il sito web dell’iniziativa, a detta di Sabatini, è infatti in grado di fornire informazioni e dati precisi su oltre 700 differenti soluzioni bancarie per le più disparate esigenze dei consumatori. Il motore di ricerca del sistema consente di effettuare confronti tra le offerte delle diverse banche attive in Italia, rendendo più semplice la selezione del pacchetto di prodotti bancari maggiormente vantaggiosi per le proprie esigenze.

«La Kuneva non considera questa caratteristica del mercato italiano quando poi nel suo rapporto raccomanda proprio di mettere sui siti delle banche meccanismi che consentano di fare il confronto tra differenti prodotti» ha concluso il direttore generale dell’ABI, rimandando sostanzialmente al mittente i rilievi formulati in sede europea sulla scarsa trasparenza del settore in Italia.