Fiat condannata per discriminazione sindacale: ricorso in arrivo

di Teresa Barone

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Fiat dovrà riassumere 145 operai Fiom: una sentenza del giudice accoglie le accuse di discriminazione da parte dell'azienda, che annuncia ricorso.

Un comportamento discriminatorio nei confronti dei lavoratori iscritti alla Fiom è costato alla Fiat un’amara condanna da parte del giudice del lavoro di Roma: un’accusa scaturita dal ricorso avanzato dal sindacato per conto degli operai attivi nello stabilimento di Pomigliano, esclusi dalla riassunzione nella Newco proprio a causa dell’appartenenza alla sigla.

Fiat dovrà quindi provvedere all’assunzione di 145 operai della Fiom, secondo quanto deciso dal giudice, che evidentemente ha riconosciuto nell’azione del Lingotto un caso di discriminazione sul lavoro ai danni dei lavoratori operativi nello stabilimento campano. Secondo quanto affermato dalla Cgil, infatti, sui 2200 dipendenti del distaccamento nessuno sembra essere iscritto alla federazione dei metallurgici.

Una sentenza che pesa senza dubbio sulle spalle dell’azienda torinese – il ricorso sarà presentato entro 30 giorni – ma che ha anche provocato le inevitabili repliche sia da parte degli esponenti del governo sia delle stesse sigle sindacali. Elsa Fornero, a capo del dicastero del Lavoro, ha esortato alla cautela nel dare giudizi: “Direi che mi pare di dovermi attenere alla buona pratica secondo cui, prima di commentare, bisogna vedere il dispositivo. Ho visto solo un’agenzia, non so neanche quanti lavoratori siano coinvolti. E’ improprio commentare così a caldo questa notizia“.

Più diretti i commenti del segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, il quale ha chiarito come la sentenza rappresenti un precedente importante ma, allo stesso tempo, non sia sufficiente per garantire la piena tutela agli operai dello stabilimento: “La sentenza sana una ferita ma non risolve i problemi complessivi aperti perché come vengono garantite le tutele e i diritti dei lavoratori a Pomigliano devono essere garantiti in tutti gli stabilimenti Fiat“. Alla base della condanna subita dall’azienda guidata da Sergio Marchionne, inoltre, ci sarebbe la necessità di garantire il diritto dei lavoratori di scegliere in piena libertà il sindacato a cui affidarsi, senza temere ripercussioni, come ha sottolineato il segretario nazionale della Fiom Giorgio Airaudo.

Da parte della leader della Cgil Susanna Camusso sono invece arrivate parole di critica nei confronti dell’azienda automobilistica, che ha ribadito come il Gruppo si basi su un “modello autoritario che vuole cancellare il sindacato in ragione della critica al suo modello organizzativo“.