Effetti della crisi per PMI e famiglie alleviati dalle BCC, parola di Draghi

di Emanuele Menietti

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Secondo il governatore di Bankitalia, le BCC avrebbero fornito un importante contributo nell'alleviare gli effetti della crisi per le piccole e medie imprese e per le famiglie

Senza le piccole banche e il credito cooperativo (BCC) le conseguenze della crisi per molte famiglie e piccole medie imprese sarebbero state sensibilmente più gravi. Non sembra avere molti dubbi in proposito il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, intervenuto nel corso della giornata di ieri alle celebrazioni per i 50 anni di CrediUmbria, giunto a poche settimane di distanza da un altro importante appuntamento legato alle piccole realtà bancarie con il centenario di Federcasse.

«Senza la presenza di una pluralità di piccole banche, e tra queste delle BCC, probabilmente gli effetti sull’offerta di prestiti alle piccole e medie imprese sarebbero stati più restrittivi e la concorrenza nei mercati locali del credito meno vivace. Le conseguenze della crisi attuale sarebbero più severe per un numero rilevante di famiglie e di piccole e media imprese» ha dichiarato Draghi nel corso del proprio intervento [pdf], ricordando l’importante ruolo svolto dal credito cooperativo nel fornire importanti risorse per le PMI e i nuclei familiari alle prese con i difficili effetti della crisi economica.

«Nel corso dell’ultimo anno, di fronte alle straordinarie difficoltà che il nostro sistema produttivo ha dovuto fronteggiare, ho più volte ripetuto che le sorti delle nostre imprese migliori dipendono anche dalla capacità dei banchieri di valutare e selezionare il merito di credito con prudenza unita a lungimiranza» ha poi aggiungo il governatore. Secondo Draghi, tali strategie non devono essere assunte solamente dalle grandi banche, ma anche dalle realtà più piccole e presenti sul territorio come le BCC. Nei confronti del credito cooperativo, il numero uno di Bankitalia ha confermato la propria fiducia premendo per un utilizzo consapevole e oculato degli strumenti utili per l’erogazione del credito e per la creazione del risparmio.

Affermazioni in sostanziale sintonia con le dichiarazioni fornite dal presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, sempre nell’ambito dell’incontro tenutosi a Città della Pieve per i 50 anni di CrediUmbria. «Di fronte alla crisi le BCC hanno continuato ad erogare credito, sostenendo le esigenze delle famiglie e delle imprese, ed hanno messo in atto una serie di interventi originali a favore dell’economia del territorio: dalla sospensione delle rate di mutuo alle agevolazioni per l’accesso al credito per PMI e famiglie, dal sostegno alle imprese per il pagamento delle tredicesime all’anticipo della cassa integrazione, agli accordi di microcredito» ha dichiarato Azzi nel corso del proprio intervento.

Il primo responsabile di Federcasse ha ricordato come nel 95% dei casi, le imprese italiane siano micro aziende, ovvero realtà produttive che necessitano di reti «che coniughino le virtù del piccolo ed i vantaggi del grande, la flessibilità e le economie di scala». Per rispondere a tali istanze, le BCC dovranno attivare quanto prima alcuni processi di ottimizzazione tesi a rendere la loro rete maggiormente presente, un punto di riferimento affidabile per le piccole imprese. Un network in grado di rispondere alle istanze del territorio, ma al tempo stesso in grado di fare massa critica e di ampliare i propri spazi sui mercati per una nuova crescita del comparto.

«Il modello di fare banca delle BCC ha ottenuto in questi anni, non soltanto nell’ultimo anno e mezzo in conseguenza della crisi, un crescente riconoscimento di mercato. Nell’ultimo decennio i soci sono aumentati di circa l’80%, passando da 557mila a quasi un milione» ha infine aggiunto Azzi, ricordando come le banche abbiano in molti casi ampliato le loro dimensioni. Una banca BCC può ora contare su una media di 10 sportelli e un numero di dipendenti intorno alla settantina, appena dieci anni fa gli sportelli erano mediamente 5 e il numero di dipendenti intorno alle 42 unità.

Stando ai dati forniti da Federcasse, le quote di mercato sono aumentate di circa 2,6 punti percentuali sul fronte degli impieghi e di oltre 2 punti sul lato della raccolta. Il rapporto tra impieghi e depositi è aumentato di ben 15 punti in una decina di anni, passando dal 70% all’attuale 85%. Risultati che hanno portato a un progressivo aumento degli sportelli (+45%) e degli impiegati (+40%), a fronte di una riduzione media dei posti di lavoro pari al 4% nelle altre tipologie di banche.

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