Lavoro flessibile: aziende favorevoli, ma tante le difficoltà

di Teresa Barone

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Flessibilità sul lavoro: a che punto siamo? Le aziende ne riconoscono i vantaggi, ma non mancano le difficoltà normative e tecnologiche.

Un lavoro flessibile, che vada incontro alle esigenze dei dipendenti e che rappresenti una concreta forma di conciliazione tra professione e vita privata, è senza dubbio il desiderio di molti lavoratori. Ma cosa pensano le aziende a riguardo? Quali politiche mettono in atto per consentire una maggiore soddisfazione del personale?

Una ricerca condotta da Microsoft risponde a questi interrogativi analizzando le esigenze delle aziende e dei lavoratori in merito alla flessibilità sul lavoro, verificando anche le effettive potenzialità di questa forma di welfare e in quali ambiti ha maggiori possibilità di essere applicata a beneficio dei dipendenti. Dall’indagine, condotta da Vanson Bourne su un campione di manager provenienti da 15 Paesi europei, scaturisce una maggiore apertura delle aziende verso la concessione di maggiore flessibilità, anche se sono ancora limitati gli ambiti nei quali viene applicata, a causa sia di una latente diffidenza da parte dei datori di lavoro, sia delle difficoltà burocratiche.

Per quanto riguarda l’Italia, il 64% delle aziende prese in esame dalla ricerca ammette l’importanza del lavoro flessibile, fondamentale per aumentare la produttività e la soddisfazione dei lavoratori, e sale al 68% la percentuale delle imprese che dichiara di applicare questa tipologia di prestazione professionale, mentre il 71% afferma di non avere difficoltà nel metterla in pratica.

Sono cifre importanti, tuttavia sembrano contrastare con le opinioni e la realtà vissuta dagli stessi lavoratori, dei quali solo il 49% dichiara di usufruire di una qualche forma di flessibilità in ufficio. La causa di questa lacuna và ricercata nelle difficoltà normative che spesso ostacolano le aziende impedendo l’attivazione di orari di lavoro maggiormente elastici, e limitando le opportunità di telelavoro.

A essere carenti, inoltre, sono anche le discipline normative ad hoc, mentre esistono ancora concrete barriere di tipo tecnologico e mancano precise regole di sicurezza, privacy e conformità, come ha dichiarato Silvia Candiani, direttore Marketing & Operations di Microsoft Italia: “Le imprese che riscuoteranno successo in futuro saranno quelle che abbatteranno le barriere tra le persone, i luoghi di lavoro e le tecnologie e doteranno i loro collaboratori dei mezzi necessari per essere produttivi e creativi, ovunque si trovino. La sfida principale delle organizzazioni è quella di mettere le persone al centro dei processi e costruire ambienti di lavoro sempre più fondati su valori quali fiducia, responsabilità, orientamento agli obiettivi e motivazione“.