Richard Ginori dichiara fallimento

di Teresa Barone

scritto il

Chiude la fabbrica di porcellane più famosa della penisola: Richard Ginori dichiara fallimento, mentre oltre 300 lavoratori protestano a Firenze.

La storica azienda toscana produttrice di porcellane ha dichiarato fallimento: si chiudono infatti i battenti della Richard Ginori, fondata nel 1735, con la sentenza del Tribunale di Firenze che non ha concesso l’ammissione al concordato preventivo.

=> Crisi: chiuse 1000 aziende al giorno

In seguito alle gravi perdite che hanno segnato il fatturato dell’azienda nel 2011, i vertici hanno optato per la liquidazione già a partire dallo scorso maggio, tuttavia la strada del concordato preventivo non ha portato ad alcuna soluzione. Intanto, sono 314 i lavoratori lasciati a casa e in cassa integrazione da agosto, e una parte di essi ha organizzato una protesta davanti al Palazzo di Giustizia di Firenze.

=> Record di fallimenti nel 2012

Il prossimo passo è l’avvio di una fase di esercizio provvisorio che durerà tre mesi, nel corso dei quali sarà studiato un nuovo bando pubblico finalizzato a rilevare il marchio e gli stessi stabilimenti. Un certo interesse è stato manifestato sia da Lenox-Apulum sia da Sambonet.

Garantire la continuità aziendale è al momento l’obbiettivo primario, come sottolineato dal curatore fallimentare nominato dal Tribunale, Andrea Spignoli, mentre il mondo politico si sta mobilitando a favore della forza lavoro in difficoltà. Monica Sgherri, capogruppo della Federazione della Sinistra – Verdi all’interno del Consiglio Regionale, ha infatti evidenziato come l’esito drammatico della vicenda sia decisamente lontano dalle premesse iniziali: “Esprimo sentita solidarietà ai lavoratori di Richard Ginori, colpiti duramente dalla sentenza del Tribunale di Firenze che – dichiarando, a quanto appreso, il fallimento dell’azienda – rompe in maniera inspiegabile un percorso che sembrava portare ad un esito positivo della vicenda; si erano infatti trovati acquirenti con risorse necessarie alla ripresa produttiva e dunque per il mantenimento del sito e dell’occupazione“.